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Porti turistici: iniziativa contro cementificazione

La città ha bisogno di un porto turistico? Oggi una soluzione c’è ed è economica e sostenibile: riconvertire i vecchi porti commerciali dismessi. Per combattere la cementificazione delle coste italiane e rispondere alla continua richiesta di nuovi posti barca nasce, infatti, il protocollo sulla nautica sostenibile, appena sottoscritto da Ministero dell’Ambiente, operatori del settore ed enti gestori delle aree protette. Si stima che i porti in disuso siano un centinaio e la loro conversione possa consentire la creazione di circa 30mila nuovi posti barca. A sostenere l’iniziativa anche Legambiente, che riconosce nelle infrastrutture dedicate alla nautica da diporto uno dei principali responsabili dell’impatto negativo sull’ambiente marino. I diportisti richiedono, dunque, un incremento ai 140mila posti barca presenti attualmente in Italia. «Richieste legittime – commenta Venneri Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente – alle quali si potrebbe rispondere senza aumentare il volume commerciale a terra, riutilizzando le strutture già esistenti». Venneri tiene poi a chiarire che «la costruzione di porti turistici nasconde speculazioni commerciali, con tutto l’impatto sull’ambiente che ne deriva». Secondo il vicepresidente di Legambiente il problema è insito nella pianificazione dei porti turistici «sottratta al controllo nazionale e affidata alle autonomie locali, comuni e regioni».

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