Piano Paesaggistico Territoriale Regionale: una scommessa per la Puglia

È stato finalmente approvato. È passato un lungo tempo dalla sua gestazione all’approvazione: eppure è il primo piano paesaggistico redatto conformemente alle previsioni del Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. 42/2004) approvato in Italia.

In Puglia abbiamo imparato a conoscerlo come PPTR (l’acronimo di Piano Paesaggistico Territoriale Regionale), ma soprattutto come il piano rivoluzionario. Quella della costruzione sociale del paesaggio sembra una frase grossa, ma è così: il nuovo PPTR vuole produrre paesaggio e solo a questo fine, per consentire che non si depauperi il grande patrimonio paesaggistico regionale, propone meccanismi di tutela. Occorre, in buona sostanza, tutelare quei beni che sono strategici per il futuro, tutelare le componenti paesaggistiche che definiscono la nostra identità e sono in grado di produrre ricchezza.

Fame di paesaggio – E che non siano solo parole, basti pensare che il paesaggio e la sua tutela hanno contribuito notevolmente a fare della Puglia una delle regioni italiane con maggior ritorno economico riveniente dal turismo, aggredita, anzi, dai nuovi flussi turistici che sbarcano  in Puglia alla ricerca non solo del mare, bensì di quel complesso di valori che rappresenta la nostra identità, quel patrimonio che merita di essere goduto.E quindi ecco il PPTR, ossia il progetto del territorio che partendo dai valori riscontrati, li preserva e ne fa volano per lo sviluppo sostenibile. Questo è il nuovo PPTR che sostituirà, con la sua pubblicazione sul BURP, il vecchio Piano Urbanistico Territoriale Tematico per il paesaggio (noto come PUTT/P). Da quel momento sarà il riferimento per il paesaggio, a parte alcuni aspetti legati al periodo transitorio.

Un tipico paesaggio rurale pugliese con fichi d’india

Devo dire che in tanti lo hanno già screditato e continuano a farlo: temono che il nuovo PPTR smantelli la mancanza di incertezza che caratterizzava il vecchio piano e gli altri strumenti urbanistici. Nell’incertezza e nell’equivoco risiedono discrezionalità, incoerenza, scorrettezza, clientelismo. Ancora oggi si discute infatti di progetti partiti anni prima e poi bloccati (si pensi ai megaresort negli uliveti secolari): non ci sarà più quella fase di incertezza perché si saprà come intervenire in un territorio, ci sarà chiarezza dei valori da tutelare in ogni area, come delle trasformazioni possibili. Insomma la grande discrezionalità del passato viene ora meno.

Per una “costruzione” del paesaggio – Abbiamo già avuto modo di evidenziare che il PPTR è da interpretare quale “evento culturale”: il suo percorso “si è soprattutto sviluppato come un processo di apprendimento che ha coinvolto per alcuni anni (…) soggetti istituzionali, sociali economici e culturali, pubblici e privati, individuali e collettivi, che hanno sostenuto, alimentato e discusso conoscenze, obiettivi, visioni, strategie, progetti finalizzati ad elevare la qualità e fruibilità dei paesaggi di Puglia”. La Regione ha sempre posto in risalto una visione culturale e politica: la definizione del PPTR sottende l’interpretazione del paesaggio quale bene patrimoniale sul quale fondare le prospettive di un diverso sviluppo del territorio regionale. È una visione politica profonda. “L’elaborazione del nuovo piano paesaggistico, (..,) è stata intesa dalla Regione come grande opportunità culturale, densa di valenza politica”. È bello sentire parlare di sviluppo, di futuro, di strategie, di progetti, vederli già concretizzarsi già prima dell’adozione (avvenuta nel 2013) attraverso le programmazioni avviate nel passato. E questo processo di costruzione del paesaggio è già presente nella programmazione dei nuovi fondi comunitari 2014-2020 e che fanno sperare in una attuazione concreta del piano stesso, che potrebbe così non restare un sogno sulla carta, ma concretizzarsi in eventi concreti nel corso del tempo.

Un Piano che viene da lontano – Già con la firma dell’accordo con il Ministero è stato evidenziato che il PPTR pugliese era il primo del genere in Italia e tracciava un cambiamento epocale: la Puglia che fa storia in Italia perché propone un percorso virtuoso ed avvincente, un’idea di futuro in cui credere, su cui scommettere e verso cui orientare il nostro lavoro. Il territorio è presentato nell’Atlante del Patrimonio , in cui è descritta l’identità dei tanti paesaggi della Puglia e le regole fondamentali che ne hanno guidato la sua costruzione. A questo segue lo scenario strategico (in cui si legge un’idea di futuro sostenibile ; a questo fanno quindi seguito le Regole per la “riproduzione del paesaggio” I grandi progetti del territorio sono poi oggetto di specifiche linee guida . Scopriamo così le linee guida per il progetto energetico, al fine della sua progettazione e localizzazione e quelle per il patto città-campagna, o per i manufatti in pietra a secco di cui è costellata la regione ed altre ancora.

Certo servirà una grande lungimiranza ed una capacità di gestire il nuovo processo; servirà flessibilità nell’interpretazione delle norme, per evitare che le stesse possano sopprimere ogni processo di sviluppo.

E soprattutto sarà un Piano da leggere e da attuare, quello che l’Assessore Angela Barbanente, una docente prestata alla politica 10 anni fa, affida ora alla Puglia. Speriamo di saperlo tramutare in realtà. Nel frattempo, dal prossimo maggio, la professoressa Barbanente potrà riportare i temi della politica alla ricerca per insegnare agli studenti come i sogni possono tramutarsi in piani, quindi in programmi e in progetti. Speriamo che la Puglia sappia cogliere l’innovazione che le è stata offerta.

 

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