Parcobaleno: restituire identità ai territori del post-sisma

Il progetto Parcobaleno nasce dalla volontà di riqualificare gli spazi aperti dell’area di Santa Rufina coinvolgendo gli stessi abitanti nelle fasi della progettazione e della realizzazione di spazi pubblici multifunzionali e di luoghi di aggregazione

Sono passati quasi sei anni dal terribile sisma che, nell’aprile del 2009, colpì il territorio dell‘Aquila, lasciandosi dietro un triste strascico di macerie e devastazione. Ma, a dispetto dei ritardi delle istituzioni e delle tante polemiche intorno alla questione della ricostruzione, la catastrofe naturale non ha piegato la determinazione e la creatività degli abitanti di questo bellissimo angolo dell’Italia.

È nato così il progetto VIVIAMOLAq, un’iniziativa partita dal basso, grazie all’intraprendenza di giovani architetti e di studenti dell’Ateneo aquilano, che si prefigge di contribuire in modo attivo alla ricostruzione dei territori interessati dal sisma, promuovendo e realizzando interventi di architettura partecipata e di auto-costruzione per restituire identità allo spazio urbano e ricucire il tessuto sociale lacerato dal terremoto.

In assenza di luoghi di aggregazione… – L’intento è quello di ridefinire, attraverso un coinvolgimento diretto degli abitanti, la qualità dei luoghi distrutti dal sisma e di riconsegnare loro spazi di aggregazione significativi, grazie alla progettazione di orti urbani, giardini, piazze e aree di ritrovo per i giovani, ma anche per i più anziani, in un’ottica di cooperazione e di progettazione partecipata.
Si inserisce in questo quadro l’originale iniziativa di Parcobaleno, pensata per ridare vita e identità ad una delle aree più colpite del territorio aquilano, la piccola frazione di Santa Rufina, caratterizzata dalla presenza di 21 Map (Moduli abitativi provvisori) e del tutto priva di luoghi di aggregazione per gli abitanti. L’assenza di spazi di ritrovo e la precarietà delle soluzioni abitative rappresentano, infatti, elementi di grave criticità, che influiscono negativamente sulle opportunità di socializzazione e sul senso di appartenenza al territorio, ragion per cui l’approccio offerto dall’architettura partecipata è apparso come il più adeguato per offrire agli abitanti la possibilità di dare il proprio apporto alla riqualificazione territoriale, diventando a tutti gli effetti protagonisti di scelte che riguardano il proprio territorio e gli spazi del proprio vivere quotidiano.
Il progetto del Parcobaleno – Inserito nel programma “Un posto al sole per i Map”, il progetto Parcobaleno nasce dalla volontà di riqualificare gli spazi aperti dell’area di Santa Rufina e, soprattutto, di restituire un’identità a questi luoghi, coinvolgendo gli stessi abitanti nelle diverse fasi della progettazione e della realizzazione di spazi pubblici multifunzionali e di luoghi di aggregazione.
Punto nodale del progetto è stata la creazione, nei pressi di un centro polifunzionale di recente realizzazione, di una struttura a forma di nastro che delimita l’area dell’intervento e restituisce vita e colore agli spazi aperti adiacenti al centro, allestendoli e dividendoli in aree per il gioco e per altre attività ludiche e creative, ma soprattutto sforzandosi di mantenere un collegamento ideale con le attività che si svolgono all’interno. Il nastro è, dunque, il vero protagonista del progetto: diviso in due parti, è, al tempo stesso, ingresso e confine di delimitazione delle diverse aree tematiche. Avvolgendosi su se stesso, proprio come un vero nastro, si trasforma, inoltre, in seduta, quale elemento unitario e, insieme, flessibile che conferisce qualità e armonia ad un vuoto urbano altrimenti privo di identità.

Da materiale di scarto ad arredo –  Un punto chiave per l’auto-sostenibilità del progetto è stato l’utilizzo di materiali di riciclo e di scarto dei cantieri. La struttura di sostegno del nastro è stata, infatti, realizzata con tubi di acciaio messi a disposizione dal comune dell’Aquila, opportunamente riverniciati con pitture antiruggine ed interrati di circa 40 cm per garantire la stabilità dell’intera struttura. Per il rivestimento sono stati, invece, utilizzati listelli di legno ricavati dai bancali dei cantieri, assemblati in moduli di dimensioni 1×1 m, per un totale di 1.200 listelli opportunamente lavorati, ripuliti a mano e trattati con vetro liquido per proteggerli dalle intemperie e soprattutto dalla rigidità delle temperature invernali. Infine, i listelli sono stati verniciati con colori vivaci, per conferire maggiore allegria e luminosità all’allestimento, quasi a formare un arcobaleno snodato che, proprio come un nastro, abbraccia e movimenta lo spazio esterno: un gioco di forme e di colori, di continuità spaziale e visiva, in grado di generare spazi per i bambini, per i più giovani ed anche per gli anziani. Completamente realizzati in legno e con materiali di scarto e di riciclo anche i giochi dell’area-bimbi, progettati e costruiti in loco grazie alla partecipazione attiva dei cittadini.

Uno splendido esempio di architettura partecipata, dunque, che ha visto la collaborazione sinergica di progettisti e abitanti dell’area, tutti attivamente impegnati nel definire le priorità dell’intervento, nel pianificare le varie fasi della progettazione e nel dare il proprio contributo diretto per migliorare la vivibilità e la qualità di vita dell’intero territorio.

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