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Pesca sostenibile, l’esperienza dei pescatori salentini

Venti cooperative pugliesi della pesca, con 411 imbarcazioni di piccola pesca e a strascico, hanno deciso di ridurre lo sforzo di pesca al fine di salvaguardare la risorsa mare.

È questa la proposta di Piano di Gestione Locale Mare del Salento, nei compartimenti marittimi di Brindisi, Gallipoli e Taranto, presentato alla Regione Puglia dalle cooperative del settore ittico, nell’ambito del Bando F.E.P. (Fondo Europeo per la Pesca) 2007/2013 per l’accesso alla Misura 3.1.

Il Piano, se approvato, sarà gestito da un consorzio d’imprese di pesca e, non a caso, la rappresentanza è stata affidata al presidente della cooperativa Pescatori dello Jonio, Giuseppe Fanizza, con il supporto scientifico della cooperativa di tecnologia e ricerca, COISPA di Bari. La Cooperativa Pescatori dello Jonio di Porto Cesareo (Le) ha avviato, tre anni fa, il primo fermo volontario della piccola pesca dimostrando i benefici di questa pratica sulla salvaguardia delle risorse del mare. Inoltre, è stata la prima cooperativa a guidare la sperimentazione dell’uso di reti con maglie più larghe (S.A.M.P.E.I.), dimostrando, anche in questo caso, gli effetti positivi sulla fauna marittima e sui redditi delle imprese di pesca.

L’auspicio delle associazioni della pesca è che la Regione Puglia sostenga questa «grande prova di maturità delle imprese di settore, dando subito una risposta al Piano presentato e, nel caso di esito positivo, facendosi carico della attivazione di tutte le forme di sostegno ai redditi dei pescatori previste sia a livello nazionale sia regionale (es. cassa integrazione per i periodi di fermo)».

Una richiesta alle istituzioni che abbraccia anche la volontà di aprire un confronto sulla nuova programmazione comunitaria perché siano previsti e privilegiati quegli interventi a sostegno delle imprese che si fanno carico di una gestione sostenibile dell’attività di pesca. «In altre parole – secondo quanto condiviso da tutte le associazioni della pesca – non può e non deve ricadere solo sui pescatori il costo della salvaguardia del mare come bene comune».

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