Ponte sullo Stretto di Messina, storia finita?

Domani, 1 marzo, dovrebbe essere scritta la parola Fine alla storia del ponte sullo Stretto di Messina: se SdM – Stretto di Messina Spa ed Eurolink non stipuleranno col Governo gli atti aggiuntivi che regolano i rapporti di concessione, si procederà all’immediata liquidazione della SdM, con apposito Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

In questi giorni, si sta tuttavia diffondendo la notizia di un blitz politico- istituzionale che consentirebbe una proroga di questo termine perentorio, con evidenti ricadute sulle casse pubbliche: in dieci anni sono già stati spesi 8,5 miliardi di euro, oltre mezzo punto del Prodotto Interno Lordo (PIL).

FAI, Italia Nostra, Legambiente, MAN e WWF hanno scritto una lettera al Presidente del Consiglio Mario Monti, auspicandosi una smentita di queste voci: «sarebbe una violazione delle norme volute dallo stesso Governo Monti. Un governo in liquidazione, in carica ancora solo per gestire l’ordinaria amministrazione, non può assumersi questa grave responsabilità politica, mentre si attende la formazione delle nuove Camere».

Il cartello di associazioni ambientaliste evidenzia ancora una volta come questa opera sia irrealizzabile: sono state chieste ben 223 integrazioni al progetto presentato da Eurolink nel 2011, date le scandalose lacune ed omissioni riscontrate dalla Commissione di valutazione di impatto ambientale. Anche dal punto di vista strutturale essa presenta i suoi limiti: della lunghezza di 3,3 km ad unica campata, a doppio impalcato stradale e ferroviario, sorgerebbe  in una delle aree a più elevato rischio sismico del Mediterraneo e di maggior pregio ambientale per i suoi valori paesaggistici e naturalistici, tutelati da norme comunitarie e nazionali. Opere simili, nel mondo, coprono distanze ben minori: il più lungo ponte progettato con le medesime caratteristiche è lungo solo 1,1 km.

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