Parco della Giustizia a Bari, dal Comune una scelta in solitudine

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Le immagini, pubblicate sul sito dell’Agenzia del Demanio, del nuovo Parco della giustizia che sorgerà a Bari nell’area delle caserme Milano e Capozzi cedute dal Governo al Comune di Bari per le esigenze dell'edilizia giudiziaria

Fa discutere la presentazione del nuovo Parco della Giustizia che sorgerà al posto delle caserme dismesse Capozzi e Milano nel quartiere Carrassi. Come e quanto sono state coinvolte le associazioni ambientaliste? E che fine ha fatto il progetto dell’Arcipelago della Giustizia al quartiere Libertà?

 

Di Elda Perlino*

Da pochi giorni – da martedì 15 novembre per la precisione – è presente sui social una serie di bellissimi rendering del nuovo Parco della Giustizia di Bari, che porrà fine alla ricerca di una sede dignitosa per l’amministrazione giudiziaria della nostra città. La realizzazione della sede prevista nell’area dove si trovano attualmente in via Alberotanza le caserme dismesse Capozzi e Milano cedute dal governo al Comune di Bari, prevede la demolizione degli edifici esistenti e la creazione di un parco urbano di 150mila metri quadri che contribuirà al miglioramento del microclima della zona con un aumento della permeabilità del sito.

Una soluzione necessaria ma non condivisibile?

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Come sarà il Parco della giustizia a Bari nel rendering dell’Agenzia del Demanio

Fin qui la presentazione formale condivisa sulle pagine social del sindaco Decaro che descrivono l’operazione come un successo che conclude la ricerca di una sede unica in cui riunire gli uffici necessari per l’amministrazione della giustizia civile e penale della città di Bari.  A questo risultato si giunge dopo anni di discussioni che hanno visto confrontarsi cittadini ed amministratori in un dialogo spesso complicato da posizioni distanti basato su criteri non sempre condivisi.

Sebbene siamo consapevoli dell’importanza di porre fine alla ricerca di una sede per l’amministrazione della giustizia in una città che ha visto anche avvocati e giudici operare in situazioni di estrema precarietà (persino sotto tende da campo), restiamo perplessi sulla scelta del sito anche in considerazione delle motivazioni che numerosi cittadini riuniti nel Coordinamento di cittadini, associazioni e comitati territoriali per la salvaguardia dell’ambiente e la tutela dei territori – Puglia oppongono rispetto alla scelta del sito e che li ha indotti anche a ricorrere con esposti al TAR Puglia.

Le motivazioni di tale opposizione sono riconducibili alla necessità di tutelare il “fondamentale” diritto alla salute, alla cui salvaguardia dette aree erano riservate, con la loro immutabile destinazione a “Verde di Quartiere”. Molti tra gli abitanti del II municipio temono inoltre l’enorme aumento di traffico di auto in un quartiere già ora gravato da insostenibile traffico e relativo elevato inquinamento dell’aria.

Il progetto  “Arcipelago della Giustizia”

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L’area dove sorgerà il Parco della giustizia

Le associazioni ambientaliste hanno espresso più volte in passato la loro perplessità rispetto alla scelta dell’amministrazione che, in totale solitudine, ha scelto il sito delle caserme Capozzi e Milano abbandonando il progetto “Arcipelago della giustizia” che si basava su una proposta progettuale dell’Associazione Sviluppo Sostenibile  del 2005 e che ha ottenuto non solo il gradimento di molte associazioni e comitati di cittadini attivi ma ha anche incassato la preferenza tra tutte le alternative valutate dall’apposita commissione tecnico-politica istituita dalla giunta Vendola  della Regione Puglia.

L’analisi delle diverse proposte dimostrò che la soluzione più vantaggiosa per la collettività e per gli addetti alla Giustizia, dal punto di vista urbanistico, sociale ed economico, era quella di lasciare il Polo della Giustizia nel quartiere Libertà, recuperando la piena funzionalità del palazzo di piazza De Nicola, realizzando l’edificio progettato come sede degli Uffici Penali in corso della Carboneria e utilizzando, se necessario, numerosi edifici pubblici abbandonati tramite un accorto programma di riqualificazione e riuso.

La Consulta dell’Ambiente attende risposte

Le associazioni riunite nella Consulta Ambiente del comune di Bari (50 attive) hanno più volte nel corso degli anni dichiarato che lo studio progettuale “Arcipelago della Giustizia” è l’unico che parte dall’esigenza di allocare gli uffici destinati all’amministrazione giudiziaria per affrontare la riqualificazione del quartiere Libertà attraverso gli ambiti di natura urbanistica, naturalistica, architettonica, geologica e delle reti tecnologiche. Lo studio  immagina uno sviluppo urbanistico della città basato sui principi della riqualificazione e del riuso, e concretizza l’idea di una riqualificazione dei quartieri periferici con un contestuale riuso degli immobili esistenti, concetto fatto proprio e ribadito in tutti i numerosi documenti prodotti in merito alle vicende urbanistiche della città, non ultimo la revisione del PUG.

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Il progetto del Parco della giustizia prevede la demolizione degli edifici esistenti e la creazione di un parco urbano di 150mila metri quadri che contribuirà al miglioramento del microclima della zona con un aumento della permeabilità del sito

Attualmente le associazioni riunite in Consulta sono in attesa di valutare nel merito la proposta della sede degli uffici per l’edilizia giudiziaria nel sito individuato dall’amministrazione comunale per produrre un parere che dopo avere acquisito i dettagli progettuali, tenga conto delle aspettative della cittadinanza barese.

Le associazioni ambientaliste, i comitati e tutti i cittadini attivi che hanno a cuore il bene comune e lo sviluppo del nostro territorio,  manifestano la loro delusione per le  scelte operate dall’alto in totale solitudine da parte della politica e ribadiscono la necessità di contribuire al dibattito pubblico sulle scelte per il futuro sviluppo urbanistico della città e del territorio consentendo la partecipazione di tutti i cittadini  alla costruzione di un progetto strategico volto a uno sviluppo sostenibile della città, concretizzando l’idea di una riqualificazione dei quartieri periferici con un contestuale riuso degli immobili esistenti.

 

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