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Park(ing) day: quando il parcheggio auto si trasforma in parco improvvisato

Attivisti e artisti di tutto il mondo uniti per una mobilitazione il 16 settembre, mirata a riappropriarsi degli spazi dei parcheggi realizzando interventi ludici-ricreativi. E’ l’anima del Park(ing) day, ossia l’idea di recuperare questi angoli della strada, funzionali solo agli autoveicoli e sempre generatori di stress, per farne un luogo temporaneo di relax e convivialità sociale.

Il primo evento di Park(ing) Day risale a San Francisco nel 2005 quando Rebar Group, un collettivo interdisciplinare che lavora sulle intersezioni tra arte, design ed ecologia, diede vita ad un’inattesa performance, rigorosamente all’interno del perimetro dei parcheggi per auto. Il fine della provocazione era mettere al centro di una riflessione critica e collettiva l’uso dello spazio urbano ed i modi di relazionarsi umanamente tra il transitare ed il sostare. La qualità della vita e la civiltà dei centri urbani, infatti, si potrebbe misurare anche dal grado di interazione tra pedoni e automobilisti e dall’orizzonte visivo spesso ostacolato da file multiple di “scatolette di latta” su quattro ruote. Da allora ad oggi il fenomeno si è diffuso in maniera virale, tanto che nel 2010 molte taskforce di attivisti, artisti e paesaggisti, in più di 180 città ed oltre 30 paesi, hanno dato vita ad eventi di forte impatto. In Francia è l’Agenzia Dédale, specializzata in cultura, tecnologie ed innovazione sociale, a curare il coordinamento di decine di manifestazioni d’oltralpe; in Italia invece, a Firenze sono stati i creativi dell’Associazione Kindi a lanciare l’iniziativa nel capoluogo toscano.

Park(ing) in fase di creazione a San Francisco. Copyright Rebar Group, Inc.

Mille e uno modi per fare Park(ing).

Istruzioni per l’uso. Giocatori di biliardino e minigolf, architetti di installazioni effimere, performers per attentati coreografici e poetici, ma anche uffici en plein air, aperitivi di strada, conversazioni linguistiche e tanto altro…Infinite sono le possibilità di sperimentare all’interno di una nicchia urbana così anonima e monocromatica una neo-città delle relazioni possibili. La rivendicazione del possesso del territorio si concretizza così in situazioni anche surreali, che sanciscono l’interruzione dell’abitudine e perturbano pacificamente lo spazio, caricandolo di nuovi concetti: l’esperienza umana del giocare in strada, mangiare, dipingere, discutere e contemplare, contro il rito alienante del guidare e parcheggiare. Da non-luogo a luogo di trasmissione di valori critici e di pensieri finalmente espressi: come trasformare allora un parcheggio in un parchetto?

Installazione artistica a Parigi. Copyright Bruno Coutier (Agenzia Dédale)

  

Il movimento del Park(ing) day si è dotato di un vero e proprio manuale teorico-pratico, che definisce tattica e strategie comuni di ciò che potrebbe sembrare una bravata improvvisata, ma che al contrario richiede un’organizzazione meticolosa ed una preparazione adeguata dal punto di vista logistico-comunicativo. Ecco qualche idea. Scegliete un parcheggio a pagamento e munitevi di biglietto regolare per la durata della vostra sosta; non occupate posti riservati o che impediscono la circolazione pedonale ed il transito commerciale; individuate il targetdelle persone da coinvolgere; studiate l’impatto visivo della vostra installazione; create uno spazio bello, sicuro e confortevole. Infine, preparatevi a comunicare in modo chiaro e pacifico con passanti curiosi, forze dell’ordine sospettose e, non da ultimo, gli automobilisti disperati che vorrebbero distruggere la vostra installazione pur di sistemare le quattro ruote.

Generosità, autenticità e buona dose di assurdità sono le chiavi di volta del successo di un Park(ing) day. Spesso, basta solo socializzare un’idea al momento giusto ed in modo spontaneo per scatenare quel piccolo ma profondo cambiamento che ogni atto libero creativo, quindi portatore di carica sovversiva, può comportare.

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