“Pit stop” per il Nardò Technical Center

Pista di Nardò (Ph: Porsche)

Sospeso l’accordo di programma per l’ampliamento del Nardò Technical Center. Ambiente&Ambienti torna su una questione che segue da tempo, per ricostruirne tappe e sviluppi.

 

“La Regione, ancora una volta – dice il presidente Emiliano – dimostra di voler coniugare l’interesse pubblico sotteso alla realizzazione dell’intervento, con la tutela dell’ambiente. Per questo abbiamo preso una decisione in linea con il Ministero dell’Ambiente, per riconsiderare alcuni aspetti del procedimento a seguito delle specifiche indicazioni fornite dalla Commissione europea”.

Ntc, dal canto suo, ha preso atto della decisione che stoppa l’approvazione del piano di sviluppo del Test Center. “Abbiamo ricevuto una notifica ufficiale e siamo aperti – si legge in una nota – a proseguire il dialogo con tutti i partner coinvolti nel piano di sviluppo e con il pubblico. Il nostro obiettivo rimane quello di assicurare un futuro al Nardò Technical Center e di rafforzarne il ruolo di importante motore occupazionale ed economico per la regione” .

Questo, al momento, è l’ultimo capitolo di un grande investimento che prevede il raddoppio delle piste e che recentemente ha registrato un incidente mortale in pista, lo scorso 21 febbraio quando il collaudatore Mattia Ottaviano, 36 anni di Tuglie, driver di una ditta esterna, alla guida di una moto in fase di collaudo si è scontrato con un altro veicolo. In vista dell’accertamento tecnico non ripetibile (il 10 aprile verrà conferito l’incarico) per ricostruire la dinamica dell’incidente, sono stati notificati gli atti d’inchiesta per omicidio stradale ed omicidio colposo, a nove indagati.

Tutela del paesaggio, “non compensazioni”

Non possono essere estirpati con superficialità 200 ettari di bosco secolare e macchia mediterranea in una zona SIC (Siti di Importanza Comunitaria), a fronte di velleitarie compensazioni, che da subito sono tecnicamente insufficienti da una parte e irrealizzabili dall’altra”. Lo dichiara il vicepresidente del Consiglio regionale Cristian Casili che aveva posto la questione in V Commissione tra associazioni e strutture regionali competenti, con lo scopo di far emergere incongruenze rispetto alla compatibilità ambientale e paesaggistica degli interventi proposti. “La domanda che mi sono posto è perché gli interventi previsti non potessero essere realizzati all’interno dell’anello dell’Ntc Porsche, in aree già ben definite, invece che coinvolgere le zone all’esterno. Soluzioni alternative per l’allargamento delle piste e l’ammodernamento e ampliamento dei manufatti, che non andrebbero ad impattare sul paesaggio, tutelando così ambiente e posti di lavoro, ci sono e vanno prese in considerazione. Abbiamo sempre avuto piena consapevolezza dell’importanza del progetto, ma – ha spiegato – è indispensabile coniugare ambiente, lavoro e sicurezza su un territorio che ha la minor superficie boschiva di tutta Italia”.

Già all’inizio di febbraio, in seguito al ricorso al Tar depositato il 22 gennaio da Italia Nostra, dal Gruppo di Intervento Giuridico e dal comitato Custodi del bosco dell’Arneo, Casili sottolineava che “nei documenti dei progettisti, le aree adiacenti agli impianti preesistenti, non sono state valutate perché consumerebbero ulteriore suolo, il che risulta paradossale: meglio estirpare migliaia di lecci e macchia, consumando non solo suolo ma anche vegetazione? Leggendo la documentazione presentata da Ntc è chiaro che non sono state prese in considerazione queste alternative, che sono state licenziate in poche righe. Nell’anello ci sono aree che potrebbero essere usate per l’allargamento della pista, senza andare ad impattare così pesantemente sul paesaggio circostante. Il Comitato ‘Custodi del Bosco d’Arneo’ ha lanciato una petizione per salvare la foresta, che ha raggiunto le 40.000 firme, segno delle perplessità del territorio. Capiamo l’importanza del progetto, ma riteniamo imprescindibile continuare ad analizzare le tante criticità che questo comporterebbe da un punto di vista ambientale”.

