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Petrolio: reclusione da uno a tre anni per chi utilizza l’air gun

Uno dei capodogli spiaggiati - Cortesia Reparto Operativo Aeronavale Guardia di Finanza Bari

Un capodoglio spiaggiato; la causa, secondo i biologi, è lo scoppio delle bolle di aria compressa

Nel corso della seduta del 3 marzo scorso, il Senato ha approvato l’emendamento relativo a “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente”, che recita: «Art. 452-undecies. – (Ispezione fondali marini) – Chiunque, per le attività di ricerca e di ispezione del fondali marini finalizzate alla coltivazione di idrocarburi, utilizza la tecnica dell’air gun, o altre tecniche esplosive è punito con la reclusione da uno a tre anni».

L’air gun, cioè cannone ad aria è utilizzato in mare dalle società specializzate nei servizi per l’industria petrolifera per effettuare prospezioni sottomarine, alla ricerca di petrolio: il cannone spara in mare grosse bolle di aria compressa; la propagazione delle onde sonore generate dallo scoppio delle bolle d’aria rivela se le formazioni rocciose sotto il livello del mare contengono o meno petrolio o gas.

Esperti di biologia marina ritengono che questa tecnica sia particolarmente invasiva nei confronti dei fondali ma soprattutto nocive per la fauna marina e in particolare per i cetacei, prova ne sarebbero i numerosi spiaggiamenti di capodogli, balene e delfini.

L’Italia sarebbe il primo Paese a decretare la totale proibizione della pratica dell’air gun.

Così come è scritto, però, il testo alimenta altre polemiche, non ultima la reazione della Società Geologica Italiana, perché l’emendamento così come è stato approvato dal Senato, bloccherebbe qualsiasi attività di esplorazione, compresa la ricerca, oltre alcuni obiettivi della “Strategia energetica nazionale” approvata nel 2013.
“È palese dunque – scrive la presidente della Società Geologica Italiana Elisabetta Erba – che il divieto di utilizzo dell’airgun produrrebbe gravi danni allo sviluppo delle geoscienze e in particolare allo sviluppo delle conoscenze della struttura crostale italiana, come per esempio il riconoscimento di faglie sismogenetiche ed altre informazioni fondamentali sia per la protezione civile che ambientale”.

La reazione delle associazioni ambientaliste, Greenpeace, Legambiente, WWF, non si è fatta attendere. “L’emendamento non colpisce né sfiora la ricerca scientifica ma ferma solo una pratica in campo petrolifero da molto tempo al centro di un accesissimo dibattito internazionale per i suoi notevoli impatti sull’ambiente”, hanno dichiarato.

Ma la fine dell’esplorazione petrolifera in acque italiane non impedisce ai nostri frontalieri, Croazia, Montenegro e Grecia che da qualche tempo hanno in corso progetti di esplorazione in Adriatico, di utilizzare l’air gun.

La parola passa alla Camera che si dovrà pronunciare tenendo conto delle varie posizioni. In proposito si sono espressi la ministra dello Sviluppo, Federica Guidi, secondo cui sugli ecoreati c’è da migliorare un paio di punti; e il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti per il quale si tratta di “una norma sbagliata da modificare nel più breve tempo possibile”. Secondo Galletti, il suo ministero aveva già stabilito che le prospezioni con l’air gun si potevano autorizzare solo dopo accurate indagini sugli spostamenti dei grandi cetacei.

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