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Ponte sullo Stretto: si farà?

Mi ha molto toccato la lettera a Matteo Renzi scritta da Iacopo Melio a proposito della probabile costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina e mi sono fermato a pensare.

Parlando del Ponte sullo Stretto, Iacopo scrive sulla sua pagina facebook ( e la sua riflessione è stata ripresa anche da Repubblica.it) “Caro Matteo, questi sono alcuni degli spunti che spero possano esserti utili soprattutto per capire che sì, costruire Ponti (in senso ideologico e umanitario) è di fondamentale importanza, ma ancor prima dobbiamo imparare ad abbattere i Muri. Perché per ottenere un’ Italia su misura di tutti c’è ancora tanto, troppo da fare… Un abbraccio da me, e dalla onlus Vorreiprendereiltreno con la quale ogni giorno cerchiamo di sensibilizzare (no profit) all’uguaglianza, per difendere i diritti di tutti.”

Una elaborazione grafica del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina, tratto dal sito www.projectmate.com. Il via libera del cda della Stretto di Messina, presieduto da Giuseppe Zamberletti, su proposta dell'amministratore delegato Pietro Ciucci, ha completato l'iter di approvazione - avviato a metà giugno scorso - del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina e dei 40 chilometri di raccordi a terra stradali e ferroviari, comunica una nota della societa'. ANSA/INTERNET-WWW.PROJECTMATE.COM +++EDITORIAL USE ONLY - NO SALES+++

Una elaborazione grafica del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina, tratto dal sito www.projectmate.com.

Il “grido” di Iacopo (che, va ricordato per capire meglio lo spirito della lettera, è un giovane diversamente abile) merita di essere accolto, ma non da una società pietosa, bensì da una società operosa, che punti alla crescita anche del riconoscimento dei diritti umani, pur senza dimenticare l’importanza di cambiare il Paese, farlo grande, generare ricchezza, ricordandosi che la stessa va riutilizzata per soddisfare il bisogno di chi è più debole e cui dobbiamo guardare con ogni trasformazione che proponiamo. Iacopo ha quindi ragione e condivido le sue richieste, ma penso che dobbiamo costruire il paese del futuro in cui poterle soddisfare ed in cui possano coesistere i pensieri di Iacopo Melio e di Matteo Renzi.

Mi sono venuti in mente i momenti trascorsi ad ammirare dal ponte di una nave  lo Storebæltsforbindelsen (il collegamento fisso del Grande Belt). Ero in viaggio verso la Norvegia e, senza averci pensato prima, mi sono ritrovato in prossimità di questa opera faraonica tra le due isole danesi di Selandia (in cui ricade Copenaghen) e di Fionia.  Abbiamo sostato (la nave era in movimento) ad ammirare questa opera che si stagliava in un paesaggio mozzafiato: un enorme ponte di 1624 metri (nella parte sospesa) che fa parte di un ponte lungo ben 6790 metri. Il terzo nel mondo, dopo il ponte di Akashi Kaikyō (in Giappone) e il ponte Xihoumen (in Cina).

Ero sospeso anche io tra l’ammirazione tecnica per una grande opera e il dubbio sull’alterazione del paesaggio che qualsiasi opera genera con la sua costruzione. Il contrasto l’ho superato pensando al nostro Paese, ricco di natura e con paesaggi incontaminati, ma che è rinomato nel mondo per il suo patrimonio storico-architettonico che tutti ci invidiano e che sono opera dell’uomo, che con tocchi sapienti ha saputo lasciare la firma del suo passaggio. Spesso mi chiedo: può coesistere la “firma” dell’uomo per testimoniare il passaggio su questo pianeta? Fu questo il motivo ed il senso della tavola rotonda che Ambient&Ambienti e il Club Unesco hanno organizzato ad Otranto lo scorso 7 agosto, invitando al dibattito l’architetto Mario Cucinella e l’Assessore al Territorio della regione Puglia Anna Maria Curcuruto, dibattendone anche con il Presidente del Parco Nazionale dell’Alta Murgia Cesare Veronico, rappresentanti di coloro che trasformano, coloro che individuano le strategie e coloro che tutelano.

Riflettendo sui tre momenti citati (la lettera di Iacopo, il viaggio verso la Norvegia e la tavola rotonda) mi sono convinto che forse Matteo Renzi ha ragione: perché non osare nel lasciare una bella firma al futuro con la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina? Una firma di qualità, quella dell’uomo lungimirante, quello che con la sfida da lanciare formula paletti per rendere possibili i lavori senza il coinvolgimento della mafia, che utilizza al meglio le risorse (che si recupererebbero dalle tariffe nell’uso del ponte e non da risorse dedicate ad altro), quello che è capace di generare ricchezza ed occupazione, di generare risorse che migliorano questo mondo in cui tutti possano pagare le tasse: quelle da reinvestire per gli interventi non generatori di reddito ma che servono per garantire una vita migliore di giovani ed anziani, di persone con necessità varie e di cui dobbiamo farci carico. Iacopo Melio in 15 punti delinea le necessità per l’Italia: dagli scivoli sui marciapiedi alle ore di sostegno scolastico, ai parcheggi per invalidi, alle carrozzine manuali, alle sedute di ippoterapia, ai cani guida ed altre fondamentali necessità. Sono giusti i 15 punti che Melio individua come priorità per il nostro Paese, ma io, che voglio che si realizzino veramente, li inserisco in un mondo capace di non impietosirsi e dire semplicemente che servono, bensì in un paese che pensa siano priorità e che genera ricchezza per poterle veramente tradurre in realtà. Il Ponte sullo Stretto come le Olimpiadi: non pensiamo di non fare per paura delle inutilità e per evitare un’aggressione della mafia. Pensiamo invece di farle per dimostrare che noi guardiamo al futuro pulito e capace di risolvere i problemi di chi ha bisogno, trasformando il grande impatto in una delle firme-testimonianza del nostro passaggio.

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