Patto per il clima in Puglia ma pesa l’incognita a tempo indeterminato dell’ex Ilva

Patto per il clima (Ph Regione Puglia)

Decarbonizzazione e Ilva, eolico off-shore e Zone Economiche Speciali.

Alla Fiera del Levante il punto del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha firmato un Patto con i sindaci pugliesi.

Ecco in sintesi i punti principali toccati intervenendo a Bari al convegno “Una visione comune per il clima”:

  • Patto per il clima (Ph Regione Puglia)

    Sulla decarbonizzazione dell’ex Ilva ha detto: “Servono certezze, non fare scommesse e rischiare poi di non farcela: per questo ho chiesto io di rinunciare al miliardo del Pnrr per metterlo sulla quota dei miei fondi Fsc nazionali. Il passaggio è amministrativo: i soldi ci sono e l’impegno del governo non cambia”.

  • Sull’eolico off-shore al largo delle coste pugliesi, ha detto: “Occorre molta cautela per la salvaguardia delle coste” e ha aggiunto che “la valutazione che stiamo facendo come governo è creare piattaforme robuste al largo, sul modello dei mari del Nord. L’eolico off-shore è uno dei grandi veicoli di produzione di energia per il Paese”.
  • Sulle Zone Economiche Speciali ha spiegato che la decisione del governo è di estenderne il modello Zes.
  • Sulle soluzioni per il clima e l’energia, Pichetto ha ricordato gli obiettivi climatici nazionali e la sfida “di poter essere primi con la genialità che contraddistingue questo Paese”, puntando sul ruolo nel Mediterraneo, sul valore della biodiversità, su nuove regole burocratiche. “Dobbiamo fare scelte coraggiose e determinate e non stare seduti a difendere il passato”.

“Anche se qualcuno dice che l’Italia è responsabile di meno dell’1% di emissioni – ha detto il ministro – noi abbiamo il dovere di intervenire sui cambiamenti climatici. La sfida del nostro Paese è quella di essere migliori degli altri. Anche se non abbiamo le materie prime, siamo diventati la sesta o settima potenza al mondo grazie alle nostre capacità. Di conseguenza, la nostra genialità e le nostre capacità di trasformazione ci spingono a voler fare meglio degli altri”.

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Patto regionale per il clima

Nella giornata di approfondimento sul tema “Una visione comune per il clima. L’impegno della Regione Puglia”, è stato presentato lo stato dell’arte delle iniziative regionali in materia di clima, partendo dalla Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici che ha appena completato l’analisi degli scenari climatici del territorio regionale.

Un approfondimento è stato dedicato al ruolo della Regione Puglia in qualità di Coordinatore Territoriale del Patto dei Sindaci, l’iniziativa lanciata dalla Commissione europea per promuovere politiche attive per il clima a livello decentrato.

“La Regione Puglia – ha detto il presidente Michele Emiliano – sta predisponendo un piano che è insieme previsionale, scientifico ma anche di protezione civile e di programmazione dei lavori. Servirà a comprendere quali saranno i problemi determinati dal riscaldamento terrestre, come l’innalzamento dei mari e le situazioni di rischio collegate alle bolle di calore. Attraverso questa attività, vogliamo individuare e conoscere tutti gli elementi che ci consentano di farci trovare pronti nei momenti in cui la crisi arriverà”.

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Successivamente è stato sottoscritto il Patto con tutti i sindaci della Puglia per l’attuazione delle politiche climatiche della Regione Puglia, e soprattutto di due leggi:

  1. quella su reddito energetico, che consente alle famiglie meno abbienti di chiedere un finanziamento per installare impianti di produzione fotovoltaica ed eolica per autoconsumo, conferendo il surplus di energia prodotta al fondo finanziario costituito dalla Regione Puglia,
  2. quella sulle comunità energetiche, che consente a Comuni, aziende, e altri soggetti del territorio di immaginare sistemi di produzione di energia innovativi per l’autoconsumo con il sostegno della Regione Puglia.
Il ministro Fratin con l’assessore Maraschio – Patto per il clima (Ph Regione Puglia)

