Politecnico di Bari fondamentale per il BiArch

foto di gruppo

Idee, prospettive e progetti per la città e per il porto. Successo per la manifestazione che punta a diventare un appuntamento fisso

 

“Margini, confini, frontiere” è il titolo della prima edizione del BiARCH, Bari International Archifestival, tenutosi in città a settembre.

L’iniziativa, proposta dal Comune di Bari con il supporto del progetto scientifico redatto dal Politecnico di Bari, si è classificata al primo posto (su sei progetti proposti) nell’apposito bando nazionale ed è stata finanziata dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Il Festival, che ha ottenuto grande rilievo ed interesse pubblico, non solo in città, tanto   da chiederne a più voci una sua istituzione, si è articolato in tre sezioni seguendo il titolo della manifestazione:

I temi “Confini” e “Frontiere”, sono stati dedicati soprattutto ad esperimenti di riattivazione urbana attraverso linguaggi transdisciplinari quali cinema, fotografia, video con uno sguardo ai processi di appropriazione degli spazi comuni e di coabitazione nelle città. Il tema “Margini” invece, di grande rilevanza, è stato sviluppato dal Politecnico di Bari con il supporto scientifico del Dipartimento di Scienze dell’Ingegneria Civile e dell’Architettura (DICAR). “Margini” è stato dedicato a contesti del capoluogo connotati da condizioni di crisi della forma urbana, generate da cesure irrisolte, sia interne alla città consolidata che relative alle periferie e ai territori costieri. Ciò ha visto il coinvolgimento di circa 150 partecipanti, tra docenti del Poliba e di altre università italiane e internazionali, gli studenti di architettura e ingegneria del Poliba, professionisti di settore. Ciascuna di queste problematiche è stata indagata attraverso una mostra ed un workshop di progettazione tenutesi presso il Palazzo della Provincia (1-26 settembre) e il Teatro Margherita di Bari.

Mostra e workshop, articolati in tre sezioni corrispondenti ai temi assunti: “GreenVille”, dedicato alla riforma dei quartieri di edilizia residenziale pubblica, BlueVille”, votato alla riscrittura della città e dei paesaggi dell’informale costiero,  e “Port within the City”, alla relazione tra gli spazi della città e le aree portuali, sono stati accompagnati dalla presentazione dei progetti, da tre convegni e da due lectio magistralis tenute da Anne Lacaton (Lacaton&Vassall, Parigi, Premio Prizker 2021) e da Fernando Espuelas (UE_Madrid) sulle tecniche compositive di riforma del patrimonio edificato delle periferie e sui caratteri e sui valori dello spazio domestico.

BiArch ha favorito incontri e confronti di alto livello su temi di grande attualità dai quali è emersa la proposta di rendere periodica tale iniziativa così come ha sostenuto il Rettore del Politecnico, Francesco Cupertino, ovvero di “istituzionalizzare o replicare annualmente, a settembre, un evento come il BiArch”. Iniziativa, questa, che ha consentito di rafforzare le relazioni del Poliba con il territorio e di offrire suggerimenti per le azioni di governo”.

Soddisfatto anche il prof. Carlo Moccia, responsabile scientifico (assieme al prof. Francesco Defilippis) dell’iniziativa Poliba, neo Direttore del Dipartimento ICAR. “Il BiArch, aldilà della qualità dei temi affrontati e delle proposte, ha misurato anche l’enorme interesse del pubblico per una città, Bari in cui riflettere la qualità della vita. Non solo. Esso ha consentito la possibilità di portare all’esterno del Politecnico quello che facciamo nel nostro ateneo. Il successo dell’iniziativa può rappresentare un primo auspicato passo per rendere il BiArch un appuntamento fisso periodico di confronto e di proposte”.

Se la triennale di Milano o la biennale di Venezia sono riferimenti di prestigio nazionali ed internazionali irrinunciabili perché non aggiungere Bari, al sud, in un prossimo futuro?

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