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Porto di Ancona – 2

Il porto di Ancona è uno scalo marittimo dei più attivi dell’Adriatico, sia dal punto di vista turistico, sia da quello del trasporto merci, con collegamenti quotidiani con Croazia e Grecia. Nella zona industriale, inoltre, ci sono importanti cantieri navali come Fincantieri; tuttavia alcune zone commerciali adiacenti l’area portuale sono in disuso da anni. Di quelle aree, l’Autorità portuale del capoluogo marchigiano ha acquistato 100mila metri quadrati, di cui 50mila al coperto. I capannoni, ormai fatiscenti, hanno i tetti di amianto, quindi si è resa necessaria un’opera di riqualificazione complessiva. E dalla vecchia struttura in amianto nascerà uno degli impianti fotovoltaici più grandi d’Italia. A realizzarlo è Energy Resources, azienda leader nel settore delle energie rinnovabili, che si è aggiudicata, in Associazione Temporanea di Impresa con Conscoop il bando di gara. Il tetto in amianto verrà completamente bonificato, per ospitarne uno nuovo con pannelli  per la coibentazione energetica. Infatti, sul tetto saranno impiantati pannelli fotovoltaici “sunpower” ad alta efficienza  e la struttura esterna verrà riqualificata con una nuova veste. I pannelli saranno circa 15.500 e copriranno una superficie di 19 mila metri quadrati. A parlarci dell’opera complessiva di bonifica è Alessandro Giuricin, responsabile marketing di Energy Resurces

Vista panoramica del porto di Ancona

Vista panoramica del porto di Ancona

Dott Giuricin, perché il lavoro sul porto di Ancona è così significativo?

Perché quando si va a parlare di integrazione architettonica è tutto molto più difficile; infatti si opera su strutture in cui vivono delle persone, per cui ci sono problemi relativi all’impermeabilizzazione, alla struttura stessa, all’impatto ambientale e architettonico. Questo non è il primo impianto a integrazione architettonica ed energetica  realizzato da  Energy Resources; ad esempio ne abbiamo realizzato uno di 500 Kw sul tetto di un capannone a Brescia, dove c’è anche una centrale geotermica da 500 Kw. L’impianto fotovoltaico del porto di Ancona, invece, sarà in grado di produrre 3.200 Kwp (chilowatt di potenza), sufficienti per alimentare il fabbisogno di circa 1.600 abitazioni. L’installazione della struttura di pannelli solari sarà totalmente a carico dell’ATI che realizzerà l’intervento con un investimento pari a 16 milioni di euro e l’avrà in concessione per 20 anni.

Perché avete scelto questa modalità di operare?

Perché  così andiamo a valorizzare gli incentivi statali. Infatti, la presenza dell’amianto da smaltire fa sì che il  business plan di Energy Resources sia  incentivato del 5%.

Cioè lo Stato rimborsa il 5%?

È previsto dal GSE (Gestore Servizi Elettrici), dal Conto Energia. Nel mercato della liberalizzazione della produzione di energia elettrica, ognuno può essere produttore di corrente elettrica da fonte rinnovabile o non. Se si produce corrente elettrica da fonte rinnovabile ci sono degli incentivi statali, erogati dal Conto Energia; questo perchè il GSE deve recepire gli obiettivi venti – venti del protocollo di Kioto, cioè nel 2020 il 20% del fabbisogno energetico deve arrivare da fonti rinnovabili.

Nel business plan, come lo identifichiamo questo guadagno?

Per ogni Kw elettrico prodotto, c’è una tariffa incentivante di 0.40 €. Noi la corrente la paghiamo 0,18 € e facendo la differenza si vede subito che c’è un guadagno. Lo identifichiamo, innanzitutto con quello 0,18 €; risparmiamo, perché autoproduciamo energia, quindi non ci sarà più la spesa di meno 0,18 per Kwh. In aggiunta ci sono questi 0.40 centesimi per tutte le volte che produciamo Kwh”.

Quindi con gli incentivi pagate l’impianto.

Praticamente sì, perché questo incentivo dura venti anni, E permette di praticamente di non pagare le bollette.

In Conto Energia, però, si parla anche di integrazione architettonica e di riqualificazione ambientale.

C’è un’attenzione particolare da parte del governo, a prescindere dal colore politico, all’integrazione architettonica. Il sito portuale di Ancona è fortemente caratterizzato dall’integrazione architettonica, i pannelli seguiranno il profilo della struttura e siccome insieme alla riqualificazione ambientale è prevista la bonifica dell’ambiente, Conto Energia prevede una tariffa incrementata del 5% per vent’anni.

Questo perché c’è l’amianto?

Esattamente. Addirittura è previsto dal Conto Energia che se si riqualifica “energeticamente” l’edificio, per esempio con un nuovo tetto, come pure se si contribuisce a diminuire il fabbisogno energetico dell’edificio del 50%, ad esempio sostituendo una caldaia a metano con una pompa di calore ad alta efficienza, una pompa geotermica, la tariffa incentivante viene aumentata addirittura del 30%.

Ricapitolando…

Le immagini, per esempio, un vecchio capannone obsoleto e inquinante dal punto di vista dell’amianto: se vuole essere riqualificato con il fotovoltaico, questo dà luogo alla tariffa incentivante, aumentata del 5% per lo smaltimento dell’amianto. Nel capannone ci mettiamo degli uffici o anche linee di produzione che vengono climatizzati, riscaldati, con la geotermia: la tariffa incentivante si aumenta di un ulteriore 30%, quindi dal 5% si passa al 35%. Il tutto è molto vantaggioso. Quindi immagini quanto ovviamente il contributo delle energie rinnovabili fa bene non solo alle bollette ma serve anche a incrementare positivamente il flusso di cassa.

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