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Patto di Stabilità, ANCE Puglia: «Frena lo sviluppo del Paese»

L’irrigidimento del Patto di Stabilità interno compromette l’utilizzo dei fondi europei e del Fondo Sviluppo e Coesione, frenando le politiche di sviluppo del Paese.

Lo sostengono i costruttori edili associati ad ANCE Puglia. In base a stime ANCE, il 40-45% delle risorse destinate ogni anno dallo Stato alle infrastrutture provengono proprio dalle risorse comunitarie.

ANCE Puglia esprime grande preoccupazione per gli effetti della legge di Stabilità che sta accentuando i vincoli di finanza pubblica per le Regioni (4,5 miliardi di euro nel triennio 2014-2016).

Per riuscire a spendere i fondi europei e rispettare i vincoli di finanza pubblica, le Regioni dovrebbero sacrificare altre voci di spesa per accantonare la copertura necessarie al cofinanziamento. In particolare la Regione Puglia – che con un tetto di spesa pubblica di 322 euro pro-capite è tra le regioni più penalizzate d’Italia – dovrebbe sospendere il pagamento di ogni altra spesa (come gli stipendi ai dipendenti o il trasporto pubblico locale) per quasi due anni, poiché il peso del cofinanziamento dei fondi europei sul Patto di Stabilità regionale aumenterebbe dall’81% del 2014 al 99% del 2015.

«Sono a rischio – spiega Nicola Delle Donne (foto), presidente di Ance Puglia – soprattutto gli investimenti per rendere la nostra Regione più attrattiva e vivibile. Siamo consapevoli dell’enorme debito accumulato dall’Italia e dell’inevitabile necessità di porre un freno alla spesa ma, piuttosto, essa andrebbe razionalizzata premiando gli investimenti a scapito della spesa corrente. Dal ’90 la spesa corrente della Pubblica Amministrazione è aumentata del 28% mentre quella in conto capitale è crollata del 50%. A prescindere dal Patto di Stabilità, occorre spezzare questa tendenza dannosa e improduttiva per qualsiasi politica pubblica di sviluppo di lungo termine».

«È possibile scongiurare questi effetti perversi – conclude Delle Donne – prevedendo nella legge di Stabilità la nettizzazione del cofinanziamento nazionale dei Fondi Europei e del Fondo per lo Sviluppo e Coesione, allentando i vincoli per le Regioni e, soprattutto, facendo sì che gli allentamenti previsti per gli Enti Locali siano destinati agli investimenti e non vadano a ingrossare la spesa improduttiva».

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