Pre-apertura della caccia in Puglia, avviso alle tortore: si salvi chi può!

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1° e 5 settembre, pre-apertura della caccia in Puglia

Le due giornate del 1° e 5 settembre di pre-apertura della caccia in Puglia accendono le polemiche. WWF e LIPU presentano ricorso – respinto –  al TAR

Si apre oggi la fase preliminare della stagione venatoria in Puglia – che partirà ufficialmente il 19 settembre -, con due giornate (il 1° e il 5 settembre) in cui è autorizzata la caccia a varie specie di uccelli, tra cui ghiandaie, cornacchie grigie e soprattutto tortore, un  uccello schivo e inerme per il  quale  l’Italia rappresenta un importante area di passo nelle sue migrazioni tra l’Europa e  l’Africa.  E su quest’ultima specie si è aperta una battaglia che per ora si è chiusa a favore dei cacciatori: infatti il TAR di Puglia ha respinto il ricorso presentato da alcune associazioni, tra cui il WWF.

Doppiette in azione dunque oggi e il 5 settembre. Ma come sono andati i fatti? E cosa si prevede per il futuro immediato?

Cacciatori in azione in tutta Italia

Prima dei fatti, una doverosa premessa. L’intensa ondata di calore che ha duramente colpito l’Italia e l’Europa avrebbe dovuto indurre i governatori regionali a prendere misure immediate e drastiche per attutirne gli effetti nefasti sulla natura, sull’agricoltura, sulle aree colpite dagli incendi, sugli animali selvatici. Motivo per cui le principali associazioni ambientaliste e animaliste, aveva chiesto alle Regioni, in particolare a quelle maggiormente colpite dagli incendi, di sospendere la caccia per salvaguardare fauna e habitat naturali già pesantemente colpiti e stressati. Ma questo non ha impedito alle regioni di agire diversamente. E se la Toscana dopo anni di preapertura alla caccia alla tortora, quest’anno non la concede, Regione Sardegna ha pubblicato il calendario venatorio solo a fine agosto nonostante la legge quadro sulla caccia del ’92 ne preveda la pubblicazione entro e non oltre il 15 giugno; mentre la Sicilia prima pubblica a fine luglio  il calendario venatorio “ordinario”, poi il 27 agosto (un venerdì)   pubblica  un secondo  decreto di modifica che autorizza la caccia  in  preapertura alla tortora,” per impedire alle associazioni ambientaliste di esercitare nei tempi utili i propri diritti e difendere la fauna selvatica dinanzi al giudice amministrativo.

Ora, cosa è successo in Puglia

Regione Puglia vs  ISPRA, qualcuno fa il sordo

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La tortora è indicata come in precario stato di conservazione

La Regione Puglia, ai primi di giugno, chiede all’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (ISPRA), l’approvazione del calendario venatorio con partenza il 19 settembre 2021, nel quale è previsto l’abbattimento di esemplari di tortora dal 19 settembre al 24 ottobre unicamente da appostamento temporaneo; al tempo stesso la Regione Puglia chiede ad ISPRA di esprimere il proprio parere – che è vincolante –  sulla preapertura della caccia alla tortora, così come fatto nella precedente stagione venatoria per giorni 2,5 e 12 settembre 2020.

Un mese dopo, cioè a luglio ISPRA esprime il proprio parere tecnico, evidenziando che “la Tortora selvatica (Streptopelia turtur) è indicata come in precario stato di conservazione e anche recenti valutazioni per la popolazione nidificante nazionale indicano che la tortora selvatica ha registrato un moderato decremento”e concludendo che “ritiene che debba essere prevista la sospensione del prelievo della specie per la stagione venatoria in esame”. In più l’ISPRA, richiama la  moratoria dell’attività venatoria alla tortora selvatica indicata dal Ministero della Transizione Ecologica, che in ossequio quanto stabilito dalla Commissione europea e in attesa del completamento del piano d’azione europeo sulla specie, “stabiliva che specie di uccelli come la tortora potevano essere cacciate, “purché ciò non pregiudichi la conservazione di queste specie” .

A questo scambio tra la regione Puglia e l’ISPRA si aggiunge a fine giugno una comunicazione – la terza –  del MITE alle Regioni con cui precisa che, in assenza di piano nazionale di gestione della tortora, anche la ipotizzata alternativa di prevedere il prelievo della tortora al 50% in alcune regioni non è praticabile in quanto “allo stato attuale i dati sulla consistenza degli abbattimenti forniti dalla Regioni risultano incompleti, non sono riportate organiche attività di miglioramento ambientale e permane una grave debolezza strutturale nell’attività di vigilanza svolta”.

 La Commissione europea chiede il rendiconto

Ma non finisce qui. Il 15 luglio, la Commissione Europea comunica al Governo italiano che i dati sull’abbattimento della tortora tramessi dalle autorità nazionali e regionali italiane negli anni 2013-2018 sono insufficienti e che sono necessari preventivi interventi di miglioramento ambientale e di vigilanza. E pochi giorni dopo il MITE ribadisce la propria posizione rispetto all’insistenza di alcuni assessori regionali che chiedono di poter autorizzare la caccia alla tortora pur in assenza di piano nazionale di gestione. Inoltre stabilisce che tranne Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria, ove la caccia alla tortora dev’essere assolutamente vietata, nelle restanti regioni italiane il numero di esemplari “cacciabili” debba essere pari al  50% rispetto agli anni precedenti ma “a condizione che venga data esecuzione alle azioni del piano europeo per la tortora e sul punto la Commissione Europea sollecita puntuali rassicurazioni. Alla luce di tali considerazioni si ribadisce che allo stato attuale il prelievo della Tortora selvatica non appare in linea con le previsioni dell’articolo 7 della Direttiva Uccelli”. Tutto questo per impedire che le pre-aperture si trasformino da eccezione in regola.