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Per il consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani e presidente Movimento Regione Salento, la sospensione dell’accordo di programma per l’ampliamento della pista di Nardò è stata una risposta “dovuta” al territorio salentino, “un patto calato dall’alto sulla base di un presunto interesse pubblico. Una forzatura che abbiamo contestato da subito, evidenziando tutte le opacità dell’accordo”.

Firma dell’accordo di Nardò (Ph Regione Puglia)

Lo scorso agosto aveva presentato un’interrogazione urgente, chiedendo di sospendere le procedure di esproprio dei suoli interessati dal piano di ampliamento per tutelare i legittimi interessi dei proprietari dei suoli da requisire. “Contestavamo il tracciato disegnato alla cieca, senza verificare o senza preoccuparsi dei danni all’ambiente e all’economia locale e chiedevamo di aprire un tavolo di confronto con le associazioni agricole e ambientaliste, in modo da individuare possibili percorsi che non penalizzassero le attività produttive insediate nella zona individuata per l’espansione”. Ora che si va in questa direzione “di buon senso”, in linea con il Ministero e le indicazioni arrivate dalla Commissione europea, l’auspicio è che si arrivi “ad un piano di ampliamento ben ponderato, rispettoso del paesaggio e delle realtà produttive che insistono sul territorio e che non possono essere cancellate con un colpo di spugna, senza negoziazione e senza confronto con le parti interessate”.

I primi di settembre, all’indomani della firma, Pagliaro aveva contestato in un’interrogazione urgente il presupposto della pubblica utilità posto alla base del progetto avallato dalla Regione Puglia. Dopo il polverone sollevato sulla legittimità degli espropri e sul sacrificio ambientale di 351 ettari da disboscare fra Nardò e Porto Cesareo per ampliare il Centro Porsche, che occupa già 700 ettari nel territorio di Nardò, “l’azienda  – diceva – presentò un tardivo e approssimativo piano delle compensazioni, maldigerito e rispedito al mittente da molti proprietari e contestato da cittadini e ambientalisti, nel silenzio assordante della Regione determinata invece a procedere con il progetto”.  Oltre a chiedere l’azzeramento della delibera sugli espropri, “un bulldozer sul diritto di proprietà di agricoltori, allevatori e titolari dei terreni di Nardò e Porto Cesareo”, contestava le compensazioni annunciate, “che – diceva – appaiono un espediente per giustificare la pubblica utilità: la vaga promessa di una riforestazione delle aree verdi incluse nella superficie da espropriare; la realizzazione di un centro di prevenzione incendi del quale non sono stati esplicitati i compiti rispetto a quelli dei vigili del fuoco; la  realizzazione di un hub per l’elisoccorso che dovrà assicurare il servizio h24 a spese della Regione, anche per il personale di volo e di terra”. Su ques’utlimo punto in particoalre, sottolineava le difficoltà di assicurare interventi salvavita visti i problemi logistici e di traffico: “Il paziente elitrasportato che atterri nel centro collaudo di Nardò dovrà essere trasbordato su un’ambulanza e da lì percorrere 27 chilometri per raggiungere l’ospedale più vicino di Copertino, o 39 chilometri per arrivare all’ospedale di Lecce, oltretutto con strade strette e tortuose, intasate dal traffico soprattutto in estate”.

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Il Piano di sviluppo industriale per Ntc

Era stato sottoscritto il 29 agosto l’Accordo di Programma tra Regione Puglia, Consorzio Asi Lecce e Comuni di Nardò e Porto Cesareo il masterplan propedeutico alla realizzazione del “Piano di sviluppo di Nardò Technical Center”, che mirava a rendere ancor più attrattivo il centro di prova dei veicoli che rappresenta un’eccellenza a livello europeo da oltre 60 anni e che dal 2012 è gestito da Porsche Engineering.

