Input your search keywords and press Enter.

Petrolio amico del mare? Perchè no…

Se econotizie fa rima con belle notizie, c’è da stare contenti. E se le econotizia riguardano tutto ciò che ha a che fare col petrolio e la sua estrazione in mare, vuol dire che allora siamo a cavallo.

Le piattaforme petrolifere in disuso rappresentano un nuovo soggiorno per i pesci

Prima econotizia – Viene dagli Stati Uniti e consiste nella pratica del rigs to reef, un programma sviluppato dal Dipartimento degli Interni. Le piattaforme per l’estrazione dell’oro nero ormai obsolete e in via di dismissione vengono riciclate e trasformate in barriere artificiali che offrono riparo ai pesci a rischio per la pesca a strascico e permettono loro di riprodursi, con una probabilità di ripopolamento della zona pari al 50%. superiore a quella che avviene per via naturale. Se si tien presente che l’intera operazione di smantellamento delle piattaforme marine quota 75 miliardi di dollari e che sono 6500 le strutture presenti in mare – di cui 1750 già smantellate – si capisce che l’intera operazione permetterebbe alle compagnie petrolifere di pagare in parte il debito che hanno nei confronti dell’ecosistema del pianeta. Eppure solo 150 piattaforme sono state riconvertite,perlopiù nel Golfo del Messico, in Alabama, Florida, Louisiana, Mississippi, Texas.

Proposta di progetto per il recupero di una piattaforma petrolifera in Resort

Seconda econotizia – Se non si smantella l’impianto offshore perchè l’operazione costa troppo, si può pur sempre trasformare la piattaforma in ultraesclusivo resort. A fare da battistrada è una struttura in Malesia, appena al largo dalla cosa nord di Mabul island. La pubblicità del Seaventures Dive resort, che ha rilevato un impianto tra Kapalai, Mabul e Sipadan, recita: « Dove altro si può trovare insieme una spaziosa stazione di immersione e un ascensore esterno verso la barca per le immersioni sotto la piattaforma?». 23 le camere con internet, aria condizionata e bagno, vista mare mozzafiato, immersioni quotidiane , panorami incantevoli: la piattaforma diventa un luogo di villeggiatura simile ai fari, sul cui appeal turistico sta puntando la regione Sardegna, che sta trasformando 13 torri costiere in alberghi esclusivi. Tutto sulla carta invece il progetto “Oil Rig Platform Resort & Spa” previsto nel Golfo del Messico a cura dello studio Morris Architects. L’idea sta nel trasformare una delle tante piattaforme da smantellare in hotel ecofriendly, a partire dall’alimentazione: turbine eoliche sfruttano il vento del Golfo e generatori di energia alimentati dal forte moto ondoso. Quanto all’autonomia energetica, ci sono pannelli solari verticali installati sulle torri di trivellazione esistenti. Per gli ospiti ci sono camere piccole ma molto confortevoli o modulari e strutturate come container per restare in linea con la struttura essenziale dell’impianto. Per completare il tutto, la struttura includerà anche una piscina, una spiaggia di sabbia bianca in copertura, un fitness center e una spa, una sala da ballo, un eliporto, negozi di alta classe, intrattenimenti notturni, casinò e un planetario.

Terza econotizia – Restiamo in tema di energia pulita. Chevron, già da prima della maximulta di 11 miliardi di dollari per danni ambientali causati dalla Deepwater Horizon, si sta attrezzando con l’installazione di megaimpianti fotovoltaici per recuperare l’energia necessaria ad alimentare le trivelle che estraggono dai fondali marini il petrolio. Contraddizione? No: a spingere verso questa direzione c’è non solo la consistente fetta di incentivi per chi adotta tecnologie green, ma anche i prezzi ormai proibitivi del gas e un restyilin dell’immagine pubblica che questa, come altre società petrolifere, stanno praticando, magari affidandosi a start-up specializzate in sevizi e tecnologie verdi, come la GlassPoint Solar.
Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *