Piano casa, il caso Puglia anche alla Corte Costituzionale

La legge, impugnata dal Governo, viene regolarmente prorogata dal 2009. Ora i Ministeri della Cultura e delle Infrastrutture hanno presentato una proposta di impugnativa della proroga alla Corte Costituzionale

Il Piano casa dovrebbe avere una duplice valenza: rivalorizzare gli edifici già esistenti e ridurre il consumo del suolo. Il tutto nell’ottica della sostenibilità. Ma il piano in Puglia ha preso un’altra piega.

Il “pasticcio” del Piano casa

Il Piano casa, disposto dalla Conferenza Unificata Stato Regioni nel 2009 per migliorare la qualità dell’edilizia residenziale esistente, doveva essere limitato nel tempo (18 mesi) e straordinario, ma nel corso degli anni tra deroghe, confronti politici, posizioni contraddittorie e incompatibilità, fino all’impugnazione da parte dello Stato, il Piano casa viene regolarmente approvato con proroghe, modifiche e deroghe dal Consiglio regionale della Puglia.

Quindi, l’ennesima proroga al 31 dicembre 2022 lascia perplessi ma anche piuttosto “sconsolati”. Soprattutto perché è stata votata all’unanimità dal Consiglio con una modifica, ritenuta necessaria, per permettere gli interventi di eco-edilizia. Approvazione, peraltro, avvenuta nonostante la posizione del governatore Emiliano e dell’assessore al ramo Maraschio fosse palesemente opposta alla coalizione che ha invece votato la legge, “approfittando” della loro assenza.

L’impugnativa e la posizione del vicepresidente Casili

Cristian CasiliMa a distanza di due mesi dall’approvazione, c’è una «proposta di impugnativa della proroga del Piano casa dinanzi alla Corte costituzionale, avanzata dai Ministeri della Cultura e delle Infrastrutture». A darne notizia è il vicepresidente del Consiglio regionale Cristian Casili.

Forse le modalità di ampliamento degli immobili esistenti non convincono del tutto. «Le continue modifiche e i rimaneggiamenti della norma – continua Casili – non hanno fatto altro che produrre confusione e incertezze per le imprese, i professionisti del settore e gli stessi Comuni, appesantendo aspetti che invece andrebbero semplificati. Le “finalità sociali e ambientali” del Piano casa possono ancora essere perseguite, è necessario però l’impegno di tutti per arrivare ad una disciplina strutturale e organica che introduca in via definitiva la misura del Piano casa nella legislazione regionale, nel rispetto dei principi della pianificazione organica del territorio e senza rinunciare all’ordinato assetto del territorio».

Piano casa e consumo del suolo

Il Piano casa sarebbe quindi ancora realizzabile anche se le deroghe e le modifiche non sarebbero tutte “eco-compatibili”. Forse non tutti sanno che la Puglia è la regione italiana che consuma suolo ad una velocità preoccupante, persino molto più velocemente della Lombardia. Anche l’istituzione di parchi naturali vanno molto a rilento, vedi il caso di Costa Ripagnola, mentre con il “gioco” delle volumetrie e della perequazione molti terreni diventano edificabili. Se questi strumenti urbanistici sono stati introdotti per snellire e facilitare le pratiche per una corretta gestione delle strutture esistenti e del consumo del suolo, nella fase applicativa, in alcuni casi hanno perso la loro valenza “sostenibile”.

La difesa di Amati

Il consigliere regionale Fabiano Amati, invece, difende la “sua” proroga: «Le strutture burocratiche dei Ministeri della Cultura e delle Infrastrutture intendono proporre l’impugnativa del Piano casa dinanzi alla Corte costituzionale, anche della semplice proroga, con motivazioni ideologiche e alquanto discutibili. La frase chiave della proposta d’impugnativa confessa un chiaro intento anti-produttivo e ideologico della burocrazia ministeriale: “Il legislatore regionale, sostanzialmente, consente a priori interventi edilizi di ampliamento volumetrico in deroga agli strumenti urbanistici pur in assenza delle finalità sociali e ambientali perseguite dalle norme statali assentendo premialità gratuita e fine a se stessa”. Noi abbiamo fatto tutto il possibile e per diversi anni, ora tocca ai parlamentari battere un colpo e far valere le ragioni di un comparto essenziale per la crescita economica della Puglia e del Paese».

In questa situazione, se Governo, Ministeri, Regione e politica vanno uno contro l’altro, a rimetterci sarà soltanto la Puglia, i pugliesi e l’ambiente pugliese.

Forse, per fare la scelta giusta, basterebbe soltanto chiedersi: “Cui prodest?”.

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