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Il parco urbano condiviso, una manna per le nostre città

Il parco urbano condiviso di via Gargasole a Bari rappresenta un felice connubio tra i cittadini, le loro necessità, il quartiere e l’ambiente

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Fonte: Facebook – Parco Gargasole

Un parco urbano condiviso nel centro della città è una manna per i nostri agglomerati urbani dove i piani regolatori, soprattutto quelli del passato, hanno permesso di costruire in ogni spazio, rubando terreno importante all’ambiente.

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Le nuove tendenze di stampo ecologista stanno permettendo alle amministrazioni di recuperare spazi incolti nelle città, oppure bonificare aree dismesse, per creare parchi urbani di quartiere e condivisi, dove i cittadini possono “in prima persona” anche occuparsi a turno del verde, creare piccoli orti, aree attrezzate per picnic e giochi circondati da piante ed alberi.

Sono, dunque, importanti polmoni queste aree che permettono ai cittadini ed alle città di respirare meglio, migliorando la qualità dell’aria e regalando percorsi naturali rilassanti ed autogestiti.

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Bari, il parco di via Gargasole

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Fonte: Facebook – Parco Gargasole

Il parco urbano condiviso di via Gargasole a Bari, nell’ex Caserma Rossani, è un progetto che sta facendo scuola. L’area, recuperata grazie all’interessamento dei residenti del quartiere e dell’amministrazione comunale, per tanto tempo è stata abbandonata a se stessa. Stanchi del degrado, i residenti hanno fatto squadra, riuscendo così a recuperare l’area trasformandola in un luogo condiviso. Oggi è il polmone verde del quartiere, sono stati piantati alberi e siepi, curati anche dai residenti, realizzate aree attrezzate e c’è persino un orticello condiviso. Inoltre, il quartiere ha chiesto l’aiuto di alcuni writers per abbellire la recinzione dell’area e di alcuni extracomunitari che, fianco a fianco con i residenti, hanno ripulito il terreno ed attrezzato alcuni spazi comuni. A breve, l’area sarà anche ampliata incrementando così lo spazio verde a disposizione. Un progetto a tutti gli effetti pilota sul verde, sull’integrazione e sull’accoglienza, che sta riscuotendo grande successo in altre zone della città, ma che potrebbe anche essere un modello di sviluppo del verde urbano anche per altri Comuni pugliesi e non solo.

Il parco dell’Executive

Sulla scia del lavoro iniziato dall’assessore all’Urbanistica di Bari Carla Tedesco nel parco di via Gargasole, i residenti della zona dell’Executive Center in via Amendola hanno proposto all’assessore di recuperare un’altra area dismessa nella zona, utilizzando le stesse modalità di via Gargasole. In quella zona è possibile realizzare persino un uliveto condiviso, poiché si tratta di un’area agricola che già contiene al suo interno gli ulivi sopravvissuti alla forte urbanizzazione del passato.

Anche in questo caso, l’assessore Tedesco ha accolto favorevolmente la proposta dei residenti, effettuando nei giorni scorsi un sopralluogo mirato ad organizzare gli interventi immediati di riqualificazione.

Tutto ciò è reso possibile grazie ai fondi PAC, con la misura “Rigenerazioni Creative”, finanziata con 500mila euro.

L’importanza del progetto parco urbano condiviso

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Fonte: Facebook – Parco Gargasole

Il Comune di Bari sta investendo molto in questo progetto perché permette di creare una rete ecologica in città connessa con varie tipologie: giardini storici, parchi attrezzati, aree al margine tra città e campagna, vere e proprie “infrastrutture verdi” come le lame, ma anche filari di alberi lungo i viali e aiuole spartitraffico che rappresentano a tutti gli effetti un capitale naturale dai cui benefici dipende la qualità della vita dei cittadini. Per queste ragioni è importante la sinergia tra pubblico e privato, tra amministrazione ed associazioni che operano sul territorio, per costruire linee-guida che possano agevolare le pratiche di cura delle aree ed il lavoro degli uffici, distinguendo le procedure per la realizzazione di giardini condivisi e orti urbani da quelle per la realizzazione di aree verdi attrezzate.

La forza del parco urbano condiviso

Un’iniziativa importante, dunque, che può essere esportata in tantissime realtà pugliesi, e non solo, soffocate dall’asfalto e dal cemento. È una forma di condivisione ma anche di integrazione, non solo con l’ambiente ma anche tra i cittadini. All’estero esistono già progetti simili che mirano a preservare aree verdi per il bene comune. Gli Stati Uniti, in questo senso, fa ancora una volta da apripista. A New York, per esempio, tempo fa è stata lanciata persino la moda del giardino e dell’orto condiviso nei condomini. Nell’ottica del cohousing, sono stati realizzati sui terrazzi dei edifici orticelli e spazi verdi gestiti dai residenti del condominio a proprio uso e consumo.

Il parco urbano condiviso diventa un orto sociale a Bergamo

Un progetto di grande valore che unisce la condivisione con l’accoglienza e l’integrazione sociale. Nato nel 2004, LORTO è un’idea della cooperativa sociale L’Impronta,  una realtà che da 25 anni lavora con il territorio e sul territorio di Bergamo per aiutare persone con disabilità e fragilità a trovare o ritrovare il loro posto all’interno del tessuto sociale -, che, in collaborazione con il Comune di Bergamo, ha voluto dedicare a persone con disabilità uno spazio di formazione, crescita e lavoro.

orto sociale LORTO, Bergamo

A Bergamo la cooperativa sociale L’Impronta ha dato vita col sostegno del Comune all’orto sociale LORTO, curato da 11 persone affette disabilità

È un orto sociale, distribuito in un’area comunale di 240 mq, ai piedi delle Mura Venete di Bergamo, che impegna 11 persone, affiancate da 3 educatori ed una ventina di volontari. Qui viene gestito un giardino ed un vivaio, un frutteto ed un viale centrale con verdure ed ortaggi. Tutto coltivato rigorosamente rispettando i tempi e le tecniche naturali. Qui, ogni giorno, chiunque può fare la spesa (è gratuita) e lasciare un’offerta. Il denaro raccolto viene investito dalla cooperativa per realizzare percorsi formativi ed attività culturali collaterali, mirate sempre a all’accoglienza ed all’integrazione. Un’iniziativa forse unica nel suo genere che vede il coinvolgimento del pubblico e del privato per uno scopo collettivo, per il bene dell’ambiente e della comunità. Un modello da seguire.

Insomma, ci sono le possibilità per far sì che il verde condivida gli spazi con l’urbanizzazione e sia utile per l’accoglienza e l’integrazione sociale. Bisogna solo volerlo.

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