L’accordo prevedeva la realizzazione di opere pubbliche di notevole interesse quali:

  1. realizzazione di un centro di elisoccorso attrezzato con eliporto e annesse strutture sanitarie integrato nel sistema regionale per le emergenze e la sicurezza sanitaria nell’area del Sud Salento;
  2. realizzazione di opere di rinaturalizzazione e forestazione naturalistica finalizzate alla valorizzazione paesaggistica ed ecologica del territorio ampliando boschi e macchia mediterranea sia in aree demaniali esistenti, sia in aree di proprietà del Nardò Technical Center, sia in ulteriori aree da acquisire per ampliare le zone di rilevanza per l’habitat caratteristico dei luoghi e creare corridoi ecologici connessi a itinerari ciclopedonali ai fini di uno sviluppo turistico eco-compatibile;
  3. realizzazione di un Centro Visite polifunzionale, completo di attrezzature audiovisive e multimediali, mediante riqualificazione di edifici esistenti, da mettere a disposizione della Riserva Regionale Orientata Palude del Conte e Duna Costiera;
  4. implementazione del centro di prevenzione e sicurezza antincendi per tutelare le aree boscate e protette sia all’interno sia all’esterno del compendio Ntc, comprendente un sistema di monitoraggio a raggi infrarossi per il rilevamento di eventuali focolai in un raggio di circa 10 km ed un sistema di mezzi antincendio collegati ed integrati con il sistema nazionale dei Vigili del Fuoco.

Oltre alle opere pubbliche previste con oneri a carico del Nardò Technical Centre, il Piano industriale prevedeva nuove assunzioni e un rilevante incremento delle presenze di operatori e addetti ai lavori provenienti da tutta Europa, indotto considerato positivo per le strutture ricettive e tutta la filiera collegata al turismo d’affari.

L’iter approvativo del progetto era durato oltre due anni e il coinvolgimento degli enti pubblici derivava “dall’importanza dell’investimento e dalla necessità, condivisa da tutti i soggetti partecipanti all’accordo di programma, di salvaguardare l’attività del centro di eccellenza in Puglia, evitando che la Porsche spostasse l’investimento in altri Paesi europei pronti ad accogliere un’attività di rilievo internazionale”.

“Abbiamo firmato  l’accordo di programma – aveva  detto nell’occasione il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano – che consentirà a Porsche di realizzare il più importante centro mondiale di collaudo di automobili e, in particolare, delle cosiddette supercar. Sorgerà in quello che era un vecchio sito industriale nell’area del Consorzio Asi, cinquant’anni fa destinato dalla Fiat a pista di collaudo. Successivamente ci fu un lunghissimo abbandono dell’area, che ha determinato anche la crescita della vegetazione. Questo accordo di programma tutela totalmente la vegetazione e consente una complessiva messa a disposizione delle aree verdi, che verranno manutenute dalla stessa Porsche per garantire quello che nel frattempo l’abbandono dell’area industriale aveva determinato. L’accordo inoltra dota l’area di un sistema di antincendio e di controllo e prevede la realizzazione di un eliporto che sarà utilizzato da tutti i cittadini pugliesi per esigenze sanitarie. Siamo davanti a una bella storia che consentirà di rendere famosi nel mondo Nardò e il Salento, perché a questa pista faranno capo i team di quasi tutte le più importanti case automobilistiche. Immaginate che esiste un colore della Ferrari che viene chiamato ‘grigio Nardò’ proprio perché la Ferrari fa i collaudi delle sue auto su questa pista. Per tutti questi motivi, questa è una giornata molto importante. Adesso aspettiamo che i consigli comunali di Nardò e di Porto Cesareo diano il loro assenso a questo importante accordo”.

Il progetto, aveva spiegato l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Alessandro Delli Noci, prevedeva azioni per la tutela dell’ambiente e del paesaggio attraverso opere di rinaturalizzazione e forestazione naturalistica e opere importanti di pubblico interesse come il centro di elisoccorso. “Tutti i terreni espropriati – aveva detto – non avranno nessun utilizzo industriale e faranno parte delle compensazioni ambientali, che prevedono azioni di ricostruzione della macchia mediterranea e di alcuni terreni che erano inutilizzati e che adesso verranno riforestati. Incontreremo i proprietari terrieri per risolvere le eventuali problematiche sollevate dagli espropri. Voglio rassicurare tutti sul fatto che l’impatto industriale sul territorio sarà assolutamente positivo”.

Per il presidente del Consorzio Asi di Lecce Massimo Albanese, si era riusciti a contemperare le esigenze del privato con quelle di tutela pubblica e sviluppo ambientale. “Siamo davanti – aveva detto – a un modello di sviluppo che contempla lo sviluppo industriale, la creazione di posti di lavoro, lo sviluppo ambientale e anche la possibilità di uno sviluppo agricolo. Le istituzioni coinvolte hanno agito bene e con lungimiranza. Sono convinto che vedremo i frutti nei prossimi anni, ma anche nei prossimi decenni”.

