Per un giardino “naturalmente” costruito

Tema spinoso il “progetto del verde”, soprattutto in Puglia dove, dicono gli esperti,  “ogni intervento sul territorio andrebbe visto prima con l’occhio del paesaggista e poi con quello dell’architetto-costruttore”. Una specializzazione che l’architetto Martino Pinto ha fatto sua da tempo e che ritiene senza dubbio «una grande occasione di civilizzazione. Molti ambienti che crediamo naturali – prosegue l’esperto- sono frutto di uno stretto legame fra uomo e ambiente. La Puglia è un esempio con le sue foreste di ulivi, piantate dall’uomo, i terrazzamenti in pietra a secco, i vigneti, gli insediamenti rupestri ricavati sui fianchi delle lame».

L'architetto Martino Pinto

Ma questa specializzazione quanto è seguita qui in Puglia? Spero lei non sia la classica “mosca bianca” 

E’ qui il punto: ci si concentra maggiormente sul mattone, ignorando le grandi potenzialità delle interazioni eco-sensoriali fra antropico e naturale. Nel privato è più frequente che committenti illuminati e sensibili richiedano e seguano con interesse e partecipazione il progetto del verde. Nel pubblico mi sento di dire che siamo molto lontani da standards giudicabili virtuosi con particolare riferimento ai contesti urbani e alle aree a verde pubblico attrezzato. Così la figura del paesaggista, prevista per legge, si limita ad identificarsi con l’atto burocratico finalizzato all’ottenimento di permessi ed autorizzazioni edilizie.

A carattere nazionale, invece, a che punto siamo?

La sensibilità verso l’ambiente e il paesaggio è diventato un fatto di moda, che può aiutare nell’assimilazione collettiva del tema, ma il rischio è che si riduca il tutto alla facciata. Lo si vede nel design e nell’arredo, con la diffusione di soluzioni verdi prêt-à-porter anche nell’interior: moduli verdi verticali e orti domestici già pronti e dall’effetto immediato. Inutile dirlo: per apprezzare la spettacolarità di un bel giardino, di un parco, ci vuole tempo. E ci sono anche politiche e incentivi a riguardo, forse scarsamente divulgati e sfruttati.

Ci spieghi come si muove nel suo lavoro di ricerca.

Innanzi tutto c’è la mia meticolosa selezione delle varietà adatte al luogo, partendo da quelle testate negli anni e più resistenti. Il clima è mutato, è un dato noto, per cui a volte si riesce a stupire inserendo nuove specie che nel tempo si sono naturalizzate al sito. In genere prediligo i giardini poco costruiti, all’inglese, utilizzo molto le piante aromatiche e officinali per ammorbidire le linee dure del paesaggio: rendono i giardini familiari, rassicuranti, creano una dimensione intima e domestica.

Una realizzazione dell'arch. Pinto

I suoi punti di riferimento?

Fra i grandi architetti-giardinieri guardo a Paolo Pejrone, e prima di lui al suo maestro Russel Peige, e nell’ambito della ricerca contemporanea a Patrick Blanc.

Adesso un dato polemico: parliamo della potatura selvaggia degli ulivi

Due sono i fenomeni, il primo finalizzato alla riduzione progressiva della chioma fino all’eliminazione di ulivi secolari protetti, il secondo di potatura per finalità estetiche. In questo secondo caso si tratta di un fenomeno di subcultura. La chioma dei rami principali viene trasformata in forme sferiche o squadrate, raccapriccianti e nocive al normale sviluppo della pianta. La Regione Puglia con legge specifica tutela gli ulivi secolari, ma di fatto solo il Comune di Turi, con ordinanza sindacale, ha vietato questa deprecabile pratica. Occorre dunque sensibilizzare enti e amministrazioni al riguardo.

Distesa di ulivi secolari

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