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PPTR: un progetto per la Puglia?

Il PPTR adottato lo scorso 2 agosto "anteponendo il paesaggio al territorio sottende l’interpretazione del paesaggio quale bene patrimoniale sul quale fondare le prospettive di un diverso sviluppo del territorio regionale”

Con la presentazione del nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, circa un anno e mezzo fa, avevo scritto su questo giornale che “l’aspetto che forse più preoccupa nella scrittura di queste righe è la consapevolezza di non riuscire a descrivere in poco spazio la forza travolgente di cambiamento che si legge dal Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR) pugliese. Studi, definizione di scenari, proposte di valorizzazione del territorio, opportunità di sviluppo, traduzione della cultura in scelte da cui possono discendere fatti concreti. Un vasto impianto, per cui verrò sicuramente accusato di aver detto poco del Piano o di averne parlato troppo bene”. Mi sento di dover riconfermare queste considerazioni dopo l’adozione del PPTR dello scorso 2 agosto. Discutendo del Piano con amici, dicevo che per crederci occorre pensare ad un modello di futuro, credere in un nuovo modello di sviluppo. Se non ci crediamo, non riusciamo a cogliere i suoi aspetti prorompenti.

Sono andato a rileggere i passi del vecchio PUTT – Piano Urbanistico Territoriale Tematico – : incarico del 1985, partenza del 1987, adozione dello Schema del 1993, approvazione definitiva del 15 dicembre 2000. A parte la dilatazione temporale (15 anni), mi fermo a riflettere sui contenuti della delibera del 2000 e li scopro freddi e burocratici. La lettura della delibera di adozione di agosto 2013 ha invece un cuore. Parte dalla Convenzione Europea del Paesaggio e prosegue con gli ovvi riferimenti normativi, ma già alla seconda pagina si legge che il PPTR è da interpretare “quale evento culturale”, e poi ancora che “il percorso è stato scandito dagli atti amministrativi” ma “si è soprattutto sviluppato come un processo di apprendimento che ha coinvolto per alcuni anni …… soggetti istituzionali, sociali economici e culturali, pubblici e privati, individuali e collettivi, che hanno sostenuto, alimentato e discusso conoscenze, obiettivi, visioni, strategie, progetti finalizzati ad elevare la qualità e fruibilità dei paesaggi di Puglia”. E poi colgo quella che chiamo una visione culturale e politica, laddove leggo che la definizione del PPTR “anteponendo il paesaggio al territorio sottende l’interpretazione del paesaggio quale bene patrimoniale sul quale fondare le prospettive di un diverso sviluppo del territorio regionale”.

I paesaggi pugliesi dal Gargano al Salento delle serre in una tavola del PPTR

È una visione politica profonda, tanto da richiamare le dichiarazioni programmatiche di Vendola del 2005 all’indomani della sua elezione a Governatore della Puglia, laddove pensava ad “un nuovo ciclo di sviluppo attraverso la valorizzazione delle risorse materiali e immateriali, costituite da donne, uomini, giovani, e dai beni ambientali e culturali del territorio (…)”. E infatti “L’elaborazione del nuovo piano paesaggistico (…), è stata intesa dalla Regione come grande opportunità culturale, densa di valenza politica (…)”. È bello sentire parlare di sviluppo, di futuro, di strategie, di progetti, vederli già concretizzarsi prima dell’adozione attraverso le programmazioni avviate nel passato per anticipare il PPTR; cose, queste, che fanno sperare in un’attuazione concreta del piano stesso, che non resterà – si spera – un sogno sulla carta, ma che si concretizza, si adegua e si adatta nel corso del tempo, pur con dei paletti imprescindibili, dei valori fondanti, delle invarianti non contrattabili e che costituiscono la stessa anima del piano.

Mi sembra di poter asserire che non ci deve essere paura nel prosieguo del percorso: adesso con le osservazioni partono ulteriori momenti di ascolto e di perfezionamento, secondo un divenire continuo del Piano nella sua attuazione, finalizzata non a vincolare il territorio, ma a definire (lo leggo nei vari elaborati) una nuova logica di sviluppo. Se ci crederemo e se tutti gli attori verranno capiti nelle loro necessità con gli ulteriori momenti di ascolto e, soprattutto, se lo porteremo rapidamente verso la sua approvazione ed attuazione, avremo una Puglia migliore.

E’ un piano naturalmente in itinere, che parte con contenuti di elevato valore ma che non si chiude in se stesso, che si propone per la sua attuazione e nel contempo per il suo cambiamento, in modo da aderire sempre più alle esigenze di un territorio in evoluzione, pur affermando l’inviolabilità del patrimonio culturale e paesaggistico che rappresenta ciò che trasferiamo alle future generazioni.

L'obiettivo del PPTR non è vincolare il territorio, ma definire una nuova logica di sviluppo

C’è quasi da aver paura di questo Piano, perché propone un cambiamento epocale ed ha obiettivi ambiziosissimi: è la Puglia che fa da battistrada in Italia perché propone un percorso virtuoso ed avvincente, un’idea di futuro in cui credere, su cui scommettere e verso cui orientare il nostro lavoro.

Il territorio è presentato nell’Atlante del Patrimonio, a cui segue lo scenario strategico che è presentato come “utopia concreta che delinea scenari desiderabili” (Mininni, tra i redattori del PPTR). “Un piano è innanzitutto un evento culturale” (Magnaghi, coordinatore scientifico del Piano). “Un piano paesaggistico per la difesa dei beni comuni e uno sviluppo diverso” (Barbanente, Assessore alla Qualità del Territorio).

Ho impiegato un po’ di tempo nella lettura ed ho scoperto cose affascinanti. Non voglio fare l’epopea del Piano, ma per me ciò che è stato prodotto è già un risultato. Ho rifatto il viaggio virtuale nel PPTR: l’Atlante, con la descrizione dell’identità dei tanti paesaggi della Puglia; lo Scenario, con le linee guida rivolte ai progettisti; lo Scenario Strategico, che individua obiettivi generali e, per ognuno, obiettivi specifici, azioni e progetti; i cinque progetti territoriali per il paesaggio regionale; la raccolta di Progetti Integrati di Paesaggio Sperimentali. Note descrittive, relazioni, cartografie. Mi è sembrato di cogliere una volontà di intervento e di tutela sul territorio, ma in maniera propositiva, generando trasformazioni in grado di costituire volano per lo sviluppo delle comunità locali.

Adesso è tempo di approfondire le conoscenze sul Piano, con grande impegno. Sono certo che troveremo tanti elementi positivi che non avevamo colto, come potremo trovare delle criticità, che sempre possono presentarsi nella redazione di un piano di tale portata. Ma non spariamo a zero come qualcuno sta già facendo. Io sono certo che se ci saranno criticità troveremo disponibilità alla discussione e al perfezionamento. La cultura e la politica vera non si barricano mai su posizioni preconcette: così potrà licenziarsi il PPTR e proseguire, dietro esso, il processo di costruzione della Puglia del futuro.

 

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