Regione Puglia e Porsche Engineering già nel 2014, avevano sottoscritto un piano di gestione sostenibile del territorio. “Oggi – aveva detto l’allora residente della Regione Puglia Nichi Vendola – c’è da approfondire la conoscenza puntuale e nel dettaglio di qualunque ingrediente affinchè si possa capire cosa fare e cosa sia necessario fare, partendo dalla peculiarità di un sistema, come quello per esempio della macchia mediterranea. Occorre cercare di salvaguardare e valorizzare ciò che di bello e di naturalisticamente interessante c’è nel territorio. La condivisione del Piano di sviluppo con i Comuni e con la Regione rappresenta sicuramente una buona pratica”.

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La grande pista per le auto del futuro

Il Nardò Technical Center, a livello internazionale noto come Nardò Ring, si trova al confine delle province di Brindisi, Taranto e Lecce copre oltre 700 ettari con più di 20 piste di prova e un circuito a 4 velocità, in un centro integrato per il test ad alte prestazioni, la validazione e lo sviluppo del veicoli intelligenti e connessi.

Gestito dal 2012 da Porsche Engineering Group GmbH, è stato fondato nel 1975 e offre servizi di ingegneria all’avanguardia per testare le vetture di oltre 90 case automobilistiche in tutto il mondo. L’anello dell’alta velocità del Nardò Technical Center nel Salento è unico al mondo con una lunghezza di 12,6 chilometri, consentendo di testare i veicoli in condizioni estreme. Nel corso della sua storia, ha ospitato prove di notevole importanza, stabilendo diversi primati di rilevanza internazionale.

L’acquisizione da parte di Porsche ha rappresentato un “importante arricchimento” per la casa automobilistica tedesca. “Fin dall’inizio, Nardò è stata una pietra miliare per lo sviluppo e i test dei nostri veicoli, grazie ai suoi tracciati speciali e alla profonda esperienza nei test. Negli ultimi dieci anni – aveva detto nel maggio ‘22 Michael Steiner, membro del comitato esecutivo per la ricerca e sviluppo di Porsche AG e presidente del comitato degli azionisti di Porsche Engineering – si è evoluto sostanzialmente, consentendo a noi stessi e ai clienti di tutto il mondo di sviluppare e convalidare i veicoli futuri in modo ancora più efficiente”.

Facendo un bilancio dei primi 10 anni di gestione, Porsche spiegava che:

  • 80 milioni di euro sono stati investiti nell’ammodernamento e nell’avanzamento tecnologico delle infrastrutture, che comprendono piste, officine e sistemi di sicurezza.
  • Il famoso anello, lungo 12,6 chilometri e con un diametro di quattro chilometri, è stato completamente rinnovato nel 2019, includendo cavi in fibra ottica per la trasmissione veloce dei dati oltre a diverse opportunità di segnaletica stradale per validare la guida automatizzata.
  • Su tutto il terreno di prova sono state installate stazioni di ricarica ad alta potenza, gettando così le basi per i futuri veicoli elettrici.
  • Sono stati istituiti percorsi e infrastrutture aggiuntivi per testare le funzioni connesse e automatizzate dei veicoli di prossima generazione, con una rete privata 5G che consentirà presto nuovi servizi e una trasmissione dati ancora più veloce.
  • Durante i dieci anni di gestione di Porsche Engineering, il numero dei dipendenti a tempo indeterminato è aumentato di oltre il 50% (da 105 nel 2012 a oltre 160 nel 2022).

Nell’ottobre 2022, in una nota, il gruppo Porsche aveva messo in evidenza gli interventi per la sostenibilità del Centro Tecnico di Nardò, dalla protezione del clima alla cooperazione educativa regionale. “Per ridurre la propria impronta di carbonio, l’Ntc si sta concentrando principalmente sull’evitare le emissioni di anidride carbonica utilizzando fonti di energia rinnovabile. A ciò si aggiungono ampie misure per aumentare l’efficienza energetica. L’NTC mira a ridurre i viaggi d’affari e a costruire in futuro eventuali nuovi edifici sul sito utilizzando materiali sostenibili. L’obiettivo è quello di compensare le inevitabili emissioni di CO? a tutti i livelli. I progressi compiuti verso questi obiettivi possono però essere misurati in modo efficace solo quando si dispone di una conoscenza esatta della situazione di partenza”. Ecco perché il primo passo è stato fare il punto: “Abbiamo determinato la nostra impronta di carbonio secondo lo standard internazionale ISO 14064”, riferiva Salvatore Baldi, Senior Manager for Facilities Management e membro dell’Energy Team. “La nostra missione è ridurre le emissioni ogni anno. Quando si tratta delle proprie emissioni, Ntc ha tutte le leve. I dispositivi di misurazione intelligenti (contatori intelligenti) forniscono una panoramica dettagliata e una gestione ottimale dei flussi energetici. Monitorano i consumi elettrici, ad esempio negli uffici o presso le colonnine di ricarica Ntc”.

La protesta degli ambientalisti

Contro l’ampliamento della pista, l’associazione ambientalista Italia Nostra ha depositato a febbraio un ricorso al Tar Puglia insieme al comitato Custodi del Bosco d’Arneo Onda Verde e GrIg, ritenendo che fosse indispensabile il dibattito pubblico e riscontrando che la procedura in deroga agli obblighi di tutela degli habitat in zona Sic si fosse conclusa senza che fossero state valutate soluzioni alternative.
Il centro di sperimentazione fra i più importanti e rinomati  del mondo, infatti, è immerso in un contesto di altissimo pregio paesaggistico e naturalistico, tra la Riserva regionale Palude del Conte e il bosco dell’Arneo, 200 ettari di macchia mediterranea. 

Il progetto però prevede anche  l’espropriazione per pubblica utilità di 351 ettari di terreni appartenenti a 134 diversi proprietari della costa ionica del Salento. Proprietà con spesso annesse abitazioni o attività commerciali.

Firma dell’accordo di Nardò (Ph Regione Puglia)

In corrispondenza della sospensione dell’accordo la Sezione Sud Salento di Italia Nostra che, sin dall’agosto scorso, si era attivata per tutelare l’habitat naturale ha commentato con una nota firmata da Marcello Seclì e Mario Fiorella in cui ricorda che “era stata proprio la Sezione Sud Salento di Italia Nostra che, unitamente al Comitato Custodi del Bosco dell’Arneo e al Gruppo di Intervento Giuridico, aveva chiesto nelle scorse settimane al Presidente Emiliano e ai Componenti della Giunta regionale pugliese la sospensione – in autotutela e in applicazione dell’ Art. 28 del Codice dell’Ambiente, dei relativi provvedimenti in presenza di impatti ambientali negativi, imprevisti, ulteriori o diversi, l’interruzione dei lavori, anche al fine di evitare imminenti ed irreparabili pregiudizi ai beni ambientali, attraverso la sospensione dell’efficacia della Delibera della Giunta regionale pugliese n.1096 del 31 luglio 2023 e del Decreto n. 537 del 20 novembre 2023, emesso dallo stesso presidente Emiliano, con i quali si approvava e si dava esecutività all’Accordo di programma con la Nardò Tecnical Center della Porsche.

Tale richiesta, conseguente al ricorso al Tar di Bari presentato dalle suddette associazioni, era motivata da una serie di ragioni tra cui la mancanza del preventivo dibattito pubblico, come previsto dalla L.R. n. 28/2017, che non aveva consentito un’adeguata conoscenza e valutazione da parte dei portatori di interessi diffusi, degli impatti ambientali dell’opera e che tale carenza aveva inciso nella valutazione dei presupposti per la procedura di deroga in presenza di valutazione di incidenza negativa sul sito, violando così l’Art. 6 della Direttiva “Habitat”, per la mancanza di una rigorosa valutazione delle soluzioni alternative, violazione che Italia Nostra aveva dettagliatamente segnalato alla Commissione Europea, che poi si era attivata riservandosi di valutare la sussistenza dei presupposti della procedura di deroga. Nel frattempo dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Puglia è pervenuto l’invito alla Sezione Sud Salento di Italia Nostra, unitamente al Comitato Custodi del Bosco dell’Arneo e al Gruppo di Intervento Giuridico, ad un incontro da tenersi nei prossimi giorni per discutere proprio in merito all’Accordo di programma relativo al Progetto della N.T.C. della Porsche. Per tale incontro le associazioni invitate si stanno attivando per conoscere i termini del provvedimento adottato dal presidente Emiliano e i relativi atti pervenuti alla Regione Puglia da parte della Commissione Europea”.

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