Input your search keywords and press Enter.

Porto turistico di Otranto, va smontato?

Il Consiglio di Stato ribalta la sentenza del Tar Lecce e impone lo smontaggio invernale del porto turistico interno di Otranto. Il Sindaco: Sono perplesso e indignato. La Soprintendente Piccarreta: Per una concertazione necessario un progetto completamente diverso

 E’ notizia di questi giorni la sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso proposto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio contro il Comune di Otranto, e ha imposto lo smontaggio invernale del porto turistico interno realizzato dal Comune. L’opera è stata realizzata grazie ad un finanziamento regionale e comunitario e attualmente fornisce ospitalità a 260 posti barca con pontili attrezzati dei servizi necessari.

Cariddi: quale soluzione adottare per salvare il porto turistico?

Pierpaolo Cariddi sindaco di Otranto

Il sindaco di Otranto, Pierpaolo Cariddi: «Spero che fino a novembre si possa trovare una soluzione concordata con la Soprintendenza».

Si dice indignato il Sindaco Pierpaolo Cariddi, e non nasconde le sue perplessità. La prima riguarda la complessità dell’operazione di smontaggio che, una volta completata, comporterebbe un ingombro  pari ad un palazzo di tre piani di 400 mq, per una altezza di 9 m, dato che riguarderebbe 42 elementi lunghi 12 m e larghi 3. Cariddi precisa anche che tutte le reti dei servizi (con le colonnine che forniscono alle barche acqua, energia elettrica e antincendio), dopo lo smontaggio non saranno più utilizzabili e dovranno essere sostituite e smaltite ogni anno.

 La seconda perplessità riguarda la spesa da affrontare per lo smontaggio imposto dal Consiglio di Stato che, secondo un progetto sviluppato dal Comune, comporterebbe un costo complessivo di 800mila euro annui.

Il Comune: parecchie perplessità sulla sentenza

E c’è un’altra perplessità messa in campo da Cariddi. Sia il progetto originario, che prevede la presenza per 6 mesi in mare dei pontili, sia il progetto di collocazione a terra, per i restanti 6 mesi, hanno avuto bisogno delle relative autorizzazioni.

E proprio la seconda soluzione – precisa il primo cittadino della Città dei Martiri – è già stata valutata negativamente da più parti. «La commissione paesaggistica la ritiene di gran lunga più impattante del mantenimento in mare, dove i pontili sono invece disposti in maniera ordinata e a pelo d’acqua; la Capitaneria di Porto l’ha considerata pregiudizievole per la sicurezza e per le operazioni portuali; la Provincia ha affermato che, con riferimento alla valutazione di incidenza sul Sito di Interesse Comunitario (che è presente anche nella baia che ospita il porto, n.d.r.), è preferibile il mantenimento in loco dei pontili in quanto le operazioni di smontaggio e rimontaggio gravano sugli habitat tutelati. Quindi, il mantenimento a mare non è compatibile paesaggisticamente, il deposito a terra non è compatibile paesaggisticamente e genera maggiori impatti sull’ambiente. Quale soluzione allora si potrà adottare?».

Infine, un altro elemento di perplessità riguarda i margini di azione delle amministrazioni comunali. «Ognuno continua ad operare per compartimenti stagni  – è ancora Cariddi a parlare – e solo a noi Sindaci viene affidato il compito di comporre tutti gli interessi collettivi». Malgrado tutto il sindaco ostenta sicurezza e ottimismo e spera che fino a novembre si possa trovare una soluzione concordata con la Soprintendenza.

Perchè il Consiglio di Stato ha deciso così

porto turistico otranto

La Sentenza del Consiglio di Stato impone al Comune di Otranto lo smontaggio del Porto turistico

Ma perché il Consiglio di Stato ha bacchettato il Comune di Otranto? il CdS rileva che i pontili erano stati autorizzati ab origine come stagionali ma il Comune “dissennatamente” – come rilevato dalla Soprintendenza – li ha realizzati come fissi. Ex post il Comune ha chiesto di mantenerli fissi adducendo che la eccessiva onerosità dei costi induceva a quella scelta.  Il CdS ha bacchettato duramente  il Comune affermando che sapeva dall’inizio che erano stagionali e che è stato superficiale a non considerare i costi dello smontaggio sin dall’inizio.

Che a quel punto poteva anche agire in autotutela. E non l’ha fatto.

LEGGI il testo della sentenza

Porto turistico: le reazioni

Sulla questione sono scesi in campo in tanti, da politici ad esperti del settore nautico, a cittadini. Si sono allarmati i social e a volte lo hanno fatto evidenziando molte animosità anche irrazionali. Non è certo piacevole l’evolversi dell’accesa contestazione nelle aule giudiziarie tra Soprintendenza e Comune di Otranto. Chi ama lo sviluppo del territorio, pur nella logica della sostenibilità, ritiene che il porto turistico interno rappresenti un’infrastruttura strategica e di cui non si può fare a meno; riconoscendo però l’enorme valore culturale e paesaggistico di cui Otranto e la sua baia possono fregiarsi, si rimane allarmati dell’epilogo di questa accesa controversia.

