Porto Commerciale a Molfetta, 9 indagati e due società sequestrate

Tanti i reati contestati, dalla frode alla truffa e alla gestione illecita dei rifiuti. Sospesi anche due professionisti dai pubblici uffici

 

Avrebbero dovuto utilizzare materiali chimicamente inalterabili e meccanicamente resistenti, compatti e con un elevato peso specifico per completare il molo commerciale del porto di Molfetta, ma invece hanno utilizzato materiale proveniente da scavi in terreni privati, materiale vegetale, materiale di dubbia provenienza e persino rifiuti speciali.

Scoperta così una collaudata frode che ha visto coinvolti pubblico e privato, che ha portato all’esecuzione, da parte della Guardia di Finanza di Molfetta, tra le province di Bari e della BAT, di un’ordinanza di custodia cautelare personale e reale, emessa dal Gip di Trani, nei confronti del rappresentante legale della società fornitrice di materiale lapideo per i lavori di “messa in sicurezza” del nuovo porto commerciale di Molfetta, che è stato sottoposto agli arresti domiciliari, del direttore operativo dell’ufficio della direzione dei lavori e di un dirigente dell’Ente locale responsabile del procedimento, per i quali invece è scattata la sospensione dall’esercizio di pubblici uffici e servizi unitamente al divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale per il tempo massimo consentito dalla legge.

Disposto anche il sequestro funzionale alla confisca, nei confronti di due società, fornitrice e subappaltatrice del materiale lapideo, e del rappresentante legale di una di esse, di beni per un valore di circa 250 milzeurodel profitto dei reati contestati, quantificato, complessivamente in euro 250 mila, eseguito su beni e disponibilità finanziarie. Sequestrate anche le aziende e le quote societarie per un valore stimato in circa 10 milioni di euro.

Il Capitolato d’Appalto prevedeva la fornitura e la posa in opera di circa 106 tonnellate di materiale da cava, dei quali circa il 60% costituito da tout venant necessario per la costruzione del nucleo e il restante 40% da massi in scogliera, ma invece attraverso l’utilizzo di documenti falsi di trasporto veniva scaricato nel porto qualunque tipologia di rifiuto. Dagli accertamenti è emerso che il materiale utilizzato illecitamente è di circa 40 mila tonnellate.

L’attività d’indagine è iniziata nell’ottobre 2021 dalle Fiamme Gialle e ha visto inscritti nel registro degli indagati complessivamente 9 persone, tra cui il direttore dei lavori, il direttore del cantiere e il capocantiere; al termine sono stati contestati i reati di frode nelle pubbliche forniture, truffa, gestione illecita di rifiuti e responsabilità dell’ente per illecito amministrativo dipendente da reato.

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