Parco del Conero? Un candidato Unesco

Nordik Walking, Bike Tour ed Enotrekking sulla scia degli aromi del Doc Rosso Conero sono solo alcune delle iniziative che a tutt’oggi continuano ad animare il Parco del Conero (con sito www.parcodelconero.eu di recente rinnovato), anche grazie alle azioni di formazione e ospitalità gestite dalla Cooperativa Forestalp, che ormai da oltre 8 anni s’adopera nella convinzione che “la scoperta del patrimonio naturale del Parco rappresenti un fondamentale fattore di sviluppo e crescita economica del territorio”. Da qui si punta fin verso gli Emirati Arabi, com’è il caso dell’agonistica di ippica (prevista in giugno e già molto discussa) Marche Endurance Lifestyle, patrocinata dal Ministero Affari Esteri ed Economia degli EAU.

Il belvedere del Parco del Conero

Mentre i suoi scorci panoramici mozzafiato si son candidati a patrimonio Unesco, se dal lato meteorologico, il clima mite e accogliente di questi giorni fa fiorire escursioni e visite guidate, dal lato politico, c’è invece un po’ di bufera, dopo la legge di riordino regionale dei Parchi (dopo ritardi e rinvii, approvata l’8 maggio) che in dicembre 2011 ha portato al Commissariamento.

Questo, che viene definito un “libro aperto sulla storia geologica della zona e sull’intera successione stratigrafica dell’ Appennino umbro-marchigiano”, è tra i Parchi regionali delle Marche il più “balneare”, lambito da alcune delle più spettacolari calette e romantiche baie del medio Adriatico, tra la spiaggia dei Sassi Neri e delle Due Sorelle, Mezzavalle e Portonovo, e altre affollate mete turistiche agostane dove il verde del monte staglia i suoi ben definiti confini sul blu delle acque marine. Istituito nel 1987 per tutelare la varietà di flora e fauna presenti, con un’area totale di 6011 ettari, ricadenti nei territori di Ancona, Camerano, Numana e Sirolo, il Conero è un’emergenza, 572 metri a picco sul mare, unica nel suo genere da Trieste al Gargano.

Parco del Conero: spiaggia dei gabbiani al tramonto

Originatosi da una lunga sedimentazione marina dal periodo Giurassico, il Monte Conero è emerso nel Pliocene, 5 milioni di anni fa. Falesie calcaree, formazioni mediterranee, boschi misti e cave dismesse (tra cui Massignano, sezione tipo a livello mondiale per il passaggio Eocene/Oligocene), il Parco – che opera in rete per la conservazione delle tartarughe marine e risulta nella top ten della Lipu per birdwatching in Italia – vanta numerose peculiarità botaniche (1.154 specie, tra cui una nuova orchide e la Barba di Giove) e animali (istrice, capriolo, scoiattolo, nuovi tipi di farfalle, lupi e un cervo di mare).

Risolti (si spera) nodi complessi tra cui ripascimenti e rigassificatori a largo della costa, adesso l’attenzione è concentrata su area marina e possibili ampliamenti (Selva di Castelfidardo, bosco urbano di Ancona, Parco del Cardato). Di recente approvato il nuovo Piano Parco, impostato sulla salvaguardia del paesaggio ma anche su agricoltura e turismo, ora anche i piani specifici – agricoli, forestali, per la gestione faunistico-naturalistica – contano tra gli altri sul contributo europeo del progetto Life e sui trasferimenti da Regione e Comuni coinvolti per trovare i fondi d’attuazione. Il quadro programmatico degli investimenti nel triennio 2012/2014 parla di oltre 320mila euro a bilancio preventivo.

I faraglioni del Parco del Monte Conero (foto Francesco Grossi)

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