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No petrolio: TAR sospende decreto ministeriale

<p>piattaforma petrolifera</p>

piattaforma petrolifera

Il Tar di Lecce,  il 24 febbraio scorso, ha ordinato la sospensiva – che si riserva di valutare per un annullamento definitivo – del decreto ministeriale per i lavori preliminari relativi alla ricerca di idrocarburi nel mare Adriatico a ridosso delle coste pugliesi (vedi Studi di impatto ambientale). I ministeri dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e per i Beni e le attività culturali e quello delle Attività Culturali, infatti, avevano concesso, con decreto 1349 del 15/10/2009 alla multinazionale britannica Northern Petroleum ltd, (vedi https://www.ambienteambienti.com/2009/12/28/piattaforma-petrolifera-a-monopoli-ricorso/ – https://www.ambienteambienti.com/2009/12/29/i-pugliesi-dicono-no-al-petrolio/ – https://www.ambienteambienti.com/2010/01/09/petrolio-in-adriatico/ – https://www.ambienteambienti.com/2010/01/13/vendola-no-al-petrolio/ ) di eseguire sondaggi sul fondo marino alla ricerca di giacimenti di petrolio. Uno dei motivi del rigetto è la “omessa considerazione del carattere inquinante della tecnica di prospezione geofisica denominata Air gun…”. Un cannone ad aria compressa spara grosse bolle di aria in mare che al contatto con il fondo esplodono e creano onde sismiche che poi vengono rilevate ed elaborate dai computer di bordo. Questa tecnica, però, si è dimostrata “non adeguata (in) considerazione degli effetti pregiudizievoli … per la salvaguardia di alcune specie marine (in particolare, Misticeti (balene), e Odontoceti (delfini, orche, narvali, capodogli, focene ecc.) ”.

<p>uno dei capodogli spiaggiati - cortesia Reparto Operativo Aeronavale Guardia di Finanza Bari</p>

uno dei capodogli spiaggiati - cortesia Reparto Operativo Aeronavale Guardia di Finanza Bari

Con molta probabilità, questo sistema di indagini sismiche è stato la causa della morte dei capodogli spiaggiati a Peschici (Foggia) a metà dicembre scorso. Lo scoppio delle bolle deve aver distrutto l’apparato uditivo dei cetacei causandone poi il decesso. Altro motivo della decisione presa dai giudici amministrativi è la “omessa valutazione dei pregiudizi che l’attività di ricerca petrolifera in argomento può produrre a carico delle attività produttive attraverso le quali si manifesta la vocazione del territorio costiero (attività di esercizio della pesca, del turismo, della balneazione ecc.)”, cita l’ordinanza del Tribunale Amministrativo. La notizia è stata accolta con soddisfazione da più parti, a cominciare dalle comunità costiere interessate, che in più occasioni hanno manifestato in piazza il loro dissenso.

<p>Maria Rita D'Orsogna </p>

Maria Rita D'Orsogna

Fondamentale è stata la presenza di personaggi della cultura e della scienza come la professoressa Maria Rita D’Orsogna, docente italo-americana, alla California State University a Los Angeles, esperta di sostenibilità ambientale e Gianni Lannes, giornalista investigativo, per esempio, che hanno fornito un’informazione capillare al fine di dare un contributo per salvaguardare questo territorio.

<p>Gianni Lannes</p>

Gianni Lannes

È una vittoria per le amministrazioni comunali di Ostuni e Fasano, in provincia di Brindisi, che hanno presentato il ricorso, insieme con la Regione Puglia. Nella Commissione tecnica di verifica di impatto ambientale non è stato chiamato a far parte nessun rappresentante della Regione e questo potrebbe essere un altro motivo che ha influito nella decisione dei giudici.

<p>Giuseppe Deleonibus</p>

Giuseppe Deleonibus

È un «passo importante – per Giuseppe Deleonibus, portavoce del Comitato di Monopoli (Bari) “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” – ancora una volta con l’interazione Istituzione-Comitato Cittadino si sono sconfitte le lobby del petrolio», ha detto.

<p>Francesco Tarantini presidente Legambiente Puglia</p>

Francesco Tarantini presidente Legambiente Puglia

E c’è, infine, il commento di Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia che plaude  alla Regione Puglia che «deve continuare chiedere il blocco delle autorizzazioni, ma i Comuni e i cittadini devono mobilitarsi contro chi colonizza il loro territorio senza nemmeno una consultazione». Le prossime campagne ‘Spiagge Pulite’ e ‘Goletta Verde’ di Legambiente saranno dedicate al petrolio sulle nostre coste.

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