L’assessora regionale all’Ambiente Anna Grazia Maraschio ha sottolineato che “la Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici non è rinviabile e va attuata a ogni livello, partendo dai Comuni. Come assessorato abbiamo sempre puntato alla costruzione di strategie per gestire temi complessi. Il cambiamento climatico è la sfida più complessa che l’umanità si troverà davanti. Gli scenari previsti provocheranno una alterazione degli ecosistemi con un aumento dei rischi per la salute legati a disastri, eventi estremi, disponibilità idrica, sicurezza alimentare e cambiamenti nella comparsa e diffusione di malattie infettive. A pagare maggiormente questo prezzo saranno le persone più vulnerabili, con un aumento delle ineguaglianze di genere, della marginalizzazione sociale ed economica, dei conflitti e delle migrazioni. Noi stiamo partendo dalla Puglia, con uno studio climatico a scala locale che riguarda ogni singola realtà territoriale pugliese. Per ogni Comune della Puglia è stata elaborata una scheda di dettaglio con le analisi climatiche al fine di fornire a ciascuno una preliminare analisi di scenario climatico, quale dato prelavorato, per la valutazione del rischio climatico e della vulnerabilità”.

Per il direttore del dipartimento Ambiente della Regione Puglia Paolo Garofoli “la Regione Puglia ha dimostrato un approccio pionieristico sul contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici in termini di mitigazione. Sono noti a tutti i progetti e anche le battaglie del governo regionale sulla decarbonizzazione del siderurgico di Taranto e sulla riconversione della centrale a carbone di Brindisi. Adesso bisogna iniziare ad affiancare a questa politica di contrasto anche una politica tesa all’adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici. Bisogna conoscere gli effetti che deriveranno da questo fenomeno e dobbiamo mettere in campo tutta una serie di misure finalizzate a ridurre e minimizzare gli impatti derivanti dai cambiamenti climatici. La Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, che è stata adottata recentemente dalla Giunta, si pone proprio questo obiettivo”.

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La firma e l’impegno dei sindaci per i cambiamenti climatici

Il sindaco di Bari e presidente di Anci Antonio Decaro ha dichiarato che “l’impegno che i sindaci prendono in sinergia con le Regioni e il Governo sul tema del cambiamento climatico deve essere concreto. È un impegno che va assunto anche da parte dei cittadini: non riusciremo a contrastare le trasformazioni del clima se non modifichiamo anche il nostro stile di vita. Noi sindaci stiamo provando a fare la nostra parte attraverso molte strade, tra cui quella della riforestazione urbana. Su questo progetto, ad esempio, i sindaci dell’area metropolitana di Bari hanno fatto una scelta coraggiosa decidendo di investire 26 milioni di euro del Pnrr. Altre cose possono essere fatte, come la promozione del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile. Sono questi i piccoli impegni che i sindaci, accompagnati dai cittadini, possono portare avanti, consapevoli che l’emergenza climatica è una priorità non più rinviabile”.

Il presidente dell’ANCI Puglia Pascazio con il presidente Emiliano – Patto per il clima (Ph Regione Puglia)

La sindaca di Bitetto e presidentessa di Anci Puglia Fiorenza Pascazio, in rappresentanza dei sindaci pugliesi, ha dichiarato che “la firma apposta sul Patto per il clima per una Puglia neutrale dal punto di vista climatico è una firma che pesa e che non è meramente simbolica. Si tratta di un impegno preciso e consapevole di tutti gli amministratori locali che ci porterà nei prossimi mesi e nei prossimi anni ad adottare delle azioni positive e delle strategie concrete sui nostri territori. Queste azioni riguardano, tra l’altro, l’efficienza energetica, la mobilità, il consumo di suolo, la riforestazione e le altre strategie di riduzione dell’anidride carbonica. Il compito dei sindaci, come si vede, è grave e gravoso, ma siamo pronti ad assumercelo davanti a tutta la cittadinanza”.

“Orgogliosi del coraggio del sistema regionale sulla lotta al cambiamento climatico – ha aggiunto il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci – invochiamo analoga risolutezza nel Governo nazionale per le scelte che riguardano la grande industria e i nostri territori, altrimenti come soggetti pubblici non saremo credibili per le nostre comunità”.

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Cosa dice il Patto per la Puglia neutrale dal punto di vista climatico?

