Peronospora: stretta sul fungo killer della vite

Contro la peronospora il Piano di Azione Nazionale redatto dal Ministero dell’Ambiente stabilisce la riduzione dei fitofarmaci. La sperimentazione in Europa

Nel campo della sperimentazione, notizie incoraggianti arrivano dalla Francia: l’INRA, l’Istituto Nazionale di Ricerca Agronomica francese inizierà, a partire da aprile 2017, la sperimentazione di una polvere derivante da una microalga  che sembrerebbe capace di ridurre del 100% la peronospora.

Peronospora, una storia che  parte da lontano

Questo racconto inizia in un luogo lontano, in un’altra epoca, in un altro secolo, quando gli oceani si attraversavano a bordo di transatlantici pieni di gente e merci, si scrivevano lettere per comunicare e, attorno al focolare, si raccontavano e ascoltavano storie. Oggi, il mondo è a portata di click o link, mail e social network: è globalizzato. Nell’era dell’ information technology c’è ancora spazio, però,  a qualcosa che il tempo ancora non è riuscito a cancellare.

peronosporaÈ stata definita una delle più gravi malattie della vite in età moderna, originaria dell’America del Nord, ha fatto la sua comparsa in Europa alla fine del XIX secolo ed è causata dal fungo Plasmopara viticola. Parliamo della peronospora, una patologia che attacca tutte le parti erbacee della vite, in particolare le foglie, che arrivano a rinsecchire e cadere, e i grappoli, che possono venire interamente distrutti.

Infezioni micidiali

Le prime infezioni, dette primarie, si hanno quando piogge di una certa consistenza  “attivano” il fungo presente nel terreno. Sulle parte superiore delle foglie dei vitigni a uve bianche e rosse compaiono delle macchie giallastre e traslucide di tre o più centimetri di diametro, dai contorni abbastanza regolari, che ricordano le macchie d’olio; sui vitigni ad uve nere, invece, le macchie sono rossastre. In entrambe le situazioni, queste macchie tendono a perdere colore, diventare scure e, infine, a necrotizzare.

Come si diffonde l’infezione

Dalle foglie, l’infezione causata dalla peronospora può espandersi anche agli altri organi della pianta (parliamo di infezione secondaria);  infatti, una volta stabilizzata, la muffa bianca presente sulla foglie può contagiare l’intera vite ogni qualvolta abbia luogo una forte rugiada o un’irrigazione soprachioma.

E il grappolo? Ovviamente, per chi produce vino è fondamentale salvaguardare le uve; durante la fase della fioritura l’attacco della peronospora è un rischio ormai calcolato e prevedibile; per questo sono diverse le attività di prevenzione messe in campo per prevenire la prolificazione della Plasmopara viticola previste dal PAN, il Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari redatto dal Ministero dell’Ambiente che ha recepito una direttiva comunitaria in merito all’utilizzo sostenibile dei pesticidi.

Prevenzione: il Piano di Azione Nazionale del Ministero dell’Ambiente

Il PAN stabilisce la riduzione dei fitofarmaci e promuove il monitoraggio della presenza di peronospora della vite resistente ai principali fungicidi. Tra questi, la Zeolite Cubana – ricavata da una roccia sedimentaria e il cui uso è consentito in agricoltura biologica – contrasta le spore dei funghi se la pianta viene trattata prima della fase vegetativa: regola in pratica l’umidità presente sulle piante riducendo, drasticamente, i problemi derivanti da un eccesso di umidità.

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Nel resto d’Europa, la sperimentazione anti – peronospora

Nel campo della sperimentazione, invece, notizie incoraggianti arrivano dalla Francia, dove l’INRA, l’Istituto Nazionale di Ricerca Agronomica francese inizierà, a partire da aprile 2017, la sperimentazione in Bordeaux e in Cognac di una polvere derivante da una microalga proveniente dalle coste della Bretagna, che sembrerebbe capace di ridurre del 100% la peronospora.

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