Per uno sviluppo sostenibile, insieme Università e impresa

Torniamo sulla Lettera aperta per la transizione verso un modello resiliente, con cui la Rete delle Università per lo sviluppo Sostenibile lancia alcune proposte per arrivare ad una società sostenibile. Tarsitano: “Strumenti per il cambiamento”. Dassisti: “Presto un laboratorio sostenibilità al Politecnico”

Che la pandemia da coronavirus abbia messo sotto gli occhi di tutti la fragilità di un modello di sviluppo ormai superato e perciò in gran parte inutile, è ormai un dato di fatto. Stupisce però che in generale si stenti ad andare oltre le affermazioni di principio e non ci si metta a tavolino (sia pur virtuale) per mettere nero su bianco “cosa” fare e “come” farlo. Un esempio è la scuola, bisognosa di interventi a livello strutturale (per intenderci una riprogettazione degli spazi e degli ambienti di studio) e a livello concettuale, per andare oltre la Didattica a Distanza, la odiosamata DAD che se ha aperto nuovi orizzonti nel modo di studiare e di insegnare ha bisogno di sostanziose correzioni di tiro.

La lettera aperta della RUS: che fare

logo RUSRisulta perciò molto interessante la Lettera aperta per la transizione verso un modello resiliente che la RUS – Rete delle Università per lo sviluppo sostenibile – ha diffuso giorni fa.  Le Università si propongono al mondo della produzione e della ricerca come volano per lo sviluppo sostenibile:  “Siamo convinti è scritto nel documento –  che l’esperienza maturata dalle Università in questo periodo di difficoltà e di emergenza rappresenti un bagaglio prezioso, un esempio di laboratorio trasformativo, fondamentale per affrontare le sfide future con sguardo positivo e costruttivo, in linea con gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Per poter traghettare i territori verso scenari di sviluppo sostenibile, le Università devono essere messe in grado di rafforzare il proprio impegno in termini di didattica, ricerca, technology transferpublic and social engagement human resource development sui temi dell’Agenda 2030.”

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Tarsitano: A chi spetta fornire gli strumenti per il cambiamento

Una proposta che Elvira Tarsitano, presidente del Centro per la Sostenibilità dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, condivide in pieno. «È compito dei governi, delle istituzioni come le Università, degli organi di informazione, delle associazioni, delle imprese fornire gli strumenti per il cambiamento, dove il ruolo del cittadino è essenziale per spingere questi gruppi ad intervenire, più rapidamente e nel migliore modo possibile», dice.

Elvira Tarsitano è Presidente del Centro per la Sostenibilità dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Per affrontare questa fase sono necessari però forti interventi a livello culturale, sociale, ambientale ed economico, una vera e propria inversione di marcia, che ci permetta di passare da un sentiero di insostenibilità, come lo definisce la Tarsitano, ad uno di sostenibilità, «attraverso uno sviluppo consapevole, che tenga conto dei nostri limiti di specie e sia rispettoso della natura e quindi riproducibile nel tempo. Lo sviluppo economico deve essere compatibile con la capacità di carico degli ecosistemi del pianeta ed armonico con gli obiettivi di una società democratica, giusta, equa e solidale per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) per 2030».

Per una strategia di sviluppo sostenibile

E in questo cammino verso il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, le università sono chiamate a insieme alle istituzioni e i cittadini a definire per ogni Paese, continua la presidente del Centro per la Sostenibilità,  una propria strategia di sviluppo sostenibile «Tutto ciò – dice Elvira Tarsitano – deve necessariamente essere accompagnato da uno stile di vita sostenibile in grado di combinare scelte personali, diritti economici, sociali e culturali, protezione della salute umana, della biodiversità e degli ecosistemi».

Il Politecnico di Bari si è attrezzato per il cambiamento

Nella lettera aperta la RUS, un organismo che raccoglie oltre 70 atenei che costruiscono la loro immagine e la loro didattica all’insegna della sostenibilità, evidenzia tra le varie cose, che “le conoscenze settoriali, da sole, non bastano per decifrare e comprendere la complessità attuale; al contrario, serve un approccio sistemico, che coinvolga e che ponga in dialogo generativo tutti i settori della conoscenza e della società civile (pubblica amministrazione, mondo del lavoro, mondo dell’impresa, terzo settore, istituzioni educative…), con un’attenzione a garantire equilibrio tra i diversi aspetti ambientali, economici e sociali”. Un approccio che si sta affrontando con i piedi per terra e con concrete attività, come spiega il prof. Michele Dassisti, ordinario di Tecnologie e Sistemi di Lavorazione presso il Politecnico di Bari, delegato di Ateneo per la Sostenibilità e componente del gruppo di lavoro della RUS

Dassisti: “Sostenibilità non chimera ma opportunità”

Michele Dassisti
Il prof. Michele dassisti (PoliBa) è delegato di Ateneo per la Sostenibilità e componente del gruppo di lavoro della RUS

«La pandemia ci ha ricordato che dobbiamo cambiare radicalmente il nostro paradigma di  sviluppo. La sostenibilità non è una chimera, ma una grande opportunità – spiega Dassisti – come ribadito proprio dal sistema a rete RUS. Per Dassisti la lettera aperta della RUS sottopone all’attenzione della società civile, dei politici e delle istituzioni, alcune proposte operative, tra cui quella di «contribuire alla costruzione di un laboratorio a rete per offrire servizi integrati di qualificazione di nuovi prodotti/processi a supporto della fase di post-COVID-19, anche con l’obiettivo di scambiarsi le esperienze della gestione della crisi e mettere a fattor comune i benefici e i risultati conseguibili a livello regionale».

Il progetto RIAPRO

Nel concreto il Politecnico si è attivato per dar corpo all’idea di sviluppo sostenibile e il risultato è stato il progetto RIAPRO per la gestione dell’emergenza COVID-19 del cui gruppo di lavoro il prof. Dassisti fa parte. «L’esperienza di RIAPRO del Politecnico di Bari – continua il professore – ci ha mostrato come gli imprenditori avessero bisogno di un punto di riferimento nella nebbia della emergenza. Noi Università abbiamo potuto rendere disponibile lo studio ed il metodo scientifico, nostro faro guida costante al servizio della collettività, nelle ore febbrili di ricerca di soluzioni razionali ed efficaci».

Oltre RIAPRO

Il riscontro del progetto RIAPRO è positivo e suoi effetti vanno oltre l’emergenza COVID-19, al punto che al Politecnico di Bari si sta lavorando sull’idea di costruire un Laboratorio Multidisciplinare per la Produzione Sostenibile.

«Lo chiameremo  “LABORATORIO SOSTENIBILITÀ” del Politecnico di Bari – è sempre il prof. Dassisti a parlare – e sarà un luogo, non necessariamente fisico, dove menti di tutte le età si possano confrontare sulla base di richieste sociali ed idee dei singoli, sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, progetti liberi, non necessariamente finalizzati ad esigenze economiche impellenti, per lasciare spazio alla creatività, alle intuizioni di ricercatori di tutte le età, che possano in un secondo tempo, dopo la prova di laboratorio, diventare spunti concreti per idee di impresa e quindi portare ad un utile esito economico».

Insomma «una fucina di idee da sperimentare insieme agli imprenditori che vogliano coprogettare, per fare in modo che il pensiero scientifico trovi sbocco  nelle tecnologie di produzione e «valorizzare nella sua connotazione multidisciplinare ed aperta quella nostra italica diversità culturale, l’unico vero patrimonio sostenibile che dobbiamo tenerci stretto».

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