
«Al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci va tutta la solidarietà e la vicinanza del WWF». Lo dichiara la presidente del WWF Donatella Bianchi che aggiunge: «Quello di questa notte non è solo un vile attentato ma un attacco a chi ogni giorno attraverso l’arma della legalità difende la natura sempre più oggetto di appetiti criminali e mafiosi».
Antoci è finito nel mirino della mafia per aver stoppato il giro di denaro in mano alle cosche e legato alla gestione dei terreni a pascolo nel Parco dei Nebrodi. L’aggressione si è verificata questa notte intorno alle due sulla strada tra Cesarò e San Fratello. La macchina del presidente del parco è stata crivellata di colpi ma l’ auto blindata e l’intervento della scorta della polizia ha evitato il peggio.
«Questo attacco dimostra come proprio la natura e chi la preserva siano diventati uno degli obiettivi principali della criminalità organizzata: quello di questa notte è l’ennesimo atto di guerra che le istituzioni, a cominciare dal governo le associazioni e i cittadini devono respingere con forza – conclude la presidente del WWF Bianchi -. I parchi nazionali e le aree protette che anche il WWF gestisce (e dove, anche di recente, ci sono stati gesti intimidatori) in molti casi sono l’ultimo presidio di legalità e sui quali bisogna ricominciare ad investire perché tagli e riduzioni di bilanci ne hanno messo a rischio la stessa sopravvivenza».

Bisogna risalire all’ultimo episodio della battaglia che Antoci conduce da tempo contro la criminalità per capire il perché di questo agguato. A gennaio 2016 il presidente del Parco insieme al Prefetto di Messina ha bloccato la concessione di 4200 ettari di terreni alla mafia: fino a poco fa i terreni venivano affidati senza gara d’appalto e senza esibire il certificato antimafia: un affare da 25 milioni di euro dietro il quale ci sono le cosche (prima fra tutte la famiglia santapaola) ma non solo. «Sono certo di chi siano i mandanti –dice Antoci – , sono i mafiosi dei Nebrodi ma anche la ‘ndrangheta, perché il protocollo che abbiamo messo in atto qui in Sicilia sarà applicato anche in Calabria. Il Consiglio regionale si è già determinato sulla sua approvazione. So chi mi vuole morto».
Anche la giornalista Fabiola Paterniti, autrice del libro-inchiesta Tutti gli uomini del generale (che indaga sulle vicende e sugli uomini legati al prefetto antimafia generale Carlo Alberto dalla Chiesa), esprime la sua solidarietà al conterraneo e compagni di battaglie per la legalità. «È stata l’ennesima prova di forza della mafia nei confronti di chi rappresenta la Stato – dice – . Esprimo tutta la mia solidarietà a Giuseppe Antoci e alla sua scorta e mi auguro che si individuino al più presto i responsabili».


