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PPTR. Barbanente risponde al consigliere Amati

La vicepresidente ed assessore alla Qualità del Territorio, Angela Barbanente, così replica al consigliere Fabiano Amati che aveva manifestato preoccupazione per l’impatto che l’applicazione del PPTR avrebbe avuto in relazione alle opere già realizzate contro il dissesto idrogeologico:

«Quale strumentalizzazione politica può leggere il Consigliere Amati nelle mie parole? Qualche giornalista mi ha posto una domanda che credo che ogni persona in buona fede si ponga in questi giorni di accesa discussione sul PPTR: il piano paesaggistico può aiutare a prevenire i danni causati da eventi meteorologici di particolare intensità? Considerato il concetto di paesaggio introdotto dalla convenzione europea, che supera la visione estetica e anche quella per categorie di beni della vecchia legge Galasso, non vi è alcun dubbio. Il paesaggio, infatti, è “una determinata parte del territorio così come concepita dalla popolazione, il cui carattere è il risultato della interazione di fattori naturali e/o umani”. Chi può negare l’importanza della pianificazione paesaggistica (e di una coerente pianificazione urbanistica comunale) per prevenire i danni provocati da eventi meteorologici particolarmente intensi, se è ben noto che le cause di questi risiedono non solo nella natura ma nel modo sbagliato in cui soprattutto negli ultimi decenni si è sviluppato il rapporto fra trasformazioni antropiche e natura? Non è chiaro finalmente che è proprio l‘azione antropica a provocare o accelerare i processi naturali, rendendo detta azione responsabile di trasformazioni che rendono il territorio vulnerabile? (…)

Senza giri di parole, sono ancora più allibita del Consigliere Amati nel constatare che egli, che è stato anche Assessore al ramo, ritiene che un piano paesaggistico non abbia nulla a che vedere con la difesa del suolo e la prevenzione del rischio idrogeologico. Evidentemente non ha seguito abbastanza l’egregio lavoro dell‘Autorità di Bacino. Io che invece l’ho seguito direttamnete, non confondo affatto il Piano stralcio di assetto idrogeologico con il piano paesaggistico. Sono due strumenti diversi ma complementari ai fini del conseguimento di obiettivi di difesa del suolo. Il primo individua le aree a rischio idrogeologico e le sottopone a misure di salvaguardia in ragione del diverso livello di rischio idrogeologico in relazione ai fenomeni di dissesto. L’altro agisce, ai sensi della Convenzione e del Codice per prevenire danni provocati da trasformazioni antropiche indifferenti ai caratteri naturali (idrogeomorfologici e vegetazionali) e culturali del paesaggio.

D’altra parte, il richiamo ai miliardi per la messa in sicurezza di edifici, piuttosto che ad azioni di prevenzione, mi conferma che il consigliere Amati ha una visione un po’ parziale della difesa del suolo, che non riguarda solo la messa in sicurezza di interventi già realizzati ma è sempre più da interpretarsi in termini di prevenzione, anche per ridurre i costi economici di interventi che rimediano ai danni già provocati. E a tal fine le sinergie e complementarità fra pianificazione di bacino e pianificazione del paesaggio sono riconosciute ampiamente in letteratura, anche se in tante parti d’Italia ancora da sperimentare nella pratica. Noi in questi lunghi anni di attività amministrativa le abbiamo proficuamente sperimentate con l’Autorità di Bacino della Puglia, non pretendendo di affermare la primazia dell’una sull’altra ma ritenendole complementari.»

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