Il blitz della Regione Puglia

Per tutta risposta il 2 agosto 2021 la Giunta Regionale pugliese con apposita delibera, autorizza “in deroga alle previsioni dell’approvando calendario venatorio” la pre-apertura della caccia alla tortora nei giorni 1 e 5 settembre 2021, con un carniere giornaliero di 5 capi ed un carniere complessivo di 10 capi.

Arriva il ricorso

E’ a questo puto che parte il ricorso al TAR di Puglia di Lipu e WWF (curato dall’avv.to Maurizio Balletta) contro regione Puglia e MITE che non è intervenuto sulla decisione della Regione stessa, nonché la richiesta di sospensione delle due giornate di pre-apertura della stagione, per evitare un danno irreparabile alla specie.

Diversi i motivi del ricorso: anzitutto una certa “autonomia” della Regione rispetto a quanto prescritto livello nazionale ed europeo dalla Direttiva Uccelli, dal momento che non ha attuato alcun intervento preventivo di miglioramento ambientale e di conservazione e vigilanza dello status della tortora selvatica, peraltro già estremamente stressata dall’eccezionale caldo estivo e dagli incendi hanno parzialmente o interamente distrutto boschi e macchia mediterranea, impedendo il reperimento di cibo;  il fatto di essere ricorsi all’escamotage della deroga a quanto già stabilito lo stesso giorno con altra delibera, invertendo il principio cardine dell’ordinamento nazionale secondo il quale l’attività venatoria è consentita purché non contrasti con la conservazione della fauna;  la presentazione da arte della Regione di studi vecchi sugli abbattimenti da cui non emerge quanto precisato dall’ISPRA, cioè che la tortora viene qualificata specie in declino ed in cattivo stato di conservazione, quindi da proteggere.  Considerato il numero di cacciatori pugliesi riportato nel programma venatorio 2021/22 è di 18.773 unità ed il carniere complessivo di 10 tortore abbattibili da ciascuno, “la Giunta regionale pugliese – precisa il ricorso – ha di fatto autorizzato il potenziale abbattimento di ben 180.773 tortore selvatiche in una giornata e mezza di c.d. preapertura in deroga (…) e ha omesso di l’acquisire il dato storico degli abbattimenti sul quale calcolare il 50%  del numero totale di tortore (erroneamente ritenute) prelevabili”.

Ma c’è di più: la Regione non si è resa conto che in base all’unico dato disponibile sull’abbattimento della tortora in Puglia 2019, sul proprio territorio risultano complessivamente abbattute 5.320 tortore e che quindi avrebbe potuto autorizzare al l’abbattimento massimo complessivo di 2.660 tortore.

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Il rucorso delle associazioni ambientaliste al TAR di Puglia è stato respinto perchè individua l’impatto naturalistico delle due giornate “di carattere parziale e circoscritto, nell’entità e nella durata”

“Infine – conclude il ricorso-  non si può non denunciare la palese violazione del principio di precauzione, che, in ogni caso, avrebbe imposto alla Regione Puglia la moratoria della caccia alla tortora in presenza anche solo del mero rischio di compromissione della specie selvatica, mentre, nel presente caso, come segnalato nel parere dell’organo tecnico scientifico statale e dal MITE, vi è certezza di ulteriore compromissione della specie tortora selvatica considerata in declino ed in cattivo stato di conservazione”.

Un deludente finale

Analoghi ricorsi sono stati presentati dagli “Avvocati del Panda” in altre regioni, ricorsi accettati in Veneto, Abruzzo e Calabria, ma respinti dai Tar delle Marche e, appunto, della Puglia. Quest’ultimo individua l’impatto naturalistico delle due giornate “di carattere parziale e circoscritto, nell’entità e nella durata” – e rinvia la trattazione collegiale della causa al 22 settembre prossimo, ossia a stagione venatoria iniziata.

WWF Puglia: “La Regione Puglia non è chiara”

Forte è la delusione delle associazioni pugliesi, in particolare del WWF Puglia: infatti, pur volendo impugnare il decreto monocratico, non ci sarebbero i tempi necessari per ricorrere. “Il TAR non ha voluto prendere in considerazione nel ricorso il fatto che la Regione non aveva chiarito di aver effettuato interventi di conservazione della specie previsti dal piano europeo, non aveva dichiarato dati sugli abbattimenti medi degli ultimi anni, nè aveva chiarito quale fosse il sistema adeguato di controlli”, è l’opinione comune degli iscritti all’associazione del panda. Così come non è stato preso in considerazione il dato degli abbattimenti del 2019, che avrebbe imposto un numero massimo di tortore da abbattere pari a 2300 esemplari.

Intanto aspettiamo di sapere con quante tortore sono stati riempiti oggi i carnieri dei cacciatori pugliesi.

 

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