Polignano a Mare: Costa Ripagnola, parla Mimmo Lomelo – Seconda parte

Prosegue l’intervista del presidente regionale dei Verdi Mimmo Lomelo che ricostruisce l’intera vicenda relativa all’istituzione del parco costiero di Costa Ripagnola.

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Costa Ripagnola parco Polignano a mare Regione PugliaParliamo ora del Comitato VIA. Ci sono due approvazioni (il 16 ottobre 2018 ed il 30 gennaio 2019, ndr) in merito alla realizzazione di un resort a Costa Ripagnola ed una terza (successiva al 29 luglio 2019, ndr) che dice che ci sono delle criticità. Ma il Comitato è cambiato ogni volta. Come si può uscire da questa situazione “imbarazzante”?

«La riunione del 5 agosto, naturalmente, ha messo in evidenza, grazie alla relazione abbastanza dettagliata dell’ing. Barbara Valenzano, le cose che il Comitato VIA non conosceva; quindi di fatto il Comitato era stato tratto in inganno nel dare la prima valutazione ambientale. Se prendo atto di aver fatto una determinazione o espresso un giudizio e quel giudizio è viziato dalla mancanza di conoscenza di quello che l’azienda ed i progettisti non mi hanno informato, è evidente che bisogna subito fare marcia indietro ed andare in un’altra direzione. Perché c’è una richiesta di finanziamento dei fondi europei PIA sull’intero progetto dei trulli e di località Iazzi Vecchi, che è a monte della SS16, di circa 350 metri quadri sulla carta, ma perché vengono fatte due VIA differenti? E a Iazzi Vecchi non fai la procedura di VIA? È stato chiesto un finanziamento sul progetto complessivo e non viene fatto una VIA unica su i due progetti? Per vedere l’impatto ambientale che aveva sul territorio. Iazzi Vecchi è praticamente di fronte ai trulli, dove si trova la stazione di benzina ERG, dov’è l’azienda Ripagnola. Lì c’era una vecchissima fabbrica di tabacco, del Conte Valentini, che agli inizi della seconda metà degli anni 50 del Novecento venne dismessa e trasferita a Polignano, per questioni di collegamento. Questo vecchio manufatto ora ha cambiato destinazione, fa parte del progetto complessivo ed è stato ammesso al finanziamento. Ora, nella procedura ci sono una serie di elementi veramente inquietanti sulla leggerezza, diciamo così, dell’Ente Regione e di come qualcuno abbia approfittato della mancanza di comunicazione tra i vari uffici. Però, oggi si è scoperto tutto, e quindi bisognerebbe mettere la palla al centro, verificare tutte le criticità. Ma fino ad ora non ho parlato ancora della vincolistica che c’è a valle della SS16».

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costa ripagnola
Il presidente regionale dei Verdi Mimmo Lomelo

Ma tutta la zona è vincolata sia a monte e sia a valle della SS16?

«No. Quella fortemente vincolata è quella a mare, lì insiste un vincolo panoramico, un vincolo paesaggistico, un vincolo archeologico. In più, negli anni ’80 sono intervenuti il Decreto Galasso con i Galassini (decreti emanati nel 1985 relativi a particolari aree, n.d.r.), e un vecchio vincolo, mi pare del 1974. Poi ebbi quell’opportunità ed inserii quell’emendamento alla Legge 19. Ma com’è possibile che abbiamo convinto le grosse imprese edili a spostarsi a monte per salvaguardare e tutelare quella bellezza e poi uno vuole fare da A7, ovvero deposito, trulletti, dei resort di lusso in quella zona? Lo trovo francamente fuori tempo, fuori storia fortemente lesivo della bellezza unica dei quei trulli. C’è un altro elemento che non abbiamo annotato facendo l’accesso agli atti e facendone copia. Ben 4 di quei trulli, di quei depositi, nel momento in cui Modesto Scagliusi acquista quei terreni nel 2004, vengono registrati al Catasto come A7, ovvero ville. Quindi è stato dichiarato il falso al Catasto. La cosa più grave è che loro dicono “abbiamo pagato di più di Fisco, che volete?”, però non mi pare un ragionamento giusto. Con il retro pensiero posso dire che, lì inizia il 2008, ci sono stati 8 progetti che forse avevano l’obiettivo iniziale di puntare ad avere 4 di quei trulli e trasformarle in ville e resort. È evidente che il giocattolo si è rotto nel momento in cui i riflettori sono stati accesi e abbiamo scoperto anche questa ennesima stortura dell’accatastamento».

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A questo punto, gli errori sono stati tanti, soprattutto da parte degli uffici e delle istituzioni…

«Bisogna anche aggiungere che nonostante la mancata conoscenza di tutte le carte, ci sono state ben 40 osservazioni da parte del Comitato VIA. Con tutte queste osservazioni, sembrava che la Serim avesse fatto intendere di voler lasciare tutto, ma il giorno dopo sono tornati alla carica in maniera abbastanza pregnante e pesante per cercare di forzare la mano e forzare la legge. Si capisce oggi perché: se c’era una proposta di finanziamento unico del progetto, ammesso anche a finanziamento, su 5 milioni di euro, loro chiedono 2 milioni, è evidente che anche con quelle prescrizioni vanno avanti, fuori dalla legalità. E noi a tutto questo non ci stiamo. Altro elemento della prima pagina del Permesso a Costruire, lo riporta anche il Comune, è che venendo a mancare tutti i posti parcheggio, è naturale che salta il parco urbano, che era la contropartita per imbrogliare le persone, per fargli fare quel tipo di operazione. Se viene a mancare la contropartita pubblica, quindi quello è un investimento privato con tutta la vincolistica che c’è, cade anche la convenzione, dove era scritto espressamente che “noi intanto ti diamo questa autorizzazione perché tu ci dai il parco urbano”. Il tentativo era quello di avere il progetto e di utilizzare tutta la struttura in maniera fortemente privatistica, privando il territorio di quella bellezza ed unicità che è rappresentata da Costa Ripagnola e Torre Incina».

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