Porte aperte al 2015

In Italia – dicono i dati Istat sulla mobilità urbana, pubblicati a maggio 2014 e relativi all’anno 2012 – “le autovetture meno inquinanti sono più della metà del parco circolante, in aumento del 3,2% rispetto all’anno precedente (le auto euro5, in particolare, sono circa il 15% del totale). Continua la progressione delle autovetture ad alimentazione ibrida, benzina-gas liquido/metano (6,9% del parco circolante) e a gasolio (36,6%) rispetto a quelle alimentate a benzina che, rispetto al 2009, vedono ridurre il loro peso relativo di oltre il 4%. Il ritmo rallentato del rinnovamento del parco veicoli determina l’aumento dell’età media delle autovetture: quelle con otto o più anni di vita nel 2012 rappresentano più della metà del totale (erano scese fino al 40,8% nel 2004)”. Inoltre, si legge: “diminuisce la domanda di trasporto privato: -0,7% del tasso di motorizzazione e numero di motocicli (+0,1%) per la prima volta stabile rispetto all’anno precedente dopo 12 anni di crescita consecutiva”.

La legge parla chiaro ma… – Del ciclo di vita delle automobili ne hanno parlato, anche a Ecomondo 2014, associazioni di categoria come ADA (associazione nazionale demolitori autoveicoli) e AIRA (frantumatori autoveicoli) aderenti a FISE UNIRE. La Direttiva europea 2000/53/CE, recepita in Italia dal D.Lgs. n.209/2003 e s.m.i., prevede che, entro il 1° Gennaio 2015, per tutti i veicoli fuori uso la percentuale di reimpiego e recupero dovrà raggiungere almeno il 95% del peso medio per veicolo e per anno. Entro la stessa data la percentuale di reimpiego e riciclo dovrà essere almeno dell’85% del peso medio per veicolo e per anno e quindi la percentuale di recupero energetico pari al 10%. una tappa fondamentale, dunque, dopo il raggiungimento dei target 2006, di un processo iniziato da oltre 15 anni. Che ad oggi però gli operatori accusano sia ancora ostacolato dalla scarsa rilevanza dei quantitativi di veicoli fuori uso che vengono avviati a recupero energetico, a causa della carenza di impianti in territorio nazionale.

Quali misure? – Per raggiungere come filiera l’obiettivo del 95% di recupero entro il 2015 – riferiscono dunque gli addetti – dovrà incidere, ancor di più all’interno dell’Accordo di Programma Quadro ELV, il contrasto all’esportazione illegale di veicoli fuori uso, tema già ampiamente affrontato in diverse sedi e negli ultimi mesi posto anche all’attenzione della Camera dei Deputati. Di importanza sostanziale anche la tracciabilità del flusso dei veicoli lungo tutta la filiera a partire dai concessionari sino alla frantumazione. Per cui, ad oggi, le istituzioni hanno già messo a disposizione il sistema informatico Sistri. Inoltre, i principali strumenti di controllo utilizzati dagli enti per verificare il raggiungimento degli obiettivi si baseranno sul peso del rifiuto.

Unanime la richiesta dei rappresentanti della filiera affinché da parte della pubblica amministrazione vengano messe in campo adeguate misure di controllo nei confronti di quanti operano in maniera non conforme alla normativa, nonché auspicate soluzioni che rendano possibile produrre combustibile solido secondario dai rifiuti provenienti dalla frantumazione di veicoli fuori uso.

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