Per colpa di un carrubo e troppi teli di plastica

la tipica casa rurale dell’area iblea, risalente alla fine dell’800, grazie a Salvatore Spatola,ha avviato un percorso di eco-sostenibilità che le è valso anche il riconoscimento di masseria didattica dalla Regione Sicilia

«Le vede, queste distese infinite? A destra i terreni arrivano giù giù fino al mare, quell’azzurro là in fondo che si confonde col cielo, dove  s’incrociano lo Jonio e il Mediterraneo. A sinistra invece ci sono coltivazioni protette da teli e teli di plastica. Ecco: semplicemente non sopportavo l’idea che i tunnel di plastica divenissero i protagonisti anche del mio appezzamento». Salvatore Spatola racconta con un tono di voce pacato e rassicurante la sua avventura, cominciata quasi 10 anni fa. 

Quando la tua terra ti chiama – Siamo nell’estrema punta sud della Sicilia, nel cuore della Val di Noto: contrada Carcicera, campagna tra Rosolini e Noto, tra le province di Ragusa e Siracusa. Terra di carrubi, di macchia mediterranea. Il signor Spatola è agronomo. Ha scelto di ritornare a vivere con la sua famiglia, dopo una vita da funzionario pubblico trascorsa in città, nella casa rurale che fu di suo padre. «Per anni venivamo qui d’estate, a trascorrere le vacanze – racconta Salvatore -.  Ci legava l’affetto al luogo, la presenza di mio padre, l’amore per la natura nei suoi odori, nei suoi colori. Guardi, il primo trattore della zona lo acquistò mio padre Ignazio, eccolo là», e indica orgoglioso un trattore al quale ha ritagliato quasi una nicchia, da cimelio prezioso quale per lui rappresenta. «Un’estate dopo l’altra – continua a raccontare – io e Graziella (la moglie ndr) ci accorgevamo però che tutt’intorno il degrado aumentava. Pensi che una fattoria poco distante dalla nostra era stata occupata dai pastori per farne ricovero per le pecore».

All’ombra dei carrubi piantati da salvatore e sua moglie Graziella è stato realizzato anche un orto bio, per la coltivazione di ortaggi tradizionali

Un carrubo, cento carrubi –  La zona è incantevole, panorami rilassanti e clima mite a soli pochi chilometri dalla Riserva di Vendicari, per dirne una. «Poi – riprende Salvatore –, è successo qualcosa che ci ha fatto abbandonare ogni esitazione riguardo alla “destinazione d’uso” della masseria. Vennero a trovarmi due imprenditori, a chiedere se avessi intenzione di affittar loro il terreno per coltivazioni a pieno campo. Io e mia moglie ci guardammo negli occhi, fu decisione di un attimo. All’alba tornammo in campagna; aiutati da una famiglia di polacchi, ai quali avevamo dato una mano con permessi di soggiorno vari e che ospitavamo, ci mettemmo a piantar carrubi. Una catena di montaggio – sorride divertito – piccoli e grandi, tutti a scavare e piantare senza sosta. Alla fine Graziella preparò un pranzo sull’aia per tutti. Una festa pareva. E quando il pomeriggio del giorno dopo gli “imprenditori” tornarono, convinti di chiudere l’affare e seppellire il nostro terreno sotto i loro tunnel di plastica, beh.. trovarono una distesa di carrubi. Ci dispiace, ma non possiamo affittarvela!»

Il giardino degli aromi – A Salvatore brillano gli occhi quando racconta della sua azienda. «Piano piano, assieme a mio nipote, anche lui agronomo come me, abbiamo recuperato la struttura modulare nella coltivazione; abbiamo ripristinato siepi, colture, piante officinali spontanee, nepitella, salvia – continua – Sono nati in questo modo il “giardino degli aromi” (una collezione profumata di erbe aromatiche) e l’”orto Bio” (coltivazione di ortaggi tradizionali)». E da pochissimo Salvatore ospita una collezione storica di alberi di agrumi, che solitamente viaggia per mostre internazionali.

Così, la tipica casa rurale dell’area iblea, risalente alla fine dell’800, ha avviato un percorso di eco-sostenibilità che le è valso anche il riconoscimento di masseria didattica dalla Regione Sicilia. “È una gioia grandissima accompagnare i più piccoli nei nostri percorsi didattici – ci spiega la signora Graziella –. Sono di tre tipi: i “Laboratori dei sensi”; visivi, olfattivi, gustativi, uditivi e tattili. “Conoscere per Riconoscere”: ovvero un contatto diretto con le piante aromatiche ed officinali, con laboratorio annesso, per il riconoscimento olfattivo delle erbe aromatiche. E infine “lo contadino, cioè il riconoscimento visivo dei diversi tipi di seme e applicazione pratica della semina”.

“Case Don Ignazio”, dal nome del papà di Salvatore Spatola, è stata totalmente ristrutturata e sono stati costruiti mini appartamenti destinati a case per vacanza. Ma ricorrendo alla bioedilizia. E utilizzando pannelli fotovoltaici e solari per coprire il fabbisogno energetico. E differenziando al 100% i rifiuti. «Pensi che a Rosolini, il comune qui vicino, la raccolta differenziata non c’è ancora – racconta la signora Graziella – noi facciamo anche il compostaggio dei rifiuti, e la lombricocoltura”. E con l’impegno, fioccano anche i riconoscimenti; il Certificato di eccellenza 2014 e l’Ecoleader Platino per Tripadvisor, il portale web per i viaggi. «In realtà, siamo solo una famiglia che ha scelto uno stile di vita differente» sorridono, schernendosi disarmanti, Salvatore e Graziella.

 

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