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Petizione ONA: la Commissione Europea avvia un’indagine

La Commissione europea per le petizioni ha ritenuto le questioni sollevate dall’Osservatorio Nazionale Amianto, in relazione all’elevato rischio di crisi ambientale nei territori di Milazzo, Siracusa, Ragusa e Gela, “ricevibili a norma del regolamento del Parlamento europeo, perché – è scritto nel comunicato – si tratta di una materia che rientra nell’ambito delle attività dell’Unione Europea”.

Nella petizione, l’ONA denuncia le caratteristiche di sinergismo tossicologico di inquinanti presenti nell’aria, nell’acqua e nel suolo e un superamento continuo dei c.d. valori soglia, facendo riferimento ai dati pubblicati dall’ARPA, APAT  ecc., oltre la presenza morbigena di amianto,  nei territori circostanti la Raffineria di Milazzo e tutti gli altri complessi, tra i quali quelli di Siracusa, Ragusa e Gela.

La grave alterazione degli equilibri ambientali – è scritto nella petizione sostenuta dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio e dai firmatari – mette in serio pericolo la salute dei lavoratori, in considerazione, anche, dell’esposizione, nel tempo, a sostanze inquinanti negli stessi ambienti di lavoro, compromettendo la salute della popolazione circostante, come da tempo accertato da più parti, sulla base di studi epidemiologici attendibili in materia, che risultano anche dall’Atlante Sanitario 2008, progetto WHO EURO ECETT ROME realizzato dall’OMS.

Sorprende – recita la petizione – che, ancora oggi, in Italia, alcuni scienziati e alcuni magistrati neghino ancora il nesso causale tra esposizione all’amianto e alcune patologie tumorali, anche di quelle contemplate nelle tabelle delle malattie professionali, nonostante le acquisizioni unanimi della scienza medica e soprattutto sussistano limiti di soglia di 100 ff/l, e deroghe alle norme di protezione individuale dei lavoratori (vedi art. 249 n. 2 del D.Lgs. 81/08).

I sottoscrittori della petizione hanno chiesto al Parlamento Europeo di approvare una mozione di condanna dello Stato Italiano e una diffida perché rispetti i diritti dei cittadini europei di Sicilia e nel resto d’Italia,  oggetto, tra l’altro – per  quanto riguarda i lavoratori esposti all’amianto -, di discriminazione in materia di maggiorazioni contributive (e dunque di violazione delle norme di cui all’art. 157 TFUE e dell’art. 1, prot. 1, e art. 14, Cedu), e di tutela dei diritti in relazione al TFUE, della Carta di Nizza, della Convenzione Europea per i diritti dell’uomo.

La premessa della petizione è costituita dalla formulazione delle norme del D.Lgs. 81/08 che contemplano ancora limiti di soglia senza obbligo di bonifica e, quindi, con concreto pericolo per la salute e l’ambiente, rispetto ai quali l’unica soluzione non può che essere la bonifica. Quindi la prevenzione primaria, che presuppone la non esposizione ai cancerogeni e con essa tutelare al meglio la salute, rispetto alla diagnosi precoce che può essere formulata soltanto quando la malattia è già insorta e, nel caso di patologia asbesto correlata è spesso irreversibile, come confermato da autorevoli scienziati come Ronald Gordon e Luciano Mutti tra gli altri, nel corso della Conferenza dell’O.N.A. “Lotta all’amianto: il diritto incontra la scienza”, del 14 novembre scorso presso la Camera dei Deputati.

La Commissione europea per le petizioni – scrive la presidente Erminia Mazzoni – ha quindi avviato l’esame dell’istanza e ha deciso di chiedere alla Commissione Europea di svolgere un’indagine preliminare; primo stadio, questo, di una procedura di infrazione sui vari aspetti del problema.

 

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