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PPTR e sviluppo dell’attività estrattiva

Il PPTR a tal riguardo chiarisce che prati e pascoli sono compatibili con le attività estrattive di materiali di difficile reperibilità

Da più parti si discute sulle criticità introdotte dal Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR) della Regione Puglia, probabilmente senza approfondirne i contenuti ma limitandosi a rilevare delle imprecisioni, ingigantendone anche i contrasti con i soggetti destinatari dello stesso. Probabilmente si trascura che il PPTR è anche uno strumento  propositivo, che disegna un percorso virtuoso.

Sono sorpreso nel leggere, in questi giorni, che il PPTR “danneggia l’attività delle cave”. Da redattore di un Piano Particolareggiato per l’attività estrattiva ho rivisto la proposta di piano cave del bacino della pietra leccese, che interessa 5 comuni e prevalentemente Cursi, Melpignano e Corigliano d’Otranto.  Un piano discusso in un confronto durato anni con gli operatori delle cave, con le forze sociali e politiche e che ha portato ad una proposta di sviluppo concreta, nella salvaguardia del paesaggio. Confrontando le previsioni del piano particolareggiato delle cave con quelle del PPTR, scopro una sostanziale coerenza. Nel PPTR alcune aree di riserva di pietra leccese, individuate per le future esigenze del settore, sono marginalmente interessate da aree definite “Prati e pascoli naturali” una dizione che sta allarmando la Puglia. Quelle aree sono ancora intatte in un contesto di degrado e sono così classificate anche nel piano cave, dove sono destinate a rappresentare riserve di pietra leccese. Il PPTR a tal riguardo chiarisce che prati e pascoli sono compatibili con le attività estrattive di materiali di difficile reperibilità. Tanto allarmismo, quasi “terrorismo paesaggistico”, per niente.

Molti anni fa, percorrendo la Puglia e visitando le oltre 700 cave attive e le oltre 3000 cave abbandonate, ho percepito lo sconcerto di un territorio ferito ed offeso dalla mancanza di regole, di aree del Parco dell’Alta Murgia o del Salento, come anche versanti del Gargano, “graffiate”. Forse qui il PPTR “colpisce” nel senso che non consentirà più che in futuro si realizzino scempi. Ma il PPTR è anche propositivo e propone progetti integrati di paesaggio dal significativo contenuto innovativo. Propone, ad esempio, progetti di paesaggio sperimentali (proprio così, sperimentali e utili a ricavarne buone pratiche), bonifiche ambientali, recupero di aree degradate di cave dismesse, replicabili dal Gargano al Salento.

Perché non dialogare in questi termini con il PPTR? Sono certo che si possa fare. Il piano cave della pietra leccese lo ha fatto con coerenza. Perché sempre allarmarsi, distruggere e non costruire? Penso ad un futuro migliore possibile e praticabile, un futuro in cui le cave diventino occasione di sviluppo e di visita, con meravigliosi percorsi paesaggistici e panoramici. Se non accettiamo questo l’individuazione, ad esempio, della strada di valenza paesaggistica tra Cursi e Melpignano non la comprendiamo; ma se pensiamo alla valorizzazione dell’archeologia industriale tra le due città, se pensiamo alla ricostruzione e alla messa in sicurezza della strada per farne un percorso di pregio, se pensiamo alla cave a ridosso delle zone residenziali da trasformare in aree a servizi, se pensiamo alla rimozione dei rifiuti lì presenti per generare nuove aree per l’estrazione del materiale di pregio, con nuove tecniche rispettose dell’ambiente, allora scopriamo che tutto era già scritto nel piano cave e perfettamente coerente con il PPTR. Allora è forse meglio trasformare il terrorismo paesaggistico in ottimismo e volano di sviluppo dell’economia locale. 

La stessa cava ospita un evento a Cursi (LE) – Foto Elisa Mele L’archeologia industriale delle cave (foto Elisa Mele

 

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