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Per una sicurezza sui cantieri edili

Il primo sciopero degli stranieri (che si è svolto oltre che da noi, anche in Francia, Spagna, Olanda) dello scorso 1° marzo ha visto scendere in piazza, solo in   Italia, più di 300.000 persone  tra stranieri e italiani, con cortei in sessanta città. Ma ora, a quasi due mesi da questo appuntamento importante, occorre tirare le somme di ciò che è stato, per dare l’avvio a un percorso comune che porti a un nuovo modello di società interculturale.

un momento dello sciopero degli stranieri tenutosi a Bologna

un momento dello sciopero degli stranieri tenutosi a Bologna

La presenza di un numero consistente di stranieri nel nostro paese è un dato di fatto: secondo le stime fatte dalla Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multi etnicità),  tra regolari e irregolari, gli immigrati sono quasi 5 milioni e producono il 9,7% del Pil nazionale. Il 67% di loro sono colf, badanti e babysitter, ma anche nei cantieri edili la loro presenza è elevata. E in molti casi, in questo comparto,  si tratta di lavoratori “al nero”. «Si stima che nella nostra regione vi sia circa il 25% di attività in nero anche se a mio avviso il dato risulta inferiore al reale,  stante gli altri dati in percentuale di irregolarità , molto superiori, riscontrati dagli ispettori». A parlare così è Gianni Nicastri, segretario regionale della FILLEA-CGIL.

Giovanni Nicastri

Giovanni Nicastri

A guardare i dati  sembra che ci sia una nuova attenzione verso la sicurezza dei lavoratori, perché gli infortuni sul lavoro sono diminuiti, come conferma il dirigente del sindacato dei lavoratori del legno e delle costruzioni. « I dati sugli infortuni in valore assoluto – dice – indicano un decremento del fenomeno che, tuttavia, meriterebbe un approfondimento in rapporto alle ore lavorate e in  rapporto alla crescita delle ore utilizzate dalla cassa integrazione,  che nel settore dell’edilizia è cresciuto del 123%».

Perciò di sicurezza si deve continuare a parlare, soprattutto se si legge tra le righe del decreto Lgs. 81/2008, che impone nei cantieri edili un sistema di sicurezza e di genio civile in cui siano coinvolti tutti i soggetti, dagli imprenditori ai lavoratori. Eppure il controllo della sicurezza in Puglia, in generale e in particolare con riferimento ai lavoratori stranieri sfugge ancora al controllo del decreto 81/2008, spiega Nicastri, «per la frammentarietà delle imprese presenti sul nostro territorio, per la precarietà occupazionale crescente, per la crisi in atto, unitamente ad un sistema di controllo inadeguato nella sua struttura ispettiva, nella disarticolazione degli enti preposti e dagli indirizzi trasmessi dal Ministero che ne ha limitato la sua azione e lo stesso finanziamento. Le stesse norme inizialmente previste dal decreto sono state affievolite soprattutto nel suo sistema sanzionatorio e nell’obbligo di identificazione del personale presente nei cantieri di lavoro.»
Il decreto impone anche, tra le altre cose, un adeguato momento di informazione e di formazione:  e questo, forse più di altro  per chi lavora in nero, viene a mancare. Certo è difficile informare  i lavoratori stranieri sulle regole della sicurezza, perché spesso non vengono nemmeno denunciati alle autorità previdenziali; gli stessi lavoratori non possono così  usufruire delle 12 ore di informazione prevista, per esempio,  per i  neoassunti. L’informazione  è dunque fondamentale, perché la sua mancanza rende gli stranieri più vulnerabili sia sotto il profilo della sicurezza che sotto il profilo contrattuale. Aggiunge Nicastri: «E’ una condizione di debolezza che rende molto più vulnerabili i lavoratori stranieri, spesso privi di coperture previdenziali ed esposti a ricatti occupazionali ed al rischio derivante dal  rinnovo del permesso di soggiorno strettamente legato al rapporto di lavoro. Per questo si dovrebbero agevolare gli stranieri,  applicando quanto previsto dal Testo Unico sulla immigrazione, che permette  di denunciare il datore di lavoro che non assume correttamente, concedendo in cambio il permesso di soggiorno».

cantiere

Volendo essere propositivi e agendo in parallelo con il sistema dei controlli, dovrebbe esserci qualche altra struttura pronta ad assumersi l’onere di fornire momenti di informazione e formazione per i lavoratori stranieri e per quelli in nero in particolare.
E ci può essere anche qualche altro elemento innovativo che sarebbe efficace nella lotta contro la mancanza di sicurezza nei cantieri. Per Nicastri ci sono alcune priorità da attuare, o almeno avviare: « Effettuare iniziative mirate nei confronti delle aziende piccole e piccolissime sia verso i lavoratori che verso i datori di lavoro; attivare sportelli informativi sulla sicurezza in multilingue;  impegnare gli enti pubblici a non applicare bandi con il massimo ribasso nell’assegnazione degli appalti;  adottare sistemi di incentivi che premiano le imprese che fanno meno infortuni e che favoriscono la formazione alla sicurezza oltre gli obblighi di legge previsti;  favorire un maggiore coordinamento tra gli enti preposti alla sicurezza».

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