“La nostra comune visione è che, entro il 2050, vivremo in una regione decarbonizzata, con accesso a un’energia conveniente, sicura e sostenibile. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050″.

I sindaci pugliesi hanno sottoscritto il Patto per il clima per una Puglia neutrale dal punto di vista climatico impegnandosi a fare rete e a mettere in campo ogni azione per progettare uno sviluppo green.

Patto per il clima (Ph Regione Puglia)

“Nell’ambito del Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia, continueremo a ridurre le emissioni di gas serra sul nostro territorio, a fronteggiare gli impatti negativi del cambiamento climatico e ad affrontare la povertà energetica come una delle azioni principali per garantire una transizione ecologica equa e inclusiva. Vogliamo fare la nostra parte – si legge nel documento – coinvolgendo cittadini, imprese e stakeholders ad ogni livello, per dare concreta attuazione alla nostra visione e incoraggiare la trasformazione dei nostri sistemi economici e sociali”.

Il cuore del Patto è, al di là degli obiettivi, un invito rivolto a tutti i singoli cittadini a fare la propria parte perché, citando la conclusione del documento, “è un dovere morale verso le generazioni future”.

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Ilva e decarbonizzazione

“Dobbiamo andare avanti nella sfida della decarbonizzazione in modo razionale e coi piedi per terra – ha detto il ministro – ma dobbiamo essere bravi anche a farne un’opportunità di lavoro e di benessere per le nostre imprese. L’ex Ilva è un tema nazionale, addirittura europeo. Si tratta della più grande acciaieria d’Europa e dobbiamo risolvere le criticità ad essa collegate. La prima criticità è senza dubbio quella ambientale, che ha fatto tanti danni nel passato. Su questi temi c’è il totale impegno del Governo: ho proposto di spostare un miliardo di euro del Pnrr dal processo di decarbonizzazione per un motivo molto semplice: nessuno è stato in grado di garantirmi che entro giugno del 2026 ci sarebbe stato il collaudo dell’opera. Per questo, ad assicurare la realizzazione del processo, ho voluto porre la mia garanzia, impegnando la quota dei Fondi di Sviluppo e Coesione assegnata al mio ministero”.

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Parole che non sono piaciuto al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, secondo cui “non c’è alcuna chiarezza sull’accordo di programma, che dovrebbe garantire la transizione di un intero comparto industriale strategico per il Paese. Le parole del ministro sulla decarbonizzazione non possono rendermi soddisfatto. Oggi abbiamo preso impegni cerimoniali importanti ma a livello istituzionale vanno fatte scelte coraggiose per assicurare un futuro alle prossime generazioni”.

In particolare Melucci ha rimarcato come da oltre un anno il governo non convochi “il Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto (Cis), fa guai sui giochi del Mediterraneo, sposta i fondi della decarbonizzazione, mette un bavaglio a sindaco e magistratura quando si parla di tutelare la salute dei tarantini contro la grande industria”.

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Più aperto alla trattativa il presidente della regione, Michele Emiliano, secondo cui “le parole del ministro sulla decarbonizzazione dell’ex Ilva sono importanti, soprattutto se i fondi dedicati a questo processo sono quelli del Fondo di sviluppo e coesione nazionale e non di quello regionale”.

Il presidente Emiliano – Patto per il clima (Ph Regione Puglia)

La decarbonizzazione dell’ex Ilva non si può rinviare, pur con la consapevolezza che si tratta di una grandissima realtà industriale che non può essere dismessa. La produzione di acciaio, tuttavia, deve essere sostenibile e compatibile con la salute e quindi con l’ambiente della Puglia e dei pugliesi. Certamente – ha detto l’assessora Maraschio –  con il ministro Pichetto Fratin avremo modo di confrontarci. Sul cambio di strategia del governo c’è un’interlocuzione forte. Noi abbiamo espresso le nostre preoccupazioni perché i Fondi di Sviluppo e Coesione non devono essere erosi da questo impegno di somma. Abbiamo bisogno di decarbonizzare, ma abbiamo bisogno anche di portare a compimento tutte le altre attività che sono in corso e sono essenziali per realizzare la coesione con il resto del Paese”.

