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Primarie in puglia: ha vinto l’acqua bene comune

<p>Nichi Vendola e Francesco Boccia </p>

Nichi Vendola (a sinistra) e Francesco Boccia

Alle primarie per l’elezione del candidato presidente alla Regione Puglia, per il centrosinistra, ha vinto il presidente uscente Nichi Vendola, surclassando l’avversario che la coalizione aveva proposto, l’economista Francesco Boccia. I risultati arrivati dagli oltre 200 seggi sparsi in tutta la regione, con quasi 200mila votanti sono la conferma di un successo netto e inequivocabile di Vendola, con il 73% contro il 27% di Boccia. Con Vendola ha vinto la politica della «lotta contro le grandi minacce all’ambiente pugliese, del rigassificatore a Brindisi, della piattaforma petrolifera a Monopoli, del raddoppio degli impianti di raffinazione dell’Eni a Taranto, delle centrali nucleari in Puglia». «Dobbiamo parlare di difesa dei beni comuni – ha detto ancora Vendola a risultato acquisito – dei diritti fondamentali dei cittadini». La battaglia per la candidatura, però, non si è combattuta solo sul terreno politico. Infatti, i due candidati si sono espressi su posizioni opposte anche rispetto al tema fondamentale dell’acqua e della gestione dei servizi idrici.

<p>acqua bene comune</p>

acqua bene comune

L’acqua è un bene comune e il suo accesso costituisce un diritto umano inalienabile. La gestione dell’acqua, nella nostra regione è affidata all’Acquedotto Pugliese, il primo acquedotto d’Europa con una rete di 20.000 km, 400 impianti di sollevamento, più di 300 serbatoi, 161 impianti di depurazione, 20,8 mc/s di portata. Una società per azioni a capitale pubblico, da dieci anni, da quando cioè, nel 1999, il governo D’Alema aveva trasformato l’Ente Autonomo in una società commerciale disciplinata dal diritto privato.

<p>Acquedotto Pugliese - il logo</p>

Acquedotto Pugliese - il logo

L’obiettivo di gestione è quindi il profitto. Questo fine, però, è incompatibile con la gestione dell’«acqua bene comune». Chiariti questi principi, vediamo qual è la posizione dei due avversari. Invocata del ministro Fitto, la privatizzazione dell’AqP è fortemente appoggiata dall’onorevole Boccia secondo cui l’acquedotto deve rimanere una società per azioni che dovrà essere aperta ai privati. Il centrosinistra, non solo regionale, oggi, invece, contesta questa decisione del governo che con la riforma dei servizi pubblici locali ha incassato il via libera definitivo della Camera.

<p>Bari, Palazzo dell'Acquedotto Pugliese - sede centrale </p>

Bari, Palazzo dell'Acquedotto Pugliese - sede centrale

Secondo Nichi Vendola, il servizio idrico è interesse generale, privo di rilevanza economica. Ha, quindi, affermato la necessità di «trasformare l’Acquedotto Pugliese da SpA in soggetto di diritto pubblico con partecipazione sociale al fine di garantire la realizzazione dei suddetti principi» e ha indirizzato il governo regionale su questa rotta. «La battaglia per la (ri)pubblicizzazione dell’acqua in Puglia è una sfida decisiva – ha aggiunto Vendola – io non voglio demonizzare il privato, ma è giusto che un bene pubblico debba essere gestito da un soggetto pubblico».

26 gennaio 2010

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