Petrolio italiano per superare la crisi ma a quale prezzo?

L’affermazione del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera (vedi foto in home page a destra) per il quale in questo momento di crisi sarebbe più opportuno da un lato ridurre gli incentivi alle rinnovabili e dall’altro aumentare gli investimenti sugli idrocarburi “made in Italy”, è stata  condivisa a poche ore dall’ex sottosegretario all’Energia Stefano Saglia (vedi foto in home page a sinistra), deputato del Pdl. L’Italia importa dall’estero, soprattutto Nord Africa ed ex Unione Sovietica la quasi totalità del fabbisogno nazionale di petrolio e gas. E a prezzi altissimi che continuano a salire. Mentre, sono maturati già 9miliardi di euro all’anno di incentivi da pagare in bolletta per famiglie e imprese. Che moltiplicati per 15-20 anni diventano 150 – 200 miliardi di euro. La soluzione, quindi, sarebbe investire sulle “nostre ingenti riserve di gas e petrolio”. Secondo Saglia – comunque critico verso le decisioni del governo Monti in materia ambientale – raddoppiando la produzione di petrolio e di gas sia onshore sia offshore avrebbe anche creato oltre 30.000 posti di lavoro.

In particolare Saglia rimprovera Passera perché il Governo cedendo alle pressioni degli ambientalisti ha ritirato i provvedimenti che avrebbero ridotto le restrizioni per le prospezioni petrolifere invece di dare via libera alla produzione e alle trivelle in mare e su tutto il territorio nazionale.  Anche vicino ai grandi parchi, come sta succedendo a Vallo Diano, in Campania, dove la Royal Dutch Shell vorrebbe trivellare un pozzo esplorativo a due passi dal Parco Nazionale del Cilento. Ma contro il progetto della Shell è già in atto la mobilitazione degli enti locali e dei cittadini. Nella giornata di ieri, alla presenza di giornalisti, gli otto sindaci dei comuni interessati dal permesso di ricerca “Monte Cavallo” hanno incontrato, in un hotel di Atena Lucana,  la geologa Katia Grassi, la responsabile dei rapporti tra la Shell e il Governo Franca Mazzatorta e l’addetto ai rapporti con la stampa Domenico Ciancio. I tre rappresentanti del colosso petrolifero hanno spiegato che non verrà effettuato alcun tipo di trivellazione da parte della Shell senza il consenso del territorio. Se invece arriveranno le autorizzazioni, l’attività esplorativa da parte della Shell sarà svolta nei comuni che ricadono nell’area contigua. in attesa del VIA, il certificato di Valutazione di Impatto Ambientale, però, potrebbero passare anche diversi anni.

In Basilicata, invece, proprio in questi giorni, i lucani hanno cominciato a utilizzare un bonus carburante, di 100 euro e 70 centesimi di benzina o gasolio l’anno. Basta essere residenti nella regione al 31 dicembre scorso e avere la patente.  Intanto, però, è allarme per una fuoriuscita di petrolio da un oleodotto Eni, dove un pozzetto in avaria ha causato una perdita di greggio che ha interessato un’area che è salita a 10mila metri quadri che comprende appezzamenti di terreni demaniali, non coltivati in località Giulianello di Metaponto, nel territorio comunale di Bernalda (Matera), lungo la condotta che trasporta il greggio da Viggiano (Potenza) alla raffineria di Taranto. Scongiurato, per il momento, il rischio di danni alle colture agricole; la composizione del terreno limo-argilloso, secondo Eni, ha evitato l’inquinamento delle falde acquifere e dei corsi d’acqua. Dal 1996 ad oggi, sono stati circa una trentina gli incidenti, molti dei quali purtroppo non denunciati. Il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, ha chiesto al ministro dell’Ambiente Corrado Clini «di fornire al più presto informazioni».

Aggiornato alle ore 20.00 del 13 marzo 2012

 

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