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Nei giorno scorsi, sul tema era intervenuto il consigliere Vincenzo Di Gregorio (Pd) per ricordare tra le altre cose che “Acciaierie d’Italia opera in regime di proroga della vecchia Aia per effetto del decreto del ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin che ha sanato  le cinque prescrizioni su cui l’azienda era in ritardo di attuazione. Su questo aspetto, oltre alle critiche del mondo ambientalista, Peacelink, Genitori Tarantini, Legambiente, si sono levate le perplessità degli enti locali: Comune e Provincia di Taranto, Regione Puglia. A cui si aggiungono le osservazioni formulate dalla struttura tecnica di Arpa Puglia. In questo contesto generale, la vicenda ex Ilva Taranto sembra giunta all’ennesimo bivio. Nei prossimi giorni sarà convocata la conferenza dei servizi che esaminerà la nuova richiesta di Aia (Autorizzazione integrata ambientale) presentata da Acciaierie d’Italia. La precedente Autorizzazione è scaduta il 23 agosto, la nuova Aia resterà in vigore per i prossimi 12 anni, cioè fino al 2035 (salvo proroghe)”. 

Per il consigliere regionale “Le norme, le prescrizioni, gli interventi, le procedure che saranno inserite nella nuova Aia condizioneranno, nel bene o nel male, il futuro dello stabilimento siderurgico, il processo di risanamento ambientale, di decarbonizzazione delle linee di produzione. Tutto questo avrà ripercussione sulla sicurezza del lavoro in fabbrica, sulle emissioni, sui livelli occupazionali, sulle dismissioni, sulle bonifiche. Insomma si tratta di un’ipoteca pesantissima sul futuro di Taranto per i prossimi 15/20 anni”.

In altre parole “Bisogna essere molto attenti, quindi, alle scelte che si andranno a compiere e chiedere che il processo decisionale sia il più possibile ampio, partecipativo, democratico e condiviso prevedendo anche forme di discussione che prescindano dalla procedura formale. Con decisione  – ha detto Di Gregorio – Taranto ha intrapreso un percorso di riconversione e rinascita, grazie al decisivo impulso dell’Amministrazione Melucci, sostenuto dal presidente Emiliano. Questo processo non può e non deve fermarsi, per questo la partita sulla nuova Aia è decisiva e Taranto vuole giocarla a pieno titolo in tutti i suoi aspetti”. 

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Eolico, sì ai parchi purché lontani dalla costa

“Il sud è la terra del sole e del vento, e l’energia che ne deriva può fare moltissimo e creare condizioni di benessere. Sull’eolico offshore stiamo valutando l’ipotesi di creare grandi isole offshore a largo, in modo da sfruttare il vento a molto beneficio. Sono invece contrario alla creazione di piccoli pezzi di impianti offshore davanti alle coste”. Così il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, a Bari per “Una visione per il clima. L’impegno della Regione Puglia” alla Fiera del Levante.

Patto per il clima (Ph Regione Puglia)

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Tra le reazioni citiamo il regionale Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani che ne riprende l’idea “di mantenere un equilibrio tra produzione energetica e tutela del paesaggio, un equilibrio per non fare danni irreparabili, affermando anche che le amministrazioni e il Governo regionale hanno gli strumenti per evitare sfregi ai territori. Come abbiamo sempre detto e chiesto, bisogna definire il Pear e lavorare al Piano di gestione dello spazio marittimo per difendere il paesaggio e il nostro patrimonio di bellezza” se l’obiettivo è “evitare che l’uso scriteriato e selvaggio del fotovoltaico e dell’eolico a terra compromettano non solo il paesaggio ma anche il nostro patrimonio agricolo”.

In particolare per l’eolico off shore, rispetto a cui il ministro ha detto di essere contrario davanti alle coste ha aggiunto in una nota Pagliaro:  “Ribadiamo con convinzione un concetto: non bisogna ostinarsi a piazzare pale di quasi 300 metri d’altezza nel Canale d’Otranto, così come non bisogna deturpare le coste delle marine leccesi che invece devono crescere e svilupparsi proprio intorno alla bellezza dei paesaggi salentini e pugliesi, basta pensare che nessuno mai lo farebbe nella laguna di Venezia oppure sulla costa di Capri, per fare qualche esempio”.

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