È auspicabile che i conflitti e i problemi sorti per la realizzazione delle opere possano trovare sintesi e soluzione nel confronto dialettico tra gli Enti, sulla base della profonda cultura della sostenibilità paesaggistica e ambientale che appartiene agli stessi Enti e nel rispetto del paesaggio e di tutte le norme vigenti.

Insomma più che un muro contro muro, sarebbe meglio sedersi tutti intorno a un tavolo e avviare un sereno confronto tecnico, anche per smussare le asperità, non solo verbali, tra Comune e Soprintendenza. La cultura del paesaggio in cui tutti dicono di credere, deve portare a individuare elementi di sintesi e soluzioni.

LEGGI ANCHE: Porto a Otranto: stop alla storia infinita

La Soprintendenza: l’autorizzazione rilasciata è valida per le strutture stagionali

Proprio sulla possibilità di un confronto Comune-Soprintendenza e di avviare procedure tecnico-amministrative per riaprire un cammino di concertazione col Comune di Otranto abbiamo sentito l’architetto Maria Piccarreta, Soprintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto.

Maria Piccarreta soprintendente

Maria Piccarreta, Soprintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto: «Se si volesse fare un cammino di concertazione, sarebbe necessario produrre un nuovo progetto completamente diverso»

«Sicuramente il problema è tecnico – spiega Piccarreta –  e tecnica non può che essere la sua soluzione, di certo non politica. La Soprintendenza infatti è un Istituto tecnico. E’ un problema di squisita tutela paesaggistica. Ad oggi l’autorizzazione rilasciata è valida e lo è per strutture stagionali».
«Se il cammino di concertazione dovesse essere finalizzato al mantenimento di quei pontili – continua la Soprintendente – non vedrei lo spazio per una concertazione in quanto la valutazione fatta del progetto non è il risultato di una carenza di concertazione ma è il parere su quel determinato progetto. Il parere è un atto che, ovviamente, prescinde da concertazione ma è esclusivamente basato sull’analisi del progetto in riferimento al valore paesaggistico, in questo caso, dello specchio d’acqua sul quale insiste».

Quale concertazione?

Per la responsabile della Soprintendenza, l’unico spazio per l’eventuale concertazione è possibile durante la fase progettuale. E ribadisce: «Se si volesse fare, quindi, un cammino di concertazione, sarebbe necessario produrre un nuovo progetto completamente diverso che non presentasse nessuna delle caratteristiche che sono state rilevate lesive dell’interesse comune in riferimento al valore paesaggistico.
«Bisogna, quindi, rilevare che se il perseguimento della concertazione fosse finalizzato al mantenimento delle opere, bisognerebbe analizzare  la concreta progettabilità di strutture le cui caratteristiche non risultino essere lesive dell’interesse collettivo riferito al valore culturale e paesaggistico del bene. Ci si domanda, quindi, se non sia più semplice applicarsi per installare strutture che facilmente si smontino a fine stagione, così come prescritto nell’autorizzazione paesaggistica».

Oltre il porto, un waterfront?

La questione a questo punto non riguarda più esclusivamente i pontili da smontare o mantenere, ma investe l’immagine complessiva di una città di mare votata al turismo per le attrattive naturali e artistiche e attrezzata, quindi, anche con un adeguato porto turistico. Ipotizziamo dunque che il Comune di Otranto presenti un piano/progetto per un waterfront urbano che  includa proposte strategiche per valorizzare la baia e preveda un forte coinvolgimento degli Enti pubblici preposti e delle organizzazioni culturali. Quale posizione assumerebbe la Soprintendenza? Potrebbe aprirsi una nuova fase di progettazione delle città di mare, sull’esempio di quanto già accade all’estero? Anche su questa ipotesi la Soprintendente Piccarreta è chiara.
«La progettazione di un waterfront presuppone la necessità di ricucire il rapporto tra la cittadina e il mare – spiega -. Non vedo ora la cesura tra Otranto e il mare né la necessità di progettare un nuovo dialogo.
«Qualora si sentisse l’esigenza di lavorare sulla linea che delimita lo stretto rapporto tra Otranto e il mare, la valorizzazione non potrà che basarsi su concetti di sostenibilità, di vocazione, stretta connessione con l’identità dei luoghi, quindi, con la loro storia, le loro stratificazioni. Una progettazione fondata su tali aspetti sicuramente aprirebbe una nuova fase nell’approccio alle tematiche dello sviluppo ma non tarato sull’esempio di quanto accade all’estero, piuttosto dimensionato e calibrato sul nostro eccezionale territorio senza uguali al mondo, che, considerate le sue notevoli e precipue caratteristiche, deve essere a pieno titolo ritenuto degno dello sforzo di operare sulla base di un modello di valorizzazione e di sviluppo assolutamente proprio, unicamente ed esclusivamente italiano o meglio ancora salentino».

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *