Piano Regionale Rifiuti, Italia Nostra, Legambiente e WWF sul piede di guerra

discarica abusiva ecoballe_SP 18 Venosa-Gaudiano
Quale futuro per il Piano Regionali Rifiuti?

Le tre associazioni più importanti di Puglia all’indomani del via libera al Piano rifiuti da parte della V Commissione ambiente indicano le criticità del documento e esprimono preoccupazione sulla riduzione delle distanze degli impianti dai siti Natura 2000, sulla concessione dell’esclusività al trattamento del CSS, sulla mancanza di piani chiari per la chiusura delle discariche e sulla mancanza della valutazione d’impatto sulla salute umana

Dopo il sì a maggioranza della Quinta commissione ambiente al Piano regionale Rifiuti urbani, le sezioni pugliesi di WWF, Legambiente e Italia Nostra compatte attaccano il documento, prima che questo venga discusso in aula ed approvato. Invocando la legge regionale sulla partecipazione chiedono anzitutto che il Piano Rifiuti venga discusso dai territori, proprio perché nella sostanza presenta impatti significativi sull’ambiente, sul patrimonio culturale e sulla vita di ogni cittadino pugliese.

Le tre associazioni ricordano i grandi progressi fatti dalla Puglia nel campo della raccolta differenziata che nei primi mesi del 2021 si attesta sulla media del 58,34%, i 113 Comuni Ricicloni che hanno raggiunto o superato l’obiettivo di legge del 65 % svolgendo correttamente la Raccolta Differenziata, ma che sono solo il 44% del totale. Risultati che vanno nella direzione dell’economia circolare mentre il Piano sembra virare verso l’ormai superata economia lineare.

“Il passaggio da un’economia di tipo lineare ad una di tipo circolare è possibile solo grazie alla diffusione delle azioni messe in campo dalle amministrazioni virtuose e dai Sindaci che pongono maggiore attenzione alla gestione dei rifiuti prodotti dai loro cittadini. – sostengono Italia Nostra-Puglia, Legambiente Puglia e WWF Puglia Bisogna dare una risposta concreta attraverso un incisivo intervento regionale che applichi l’obbligo della tariffazione puntuale su tutto il territorio regionale, in nome del principio “chi inquina paga”. Oppure penalizzando economicamente lo smaltimento in discarica dei rifiuti. Il modello di comportamento usato sino ad oggi non ha portato i suoi frutti e le conseguenze ancora una volta le stanno pagando i cittadini che, nonostante il raggiungimento del 65% di RD, invece di vedere diminuire le proprie tasse continuano a pagare il prezzo del non scelte politiche”.

In sintesi, ecco gli aspetti critici dell’attuale proposta di Piano Regionale dei Rifiuti.

Piano Regionale Rifiuti Urbani, cosa c’è che non va

  • La mancanza di step e obiettivi legislativi chiari e precisi, che portino entro il 2030 alla raccolta differenziata spinta e alla tariffazione puntuale in tutti i Comuni della Regione.
  • La scelta della termovalorizzazione che, per inciso, è al fondo della piramide dell’economia circolare tant’è che non sono previsti incentivi e finanziamenti. Come Transizione ecologica e il PNRR vanno in direzione contraria a tale ipotesi di smaltimento/trattamento dei rifiuti.
  • la creazione di un solo impianto aggiuntivo di produzione e di trattamento delle frazioni della raccolta differenziata, che non consentirebbe il soddisfacimento al 2025 della necessità complessiva. Di qui la proposta delle associazioni di infrastrutturare tutta la Puglia con impianti di riciclo e riuso (senza aprire nuove discariche, termovalorizzatori o impianti di TMB – trattamento meccanico biologico), rendere autosufficiente ogni provincia con produzione di biometano e compost di qualità, impianti per riciclare tutti i rifiuti da cui estrarre risorse, moltiplicare i centri di riuso e smaltimento in sicurezza dei rifiuti contenenti amianto, riciclo dei pannelli fotovoltaici a fine vita e degli impianti eolici dismessi.
  • Altra proposta, un piano di intervento, messa in sicurezza, monitoraggio ante, durante e post di discariche poste sotto sequestro o attualmente chiuse, (vedi Conversano, Trani e Corigliano d’Otranto). Inoltre se si vuole riattivare in parte tali discariche deve essere ben specificata la tipologia di rifiuti da destinare, privilegiando inerti, ma soprattutto NON autorizzando in tali discariche l’accoglimento di rifiuti di altre Regioni, come accaduto di recente con la Regione Lazio.

