Piano pugliese coste, la sicurezza viene prima degli ombrelloni

Foto di Gianni Crestani da Pixabay

“Non c’è economia sana se non c’è biosfera sana”. Il geologo e comunicatore Mario Tozzi lo aveva detto in occasione dell’istituzione della prima Giornata regionale della Costa lo scorso 10 aprile.

 

L’Ordine dei Geologi di Puglia si dice “semplicemente basito” dalle dichiarazioni di Stefano Lacatena, consigliere regionale delegato per le materie “Paesaggio e Urbanistica, Pianificazione territoriale, Assetto del territorio” che, puntando il dito sul “flop” del Piano regionale delle Coste, tra le criticità include il mancato utilizzo in concessione balneare, delle falesie e delle aree sottoposte a vincolo idrogeologico.

Giovanna Amedei, presidente dell’Ordine Geologi Puglia, oltre a ricordare l’instabilità geomorfologica delle aree sottoposte a vincolo e quindi interdette all’uso, spiega in una nota perché guadagnare qualche metro da destinare ai bagnanti non è una condizione che può essere anteposta alla sicurezza.

Le gestione degli effetti dell’erosione costiera e le azioni di contrasto scaturiscono dall’impatto del fenomeno naturale (venti, correnti vicine alle spiagge, innalzamento del livello del mare, subsidenza del suolo e apporto liquido e solido dei fiumi a mare) sugli “interessi” antropici localizzati. Si tratta di infrastrutture, aree insediative, balneari, agricole o produttive, che sorgono in un ambiente fortemente dinamico come quello dei litorali.

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Torre dell’Orso.Foto di Mariachiara Minoia da Pixabay

Il tormentone estivo delle spiagge

Puntuale come l’estate, l’argomento “gestione delle spiagge” torna al centro dell’attenzione non appena s’iniziano a frequentare lidi e stabilimenti balneari, come se la tutela ambientale e paesaggistica, che dovrebbe proteggere le nostre coste da erosione, inquinamento, abusivismo e rifiuti, dovesse essere d’interesse pubblico solo quando ci serve un luogo dove piazzare ombrelloni e lettini.

Di spiagge pulite, accessibili, non cementificate, sicure e balneabili ci si dovrebbe preoccupare tutto l’anno e con strumenti normativi efficaci perché la Puglia, come l’Italia, vive e interagisce con il mare costantemente, con i suoi circa 900 km di litorale, e dovrebbe essere un interesse collettivo, non dei gestori di stabilimenti balneari, prendersene cura. In questo senso, oltre a leggi paesaggistiche servirebbe soprattutto monitorarne l’applicazione.

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Flop e ritardi di una legge di 13 anni fa

In V Commissione Ambiente, si è fatto il punto conclamando i ritardi: solo 8 comuni hanno approvato il piano coste comunale, fra cui Lecce. Ugento è in fase di approvazione definitiva e dovrebbe concludere il procedimento entro fine mese e ci sono altri 3 comuni per i quali è in fase di approvazione. Sono invece 25 i comuni che hanno una bozza di piano mentre per 14 si è in fase di presa d’atto. Una ventina hanno bozze superate. Dal 2019, sono stati 25 i comuni commissariati per la redazione dei piani ma nei 180 giorni supplementari non si è mai arrivati a redigere i piani.

Stefano Lacatena, consigliere di Con Emiliano alla Regione ma in quota Forza Italia a Monopoli, dove è consigliere comunale, punta il dito contro il Piano delle Coste, un “flop che i numeri fotografano con precisione: solo 8 su 69 comuni costieri della Puglia hanno adottato i piani comunali”. Posto che il provvedimento regionale dava 4 mesi per mettersi in regola e dalla delibera sono passati 13 anni, “il risultato è un totale fallimento”. Il problema, spiega in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno, starebbe nel Piano stesso: “Impone procedure estremamente articolate e ha una struttura che potenzialmente metterebbe in crisi l’intero settore balneare. Davanti a queste difficoltà – dice – è chiaro che i sindaci abbiano preferito fare un passo indietro”.

Secondo il consigliere regionale, e qui viene il punto che i Geologi pugliesi contestano, tra le criticità del Piano ci sono “l’esclusione della vista utile delle spiagge in concessione con profondità inferiore a 15 metri oppure il mancato utilizzo delle falesie e delle aree ricomprese all’interno delle zone a rischio idrogeologico. Sembra – ha detto – una normativa fatta ad hoc per non consentire alcun utilizzo organizzato della risorsa demaniale”.

Il freno delle aree vincolate

Foto di Gianni Crestani da Pixabay

La replica non si è fatta attendere. “Leggere alcune affermazioni del consigliere regionale Stefano Lacatena in merito ai Piani Comunali delle coste, in Puglia lascia semplicemente basiti. Non parlo di certo del flop dell’approvazione dei suddetti Piani Comunali delle Coste, le cui cause sono diverse e ‘variegate’ ma circa le affermazioni sul mancato utilizzo delle falesie e delle aree sottoposte a vincolo idrogeologico”.

