Petrolio: Milioni di firme per dire NO alla perforazione dell’Artico

Sei attivisti di Greenpeace hanno scalato la piattaforma petrolifera di Shell e aperto uno striscione con le firme di milioni di persone nel mondo per dire no alle perforazioni nell’Artico

I sei attivisti di Greenpeace che quattro giorni fa hanno scalato la Polar Pioneer in viaggio nell’Oceano Pacifico, sono ancora appollaiati sulla piattaforma petrolifera di Shell per opporsi alle trivellazioni nel Mare Artico, vicino l’Alaska.

Gli ambientalisti – che non stanno interferendo in alcun modo con le attività di navigazione – hanno aperto uno striscione, che raffigura un gufo delle nevi, con la firma di milioni di persone che in tutto il mondo hanno sottoscritto la petizione di Greenpeace in difesa dell’Artico.

Un’altra sfida, invece, a quanto sostiene invece Shell, è una nuova ricerca indipendente realizzata dalla National Academy of Sciences, secondo cui – contrariamente a quanto affermano i petrolieri – non c’è un modo efficace per rimediare a uno sversamento petrolifero in un’area in remota, ghiacciata e tempestosa come l’Artico.

Evento suffragato da un altro studio, finanziato dal governo statunitense, il quale solleva seri dubbi sulla possibilità di fronteggiare uno sversamento di grandi proporzioni. Secondo il governo degli Stati Uniti c’è il 75 per cento di possibilità che, nel Mare di Chukchi, avvenga un ingente sversamento di petrolio, come conseguenza di attività di pompaggio e trattamento del greggio.

Per contro, solo qualche giorno fa il Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti ha annunciato un primo via libera alle concessioni petrolifere nell’Artico. Una decisione che potrebbe significare che entro cento giorni Shell sarà autorizzata a trivellare nel Mare Artico al largo dell’Alaska.

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