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Presidente Monti, salvi anche il nostro “oro blu”

Il Presidente del Consiglio Mario Monti

Martedì 4 settembre alle ore 11.00 nel piazzale antistante l’ex Albergo delle Nazioni (rione Madonnella) al lungomare di Bari saranno presentati, ad Associazioni, Comitati e Movimenti contrari alle trivellazioni petrolifere in Adriatico, i dettagli della manifestazione che si tiene venerdì 7 settembre alle ore 9.00 ai limiti della “zona rossa” predisposta dalla Questura di Bari davanti al teatro Petruzzelli. Il teatro, infatti, per la prima volta, ospita la cerimonia inaugurale della Fiera del Levante, cui interviene in presidente del Consiglio Mario Monti. Motivo della manifestazione di protesta all’arrivo del Primo ministro l’adesione del ministro dell’Ambiente Corrado Clini a ulteriori concessioni governative alla compagnia petrolifera irlandese Petroceltic per la ricerca di idrocarburi nel mare davanti alle Isole Tremiti, mentre la Puglia si aspettava che il governo Monti revocasse tutte le altre concessioni rilasciate dal precedente governo Berlusconi. Il concentramento per quanti interverranno alla dimostrazione di protesta è sotto lo striscione del comitato “23 gennaio 2010 – no petrolio! sì energie rinnovabili”.

Erano già diciannove i titoli minerari quando nel 2010 il primo è stato identificato casualmente e poi sono stati scoperti, grazie anche all’interesse di qualche politico pugliese – come l’onorevole Zazzera cui si deve una interpellanza ministeriale urgente già tre anni fa orsono -, gli altri diciotto permessi di ricerca di idrocarburi, concessi tra le Tremiti in Adriatico (sette) e il Mar Ionio (dodici). E non solo l’irlandese Petroceltic ma anche la Northern Petroleum, l’ENI, la Nautical Petroleum della Transunion Italia e la Shell sono pronte a colonizzare questi mari ancora liberi dagli interessi delle multinazionali.

Una piattaforma petrolifera della Northern petroleum LTD

È vero che il titolo minerario autorizza la multinazionale fare ricerche e solo quell’area, così si dice – tra l’altro, il governo Berlusconi ha fatto approvare la legge n. 99 del 2009 che riduce i tempi autorizzativi -, ma le prospezioni sottomarine cioè la mappatura dei fondali non lasciano l’ambiente marino indenne da impatto ambientale: vedi i nove capodogli morti sulla spiaggia di Peschici (FG), a causa degli air gun, i micidiali cannoni che sparano enormi bolle di aria contro il fondale per misurarne l’eco prodotto dall’urto. Il rumore dell’esplosione delle bolle d’aria, amplificato sott’acqua, è stato nocivo ai cetacei in transito nella zona di mare non lontano dalle Tremiti. Più a sud, di fronte alla costa di Monopoli (BA), nel tratto tra Mola di Bari e Ostuni, vi sono ben sei aree autorizzate alla ricerca di petrolio, tutte l’una accanto all’altra, per un’estensione ciascuna di 750 chilometri quadrati, moltiplicate per sei si ottengono 4.500 Km quadrati, una superficie enorme.

Corrado Clini

Un motivo di non poco conto che spinge le multinazionali all’assalto dei nostri mari sono le bassissime tasse da pagare. Ad ammetterlo sono le stesse compagnie petrolifere, che cedono bassissime royalties perché è il nostro governo che ha deciso di non aumentarle e ammontano appena al 3 per cento per le piattaforme.

Proprio la Petroceltic dice che l’Italia è un buon posto dove fare business: le condizioni fiscali sono favorevoli, i costi di estrazione bassi, non vi sono rischi politici, le infrastrutture sono sviluppate, la competizione è limitata e i produttori possono beneficiare di prezzi elevati per quanto riguarda olio e gas.

“Se il petrolio verrà trovato si deciderà”. Quanto ha detto il ministro Clini, in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno, non lascia presagire nulla di buono: dalle prospezioni alle trivellazioni il passo è breve e se comincia, l’estrazione di petrolio costituisce un danno inevitabile per la nostra marineria che vive di pesca perché, come riportano i dati pubblicati su tutte le riviste specializzate, alla presenza di piattaforme petrolifere corrisponde un’alta rilevanza di incidenti, anche gravi e di sversamenti di idrocarburi. E le navi petroliere? Un’altra raffineria? Alla faccia della Green economy cui grazie anche a interventi del governatore Vendola, la Puglia si è votata.

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