Polonia: ferve il dibattito sulla CO2

Lo Stato europeo diviso tra conservazionismo e svolta ambientalista. E intanto gli attivisti di Greenpeace in Polonia…

La Polonia è sotto la lente d’ingrandimento dell’Unione Europea per quanto riguarda le emissioni di CO2.
Il Paese dell”Est europeo è agli ultimi posti in questa “speciale classifica”.
Come se non bastasse, malgrado nei mesi scorsi il Parlamento Europeo abbia lanciato delle proposte di taglio sulle emissioni di anidride carbonica con prospettiva 2030 – con focus sugli autotrasporti, furgoni e trasporti marittimi – il governo polacco ha “rilanciato” con l’annuncio dell’apertura di una nuova centrale a carbone.

Polonia: storica inversione di tendenza

In questo clima fortemente di contrasto con le direttive europee, e forse proprio in virtù di norme che si sono inasprite da parte dell’UE, fa notizia una decisione per certi versi storica nel Paese polacco: un piano di riduzione della dipendenza energetica dal carbone.

La grande centrale termoelettrica di Belchatow. In primo piano la miniera di carbone

Come detto, si punta a ridurre entro il 2030 di 50 punti percentuali le emissioni, passando dagli attuali 80 al 30%.
Di contro, sarà necessario aumentare gli investimenti sulle energie rinnovabili: anche in questo la Polonia è tra gli ultimi posti tra gli Stati membri dell’UE.

Non un’operazione semplice, perché per un Paese che da troppo tempo ormai ha puntato sulla produzione di carbone non è così automatico spostare lo sguardo economicamente e socialmente in una chiave più green; allo stesso tempo, una parte delle risorse recuperate rischiano di finire nel settore del nucleare.
Dalla padella alla brace, come si suol dire. Per buona pace delle energie rinnovabili.

Polonia: la protesta di Greenpeace

La politica che si vuole attuare in Polonia, dunque, sta generando una serie si polemiche. Sia dall’una che dall’altra campana. La chiusura di alcune miniere di carbone ha finito – inevitabilmente – per scatenare il feroce malcontento dei minatori, che vedono a serio rischio il loro lavoro.

D’altro canto però, ha fatto altrettanto rumore (ed anche più) la protesta di alcuni attivisti di Greenpeace, che sono riusciti a scalare la centrale carbone di Belchatow, la più grande d’Europa.
Una volta su, sono stati esposti bandiere e striscioni contro i cambiamenti climatici. L’azione ha catturato l’attenzione di tanti altri volontari che si sono uniti alla protesta.

LEGGI ANCHE: Greenpeace vs centrali a carbone

Il tutto, con sullo sfondo il prossimo appuntamento – che si terrà proprio in Polonia, a Katowice – della Conferenza internazionale per la difesa dell’ambiente COP24 , che vuole proseguire gli Accordi di Parigi sul clima del 2015. Una situazione di caos, grande dibattito e confusione.

Sicuramente una cartolina, quella che arriva dalla Polonia, che lascia tante perplessità in un Paese che non solo non riesce a tenere il passo degli Stati ambientalmente più all’avanguardia – vedi Germania, Svezia e Norvegia – ma fatica anche a raggiunge gli standard minimi richiesti dall’Unione Europea.

Articoli correlati