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Porto a Otranto: stop alla storia infinita

Il 23 settembre il Consiglio Comunale di Otranto ha approvato (e ratificato) l’Accordo di Programma con la Regione Puglia per la realizzazione del nuovo Porto Turistico. Sembra un percorso senza fine ma questi sono passaggi obbligati, per fortuna resi corti dal Comune di Otranto che rappresenta l’unico Ente Pubblico a rilanciare immediatamente la palla per giocare la partita senza perdere tempo, il che consente di evitare “l’ammonizione” dell’arbitro, in questo caso il popolo.

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Nei nuovo porto turistico di Otranto spazi e percorsi dal mare collegheranno all’entroterra e propongono uno scenario di qualità

In realtà molto veloce è stata anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha raccolto la procedura tecnico-amministrativa, istruito e licenziato la stessa in meno di 5 mesi. Mi sembra che i livelli nazionale e locale vadano velocemente, mentre inspiegabilmente la Regione Puglia ha impegnato dal 10 novembre 2014 al 5 settembre 2016, ben 22 mesi, per giungere all’accordo. Non si può continuare così e proprio per questo serve una modifica delle nostre istituzioni: occorre cambiare e in questo Renzi ed Emiliano, noti decisionisti, dovrebbero stringere un patto di ferro per cambiare il paese.

Le opere previste ed incluse nell’ Accordo di Programma consistono, come noto, nella realizzazione del Porto Turistico nell’area retroportuale e nella limitrofa zona cave, aree fortemente antropizzate o in stato di degrado e su cui imprimere una “svolta di ricostruzione”.

L’intervento è come se fosse pubblico ma realizzato con risorse private, in quanto si sviluppa interamente sul Demanio Pubblico dello Stato – Ramo Marina Mercantile. Un’estensione rilevante su cui si imprimono decise scelte urbanistiche non solo di riqualificazione ma soprattutto scelte propositive, trasformando l’area in un attrattore senza precedenti per la comunità regionale, con numeri a dir poco importanti: la superficie complessiva interessata dal progetto  (tra opere a terra e opere a mare) è di 150.752,70 mq, di cui 11.884,60 mq di aree a terra e il resto di specchio acqueo in cui realizzare un’area portuale tipica di un porto a bacino: quindi con la realizzazione di un molo di sopraflutto che protegge lo specchio acqueo portuale dagli stati di mare di rilevante forza provenienti da nord e nord est (tramontana e grecale), e di un molo di sottoflutto che protegge lo specchio acqueo dagli stati di mare provenienti da sud est (il cosiddetto vento di scirocco).

Il molo di sopraflutto (per intenderci il braccio esterno del porto rivolto a tramontana) si radica sull’esistente molo di San Nicola e si protende in direzione nord est: nel suo sviluppo individua tre tratti distinti per funzionalità e tecnica realizzativa (una scuola di tecnica costruttiva) mentre il molo di sottoflutto si sviluppa in un unico tratto collegato a terra tramite una diga a gettata in  massi naturali. Interessanti le opere a terra, dove non trovano più posto le residenze ma solo i servizi, strutture di accoglienza e permanenza che ridisegnano una nuova “piazza funzionale”: spazi e percorsi che dal mare collegano all’entroterra e propongono uno scenario di qualità. Le strutture sono realizzate interamente sull’area demaniale marittima e si compongono di edifici per l’offerta dei servizi per la nautica da diporto (attività commerciali, ristorazione, officine, etc.), viabilità e parcheggi, impianti tecnologici, aree attrezzate a verde. E alla scadenza della convenzione ritorneranno pubbliche, in contrasto quindi con la presunta speculazione da tutti costantemente richiamata.

Un sogno che si avvia a tradursi in realtà e a cui hanno contribuito tanti: non so quanto abbia importanza richiamarli, in quanto sono scritti negli atti del procedimento e vengono spesso citati. A volte penso che Otranto ha creato un modello di “battaglia civile ed istituzionale” che costituisce una best-practice da esportare in altre realtà: la città e i suoi rappresentanti hanno vinto. Ora occorre continuare a vincere facendo del momento di costruzione e gestione, in cui si calerà la cultura imprenditoriale coinvolta, un altro step della crescita economica e culturale delle nostre aziende.

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