La presidente dell’Ordine Geologi Puglia Amedei spiega che le coste a falesie sono molto diffuse in Puglia e presenti per il 21% dei 940 km della costa regionale. “L’instabilità delle falesie è dovuta a una serie di complessi fattori geologici quali ad esempio la disposizione e natura degli strati e delle fratture, la presenza o meno di falde contenute nei corpi rocciosi, le geomorfologie della costa, la capacità degli ammassi a sostenere le pressioni antropiche. Tale instabilità è accelerata dai processi di erosione costiera legati all’azione del mare, un fenomeno attuale e in crescita in Puglia che a causa dei crolli registrati sul Gargano, nel Salento e nel Barese ha portato diverse amministrazioni costiere a chiuderne l’accesso pubblico. Questo per evidenziare che i ‘vincoli’ idrogeologici vengono inseriti a tutela della sicurezza pubblica e a difesa di quella costa in alcuni casi già fortemente violata dall’azione dell’uomo con opere, abusive e non, realizzate a ridosso del mare”.

Continua Amedei: “Sarebbe decisamente ‘preferibile’ monitorare le coste a rischio e soprattutto dar vita a quelle progettualità finalizzate alla messa in sicurezza del territorio nei cui studi, quelli geologici, sono imprescindibile base di conoscenza. La ricerca di qualche metro in più di costa utile per il calcolo dei tratti concedibili non deve essere la finalità degli studi sui nostri paesaggi costieri ma al massimo potrà costituire uno degli esiti conclusivi di approfondite analisi anche geologiche in cui la sicurezza e la sostenibilità devono costituire le linee guida. E sarebbe anche auspicabile la presenza dei Geologi come degli altri Ordini, alla stesura di nuove norme per i Piani Comunali delle Coste o dei litorali in generale”.

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I limiti del Piano Coste e la proposta di una revisione

Lacatena ha spiegato di aver chiesto in Commissione Ambiente un report che analizzi i km di costa pugliese evidenziano il rapporto tra spiagge libere e spiagge in concessione ma anche di voler chiedere un aggiornamento del Piano del 2011 per “armonizzare la normativa” delle coste con le leggi di pianificazione del territorio e fare in modo che “la futura legge sulla gestione del demanio sia decisamente più flessibile di quella attuale”. Per questo propone un percorso di partecipazione allargato a Comuni, associazioni balneari e operatori del settore.

Il piano messo a punto nel 2011 dall’Assessorato Trasparenza e Cittadinanza Attiva, Settore Demanio e Patrimonio in collaborazione con i dipartimenti di Architettura e Urbanistica, di Ingegneria delle Acque e di Chimica e il Laboratorio di Ricerca e Sperimentazione per la Difesa delle Coste (Lic) del Politecnico di Bari, disciplina l’utilizzo delle aree del Demanio Marittimo, con le finalità di garantire il corretto equilibrio fra la salvaguardia degli aspetti ambientali e paesaggistici del litorale pugliese, la libera fruizione e lo sviluppo delle attività turistico ricreative.

Il piano prevede il divieto di rilascio, rinnovo e variazione di concessioni demaniali in determinate aree con relative fasce di rispetto: lame, foci di fiume o di torrenti o di corsi d’acqua, canali alluvionali, coste a rischio di erosione in prossimità di falesie; aree archeologiche e di pertinenza di beni storici e ambientali. Inoltre nelle aree classificate come siti di interesse comunitario (Sic) e zone di protezione speciale (Zps) e, nelle aree caratterizzate da dune e da macchia mediterranea, il rilascio e la variazione della concessione demaniale è subordinato alla preventiva valutazione favorevole d’incidenza ambientale che deve essere effettuata e rilasciata dall’ufficio regionale competente.

Incontro del Coordinamento tra Direzione marittima e i 69 Comuni costieri in Fiera del Levante nel 2023 (Ph Regione Puglia)

E le spiagge libere? Nel piano è previsto che il litorale disponibile debba essere destinato per il 40% ai privati e per la resto a spiagge libere o libere con servizi. La spiaggia sarà concessa in lotti non superiori, però, a cento metri lineari fronte mare e con particolari condizioni legate al territorio. Inoltre tra un lotto e l’altro deve essere prevista una “fascia perpendicolare rispetto alla spiaggia” di 5 metri di larghezza.

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In 5 mila pagine tra norme e rigide prescrizioni a carico dei privati che hanno la gestione in concessione delle spiagge, impone ai comuni costieri di approvare i piani comunali costieri. Naturalmente il Prc non è un progetto chiuso ma uno strumento dinamico soggetto a verifiche e aggiornamenti periodici attuati dalla Regione e dagli enti con il fine di e mira ad accelerare la pianificazione locale del territorio costiero al di là della gestione del territorio demaniale.

“Il mare e il paesaggio costiero sono i due elementi portanti che rappresentano la nostra regione, anche il turismo è in gran parte basato su queste due nostre ricchezze. Il delicato sistema costiero deve essere utilizzato con attenzione, deve essere curato e tutelato in maniera che possa svolgere il suo ruolo di attrattore e di elemento centrale per lo sviluppo del nostro territorio”. Così diceva l’assessore regionale all’ambiente Anna Grazia Maraschio nel marzo 2023 quando in Fiera del Levante si era riunito un coordinamento tra la Regione Puglia, la Direzione marittima e i 69 Comuni costieri, per semplificare le complesse procedure di gestione degli 865 chilometri di costa pugliese.

Abbiamo il dovere di proteggere una bella e delicata risorsa naturale e l’interesse di mantenere elevata la qualità di un pilastro fondamentale dell’economia pugliese”, aveva aggiunto nella stessa occasione l’assessore regionale al Demanio Raffaele Piemontese, sottolineando anche le politiche regionali che hanno potenziato gli impianti di depurazione lungo tutto il perimetro costiero, “facendo svettare il mare pugliese come il più pulito d’Italia e, quindi, irrobustendo l’economia blu”.

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