Patente a punti per la sicurezza sul lavoro, è davvero efficace?

Dall'inizio dell'anno sono197 le persone decedute per infortuni sui luoghi di lavoro, 252 se si aggiungono i morti in itinere (foto archivio Ambient&Ambienti)

Rossato (Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering):  Da anni aspettiamo normative programmate che non vengono ancora attuate, come l’Accordo Stato Regioni e la regolamentazione della formazione dei lavoratori

 

L’ultima morte sul lavoro risale al 12 marzo, ed è quella del 38enne Giacomo Conte schiacciato da un carroponte nello stabilimento Jindal nella zona industriale di Brindisi. Una morte avvenuta a un kilometro di distanza e a meno di due settimane da quella di Giuseppe Petraglia, 40 anni, precipitato a causa dello sgretolamento del solaio di un capannone della zona  industriale, cui l’uomo stava lavorando.  Morti che si aggiungono alle tante di questi ultimi giorni, al punto che già si tocca la cifra 197 persone decedute per infortuni sui luoghi di lavoro, 252 se si aggiungono i morti in itinere. Persone, non numeri, che vanno ad aggiungersi alle oltre 4.600 vittime sul lavoro dal 2020 al 2023.

A smuovere le acque nei palazzi romani è stata però la tragica morte di 5 operai avvenuta nel crollo del cantiere per la realizzazione di un supermercato Esselunga. Un fatto che a distanza di pochissimi giorni ha portato il Ministero del Lavoro ad emanare il provvedimento che introduce la patente a punti per i datori di lavoro.

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E se c’è chi plaude al provvedimento perchè lo considera uno strumento efficace per la tutela di tutti i lavoratori, c’è anche chi lo considera un gesto politico semplicemente eclatante, e malgrado tanta sollecitudine e zelo non risparmia le critiche. A farlo è Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre.

Molti dubbi, poche certezze

il tema della formazione è uno degli snodi centrali dell’Accordo Stato regioni e rappresenta il cardine attorno al quale ruota la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori

“Accanto a questo provvedimento ideato e approvato nel giro di pochi giorni in nome di una nuova forma di sicurezza, ve ne sono altri, già promessi, la cui attuazione stiamo aspettando da anni. Uno di questi è il nuovo Accordo Stato Regioni sulla regolamentazione della formazione per la sicurezza sul lavoro, fondamento imprescindibile per tutelare i lavoratori. Eppure in questi giorni nessuno ne parla. Perché è più facile chiedere e promettere nuove norme risolutive piuttosto che applicare efficacemente quelle esistenti o dare attuazione a quelle previste in decreti già approvati” dice Rossato.

Già dal 2022 l’Accordo Stato Regioni avrebbe dovuto essere approvato, ma ad oggi non se ne sa nulla. Ma a lasciare perplessi è che questo accordo dovrebbe rendere operativi provvedimenti che sarebbero dovuti entrare in vigore già nel 2012. Un ritardo dunque, facendo i conti, di ben 12 anni.

“Di contro, invece, la patente a punti inizierà ad essere concretizzata già dal prossimo ottobre. Sono queste le due facce di una medaglia che raccontano come la questione della sicurezza sul lavoro non venga affrontata in modo logico e programmata secondo una strategia che miri ad intervenire affrontando la questione nel suo complesso. Ma, verrebbe da dire un po’ “all’italiana”, sull’onda delle passioni”, dice Rossato, che continua: “Perché 5 operai morti a Firenze hanno ridestato la coscienza della politica? Non sono sufficienti i 3 morti sul lavoro che ogni giorno, da anni, finiscono nelle cronache dei giornali? Ecco perché chiediamo alla politica di vegliare costantemente e non ridestarsi solo a fronte di eventi eclatanti sull’onda dell’emotività dell’opinione pubblica”.

Tre morti sul lavoro al giorno, cifre inaccettabili

Probabilmente, sembra suggerire il Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering è il numero complessivo di vittime in un solo evento che fa notizia, come è stato in occasione della strage di Brandizzo dello scorso anno, in cui cinque addetti alla manutenzione dei binari della ferrovia sono stati travolti da un treno o, andando ancora più indietro  nel tempo, in seguito alla tragedia della Truck Center di Molfetta, dove il 3 marzo 2008 morirono cinque operai in una cisterna per il trasporto dello zolfo liquido che stavano bonificando. Allora fu varato un decreto che prevedeva di normare entro febbraio 2012 la formazione per i lavoratori addetti a questo tipo di lavorazioni. Decreto che solo se verrà fatto il tanto atteso Accordo Stato Regioni sulla formazione, dovrebbe diventare operativo

Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre

“Prendiamo atto di questo “virtuoso” impeto del Governo volto ad invertire la rotta di un Paese che assiste pressoché inerme da anni al bollettino delle morti sul lavoro. Ma è certo che buona parte di queste tragedie avrebbe potuto essere evitata magari grazie anche all’approvazione più celere dell’Accordo Stato Regioni, ricordando che il precedente risale al 2011. E ancora una volta il tema della formazione è uno degli snodi centrali dell’Accordo e rappresenta senza alcun dubbio il cardine attorno al quale ruota la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.”

Necessaria un  formazione consistente e di qualità

Rossato non ha dubbi e invoca maggiore serietà nella formazione: è indispensabile e urgente riordinare gli obblighi formativi per la sicurezza del Paese che lavora, partendo dalle non ancora regolamentate caratteristiche dei formatori, per arrivare ad un nuovo rigore nella verifica degli apprendimenti dei lavoratori, insistendo su qualità e quantità di ore di corso da frequentare.

Quindi l’ultimo affondo: “Tra l’altro – insiste Rossato –  la patente a punti non sarà uno strumento di contenimento infortunistico immediato: se anche entrasse in vigore il primo di ottobre e il giorno stesso si dovesse verificare un infortunio in un’azienda, la decurtazione dei punti non sarebbe un iter così rapido. Ci vorrebbe, infatti, una sentenza penale o civile. Parliamo quindi di ben più di qualche anno. Intanto l’impresa continuerebbe a lavorare”.

Dunque patente a punti alle imprese da buttare? Non proprio. “Potremmo contare su un maggior numero di ispettori e di controlli. Purché i controlli siano condotti con professionalità e sulla base di un programma strutturato che parta dai dati statistici, dalle aree e dai settori più a rischio. Siamo convinti sempre e in ogni caso che la prevenzione necessiti anche delle norme repressive, almeno in un Paese con la cultura italiana. Deve diffondersi il senso di legalità. Incidenti e morti sul lavoro rappresentano una vera emergenza sociale ed è assurdo e inaccettabile che ancora oggi si perda la vita nella propria attività”.

 

 

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