Il ponte che riunisce due Bari

Ponte Adriatico
Il nuovo Park&Ride nei pressi del cimitero servirà anche a smistare il traffico da e per il Ponte Adriatico (Foto Archivio Ambient&Ambienti)

È stata una grande emozione vivere – sia pur sotto la pioggia –  l’inaugurazione del nuovo ponte dell’asse nord-sud di Bari e che a breve avrà un suo proprio nome. Anche “Asse Nord-Sud” ha sempre avuto un senso, più che altro pensando al ponte che unisce due parti di una città che sembra ferita dalla presenza della ferrovia e la cui risoluzione non sembra mai essere stata voluta con forza. È intervenuto il Presidente del Consiglio Renzi, che nella sua Firenze non ha mai avuto il problema della ferita ferroviaria, visto che la stazione fiorentina è “di testa”. L’architetto Quaroni (redattore del Piano Regolatore di Bari) voleva spostare questa stazione, ma l’idea era ostacolata dai poteri forti; della frattura della città provocata dalla Ferrovia, a Bari, si è tanto parlato nel corso degli ultimi 50 anni: per questo il ponte inaugurato rappresenta una bella novità. Ed una realtà. E poi è bello, al di là delle spocchiose considerazioni di tanti che non riconoscono un’opera di valore architettonico perché non l’hanno realizzata loro, oppure perché sono sempre critici e non hanno da raccontare opere da loro realizzate quando erano al potere.

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Per Bari è il raggiungimento di un obiettivo lungo tanti anni: l’asse è previsto nel Piano Quaroni, il piano regolatore che partito nel 1965 giunse a compimento con l’approvazione del 1976

Si tratta di un ponte di circa 650 m sorretto nella parte centrale da cavi in acciaio, i cosiddetti “stralli”: è la traduzione tecnica di un’idea di sostegno vecchia ma che la tecnica utilizza per sfide sempre più avvincenti. È un’architettura particolarmente sofisticata e tecnologicamente avanzata, che ben si inserisce in un territorio degradato e lo riqualifica. È anche bello pensando che è frutto della risoluzione di equazioni di equilibrio in cui la matematica esprime tutta la sua “potenza”: io la definirei anche “bellezza” per la capacità dell’uomo di pensare e realizzare opere simili quali un ponte “strallato”.

Per Bari è il raggiungimento di un obiettivo lungo tanti anni: l’asse è previsto nel Piano Quaroni, il piano regolatore che partito nel 1965 giunse a compimento con l’approvazione del 1976. Ancora oggi il Piano si deve del tutto attuare: il ponte rappresenta un obiettivo che consente il collegamento con le aree interne del porto di Bari, collegandolo, attraverso il ponte di viale Tatarella, alla tangenziale e quindi alle direttrici per Taranto e Brindisi. Verrebbero così indirettamente connessi a terra i porti pugliesi e, nei benefici riscontrabili localmente, verrebbe unita Carbonara ai quartieri interni di Bari.

Ci sono voluti quasi 10 anni dal progetto, ci sono voluti ben 50 anni dal Piano Quaroni. Un po’ come il porto di Otranto, progettualmente nato 9 anni fa (e strategicamente nato ben 50 anni fa) e che ha visto concluso l’accordo di programma Comune-Regione da una settimana. Lo ricordava anche il Presidente Renzi in mattinata con l’inaugurazione della Fiera del Levante giunta alla sua 80^ edizione. Tempi lunghi, come ricordava anche Il primo cittadino di Bari Decaro, quando da giovane assessore, con altri, bluffarono con la presenza di un progetto esecutivo che non c’era se non nella forte determinazione a realizzarlo e poi ad attuarlo ed oggi ad inaugurarlo.

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Per il Presidente del Consiglio Matteo Renzi il nuovo ponte dell’Asse nord-sud lancia un messaggio in controtendenza con le politiche separatiste che stanno attraversando l’Europa (foto Tommaso Farenga)

Quanto sono lunghi i tempi dall’ideazione alla realizzazione: Renzi continua a ribadire che per questo occorre cambiare l’Italia e indubbiamente ha ragione. Non si tratta di essere o no renziani, bensì di condividere la necessità del cambiamento, la necessità di fare in fretta e superare le stagnazioni e le paludi sempre presenti. Il cambiamento lo dobbiamo realizzare per davvero, così come in maniera indiscussa sta cambiando Bari in questi anni. Si poteva certo fare di più, ma c’è da essere orgogliosi di avere avviato il percorso per riuscire a cambiare la città proiettandola verso il futuro e lanciando il messaggio, come ha detto all’inaugurazione del Ponte il premier,  che «in un tempo in cui qualcuno in Europa pensa che si possano costruire muri, l’idea di costruire dei ponti è non soltanto una risposta viabilistica alle difficoltà ma anche un messaggio bello che arriva oggi dalla Puglia e da Bari. Per questo credo che l’idea di costruire i ponti sia nel pensiero di tanti di noi non soltanto un’attività fisica ma anche un pensiero molto profondo che viene dal nostro cuore».

 

 

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