Primarie Greenpeace, chi sarà ritenuto candidato premier “verde”?

Dopo aver raccolto il parere degli elettori del centro-sinistra sul futuro energetico del Paese, sono stati diffusi i risultati delle primarie Greenpeace. Oltre il 97% si dichiara indisponibile a votare chi continuerà a permettere la costruzione di nuove centrali a carbone o non si impegnerà a ridurre l’utilizzo della fonte più sporca e dannosa per clima; una percentuale identica vincola il proprio sostegno all’impegno, da parte dei leader, a proteggere il Mediterraneo dalle perforazioni petrolifere; oltre il 99%, infine, dichiara che non darà il suo voto a chi non promuoverà concretamente la crescita delle fonti rinnovabili, che proteggono clima, aria e generano occupazione.

«Gli elettori del centrosinistra – afferma Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia – ci hanno detto la loro in maniera molto chiara. Renzi e Bersani, in oltre due settimane, non hanno trovato tempo per rispondere a un semplice questionario (visionabile qui), per mettere 9 crocette e dirci sì o no agli impegni che sollecitiamo loro».

Secondo Greenpeace i dati che emergono da questo sondaggio indicano una netta divaricazione tra la base elettorale e l’atteggiamento dei leader, e questo non solo perché Bersani e Renzi non rispondono all’associazione e ai cittadini che ne hanno sottoscritto la petizione online: il PD in questi anni ha mancato di opporsi a progetti di nuove centrali a carbone e si è fatto addirittura promotore di progetti di espansione di centrali già esistenti, anche contro il parere dei suoi amministratori locali. Ugualmente, il partito di Bersani rappresenta uno dei pilastri del Governo dei tecnici, promotore di una svendita del Mediterraneo alle compagnie petrolifere, sui cui ricavi vi sarà un prelievo fiscale bassissimo.

Intanto al questionario di Greenpeace – dopo Vendola, Puppato, Di Pietro e Samorì – ha risposto anche Giorgia Meloni.

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