Politiche Abitative della Regione Puglia: bilanci e prospettive

É tempo di stime e bilanci per la Regione Puglia, che chiama a raccolta le proprie risorse al fine di valutare quanto è stato fatto finora nell’ambito delle politiche abitative approntate dalla Giunta nell’ultimo quinquennio.

Progetto di riqualificazione urbana già realizzato nel quartiere Mungivacca di Bari

Viene dunque scelta la formula del convegno per interloquire con gli addetti ai lavori, condividere insieme all’autorità regionale le esperienze e le migliorie apportate ad oggi ma anche per sancire l’avvio di un iter partecipativo dei soggetti interessati. In merito è lo stesso assessore all’Assetto del Territorio, Angela Barbanente, ad intervenire: in un processo di riforma «prevedere il diretto coinvolgimento degli enti può consentire forme di intervento più rapide». Le prime fondamenta sono tuttavia senz’altro state gettatate con la realizzazione di un primo ed inedito Piano Casa (Lr. 20/2005), realizzato dalla Regione anzitutto con l’obiettivo di garantire in forme più omogenee il diritto alla casa, ovvero attraverso misure di sostegno volte allo sviluppo dell’edilizia residenziale sociale (Lr n. 12/2008) in un’ottica di rispetto delle norme per l’abitare sostenibile e per la rigenerazione urbana (rispettivamente Lr. 13 e 21/2008). Affinchè i vari strati del tessuto cittadino possano davvero integrarsi ed amalgamarsi fra loro è impossibile prescindere da una riqualificazione ad hoc delle periferie e da un rapporto più diretto con gli IACP – Istituto Autonomo Case Popolari. Su questo punto insiste particolarmente l’assessore Barbanente che desidera affidarsi a «una normativa stabile per principi ma flessibile, che sappia adattarsi ai singoli casi» e a un dialogo effettivo tra l’amministrazione e gli enti anche attraverso “circolari interpretative” che garantiscano l’uniformità nell’attribuzione di significato alle norme preposte.

La mappa del disagio abitativo in Puglia

Un primo percorso di recupero della capacità operativa degli enti è stato però già tracciato, grazie al coinvolgimento diretto degli IACP – un tempo  citati quasi «come emblema dell’inefficienza» – chiamati ad operare in prima linea sul fronte dei Programmi integrati di Riqualificazione delle Periferie (PIRP). Questa sinergia negli interventi è vista come indispensabile anche dall‘ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), interrogata nel dibattito per evidenziare punti di forza e criticità. Nelle azioni finalizzate al potenziamento sociale, la Regione Puglia si è mossa cercando in primo luogo di operare verso la riqualificazione urbana, dando nuovo vigore al patrimonio edilizio già esistente e riaggiornato anche attraverso i più moderni canoni di sostenibilità ambientale. Inoltre nel passaggio tra pubblico e privato si è tentato di arginare il fenomeno della (s)vendita incontrollata degli immobili e di dare un quadro normativo quanto più possibile completo per una “valorizzazione” reale del territorio che non fosse, invece, indistinta e qualunquista.

Tra i problemi a cui ancora far fronte resta l’abusivismo, piaga per il sud d’Italia ma fenomeno dilagante anche al nord. Soluzione condivisa è quella di operare un monitoraggio costante del territorio, anche grazie all’ausilio delle forze di polizia municipale, per tentare di fronteggiare direttamente la flagranza di reato qualora si presenti e muoversi in un sistema preventivo più che punitivo. Il cittadino viene richiamato, dal canto suo, anche a segnalazioni di tipo anonimo, che però si dimostrano utili poiché operate dal basso, da chi il territorio lo vive in prima persona. Altre problematiche che pendono sul social housing sono le attuali norme fiscali imposte anche agli IACP, enti chiamati oggi a rispondere non più solo alla domanda di una fascia di indigenti ma anche al nuovo ceto medio, costretto a fronteggiare una condizione assolutamente nuova data dalla congiuntura economica attuale. Continua poi ad essere reiterata la pratica dell’occupazione sine titolo degli immobili: la normativa consente infatti di attuare una serie di escamotage per ovviare al passaggio naturale delle case popolari a nuovi proprietari e garantire invece un lascito vero e proprio ai posteri, secondo una consuetudine meglio nota come voltura inter vivos. Una procedura tanto diffusa da porre il problema costante dell’edificazione di nuove strutture abitative preposte e creando il dilemma del cosidetto “consumo di suolo”: costruire sì ma dove? Un punto fermo in tal senso è stato posto con la Lr. 20/2009 relativa alle Norme per la riqualificazione paesaggistica: gli spazi verdi devono essere garantiti alle città e, come ribadisce più volte in corso d’opera il nostro Assessore, è necessario potenziare le zone di espansione dei comuni talora non valutate a sufficienza e non intaccare quegli spazi destinati all’agricoltura.

Noi di Ambiente&Ambienti abbiamo parlato anche di questo con Angela Barbanente in questa video-intervista.

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