    La discarica Martucci, tra Conversano e Mola (Foto Ruben Rotundo)
    La discarica Martucci, tra Conversano e Mola (Foto Ruben Rotundo)
  • Tornando alle osservazioni, indice puntato contro i Criteri per la definizione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento rifiuti che non contemplano la componente “salute umana”, che è uno dei capisaldi della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) – e che non può essere derubricata ad una generica tutela della popolazione. “Una lacuna del Piano – spiegano WWF, Legambiente e Itslia Nostra, che potrebbe permettere la realizzazione di impianti di coincenerimento e/o di termovalorizzazione in ambienti industriali o pseudoindustriali (come già accade nella zona ASI Bari/Modugno) che prescinderebbe dal reale contesto insediativo del territorio interessato con le immaginabili ricadute negative in termini socio/sanitari/economici.
  • Continuando si fa notare che è stata di colpo modificata l’area buffer di 500 mt per i siti della rete Natura 2000, portandola a 100 mt facendo riferimento a quanto previsto dal PPTR, anche se la giurisprudenza mette al di sopra gli interessi preminenti, come è appunto il caso del patrimonio ambientale della rete Natura 2000, preminente come pubblico interesse di una collettività più ampia, rispetto all’attività di gestione dei rifiuti, di livello regionale, che implica più fattori di impatto ambientale e, conseguentemente, al loro impatto cumulativo (aumento del traffico anche pesante, rumore, emissioni, polveri, ecc.).  La richiesta è di riportare a 500 mt il buffer, per tutelare in modo particolare i siti natura 2000 e le aree protette in Puglia.
  • Tornando alle proposte, “sarebbe opportuno elaborare specifici progetti di bonifica delle aree inquinate. Uno scenario di maggior dettaglio conoscitivo consentirebbe una valutazione puntuale relativamente al completamento degli interventi finalizzati alla chiusura per la realizzazione delle “coperture” delle discariche”
  • Per quanto riguarda il Piano dei Fanghi di depurazione del servizio idrico, le tre associazioni ritengono fondamentale una linea chiara e decisa sulla metodologia prevalente e prioritaria da utilizzare separando nettamente le azioni per i Fanghi idonei e quelli non idonei al riutilizzo, puntando in modo prevalente sull’massimo riutilizzo di quelli idonei in agricoltura.
  • Nella sezione conoscitiva per l’analisi impiantistica viene affermato che vengono considerati come esistenti gli impianti per i quali sono ancora in corso gli iter autorizzativi. Per gli impianti destinati al recupero energetico, a fronte dei tre attualmente autorizzati ed in esercizio, ne sono elencati ulteriori tre: uno per coincenerimento non ancora in esercizio ed altri due da realizzare. Pertanto, nella realtà dei fatti, nel Piano è previsto un incremento, pari quasi al doppio degli impianti di termovalorizzazione confermando il primato della Puglia come regione con il più quantitativo di rifiuto urbano inviato a coincenerimento.

 

“La politica abbia il coraggio di fare scelte incisive e decise in termini di tutela dell’ambiente, dell’uomo e delle comunità in cui viviamo”, si conclude la lunga nota di WWF ,Legambiente e Italia nostra. Che promettono di vigilare affinchè l’ambiente e l’uomo siano sempre al centro delle politiche di programmazione della Regione.

QUI il testo completo del documento di Italia Nostra Puglia, Legambiente Puglia e WWF Puglia.

 

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