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Parco Agricolo Sud Milano: quale sarà il suo futuro?

Con 47mila ettari di territorio, che inglobano sessantuno comuni, pari a circa un terzo del territorio provinciale e con mille aziende agricole presenti, il Parco Agricolo Sud Milano (PASM), creato il 23 aprile del 1990, è il più grande parco a vocazione agricola d’Europa, eppure nonostante tutti questi anni di vita non è mai riuscito a decollare veramente.

Parco Agricolo Sud Milano, veduta

Il giornalista Fabio Fimiani

«Purtroppo è una questione trasversale – spiega Fabio Fimiani, giornalista di Radiopopolare, esperto di temi ambientali e autore del blog fabiofimiani.it – che interessa tutti i governi che si sono succeduti in Provincia di Milano in questi anni, sia di centro destra che di centro sinistra. Nessuno è mai riuscito veramente a fargli prendere quota, così da far diventare questa realtà qualcosa di simile a quanto accade in altre parti d’Europa».

Tanti esempi da seguire

Il riferimento primo che viene in mente è a quanto è stato fatto a Barcellona dove si è sviluppato davvero un progetto di agricoltura periurbana, in grado di fornire prodotti freschi a “Km zero” e soprattutto di valorizzare l’ambiente circostante alla città. Si tratta del Parco Agricolo Baix Llobregat, che si trova proprio nell’omonima comarca (una specie di distretto che riunisce più comuni con affinità economiche e territoriali) Questo parco, dedicato all’agricoltura, ha 2.938 ettari disponibili per le più svariate produzioni ma vive in una perfetta fusione tra ambienti naturali, animali allo stato libero e forme di antropizzazione come le fattorie. Agricoltura di qualità, allevamento, insediamenti di fonti energetiche rinnovabili, percorsi turistici, reti “corte” tra produzione e consumo: dunque tutto questo costituisce un parco agricolo.

 

Il parco agricolo di Barcellona, nel fondovalle e nel delta del Llobregat si trova una delle zone agricole più antiche e più fertili del paese

Anche in Puglia ci sono esempi di parchi agricoli “multifunzionali” in fase di progettazione, come il laboratorio rurale per il riuso dei “Paduli” (area rurale a oliveti), risultato della firma di un protocollo tra il Comune di San Cassiano, il Laboratorio Urbano Aperto (LUA) ed altri comuni. E’ in via di definizione anche il protocollo per il progetto I giardini di Pomona, tra il Comune di Cisternino e l’Università di Lecce, che prevede un osservatorio botanico sulle cultivar tradizionali, una fattoria didattica, una “Banca della biodiversità”, un centro di ricerca, il recupero di insediamento tradizionali come i trulli.

Anche all’interno del Parco Agricolo Sud di Milano in questi anni ne sono nate di iniziative interessanti: una per tutte la vendita diretta del latte crudo attraverso distributori automatici. «Non saprei dire chi di preciso ha avuto l’idea – prosegue Fimiani – ma è proprio a Milano, dov’è concentrata la produzione di distributori automatici, che qualcuno ha pensato semplicemente di cambiare prodotto mettendoci il latte». Se la vendita di latte crudo attraverso i distributori è stata poi un successo su tutto il territorio nazionale, in questi anni, sono tante altre le iniziative progettate e messe in atto dagli agricoltori del Parco Sud: quella della vendita del riso sempre con il distributore, oppure la costruzione di caseifici che producono tipologie di formaggi tipici, lo yogurt e tanto altro.

Di chi è la colpa? 

Il Consigliere alla Provincia di Milano nella lista civica un’altra Provincia/Pdci-Prc, Massimo Gatti

Se il territorio è un fermento di idee non si può dire altrettanto della governance. «Per la Provincia di Milano – spiega Massimo Gatti consigliere della lista civica Un’altra Provincia/Pdci-Prc – il PASM è un oggetto misterioso. Dopo un anno di amministrazione, Podestà (Guido, il presidente della Provincia e del consiglio direttivo del parco stesso, ndr) ancora non ha detto cosa abbiano intenzione di fare». Gatti sottolinea poi i pericoli che attualmente incombono sul quel territorio e che si chiamano inceneritore, tangenziale est e urbanizzazione.

«Una delle questioni cruciali che incombono su questo territorio – prosegue il consigliere – è quella dell’inceneritore: l’AMSA (L’azienda che a Milano gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani, n.d.r.) vorrebbe realizzarlo al confine con il comune di Opera ma per una ragione prettamente politica. L’intento infatti è quello di rendere determinante il peso politico dei “milanesi” all’interno di A2A (un colosso della distribuzione di energia elettrica nato dalla fusione tra la milanese AEM s.p.a. che distribuisce energia elettrica e gas, ASM s.p.a , operativa nei servizi di pubblica utilità a Brescia,e Amsa) a scapito della componente bresciana».

C’è poi la questione del «saccheggio di territorio – prosegue Gatti – che rischia d’innescare la realizzazione della Tangenziale Est di Milano, in una situazione di crisi economica forte per le amministrazioni locali». Per Gatti, infatti, il nastro d’asfalto che dovrebbe collegare Melegnano con Agrate, raccordandosi con la Bre-be-mi (l’autostrada Brescia-Bergamo-Milano), potrebbe innescare un percorso di urbanizzazione per cui i comuni, che si vedono sottratte risorse dai tagli dello Stato, si trovano facilitati a vendere pezzi del proprio territorio per ricavare liquidità da impiegare nell’erogazione dei servizi ai propri cittadini. 

PASM, il parco regionale

Aspettando Expo 2015, il Parco muore

Gli appetiti quindi dei grandi costruttori che, nel Parco sud, rispondono in particolare al nome di Salvatore Ligresti (anche se questo rischia di diventare l’unico capro espiatorio di una situazione di pericolo più complessa) rischiano pertanto di mangiarsi questa enorme area verde, facendola diventare molto simile al territorio del nord Milano e della Brianza, dove i livelli di urbanizzazione hanno punte del 70-80%. Ed è questa l’altra grande emergenza.

«Io penso occorra una grande mobilitazione della gente – prosegue Gatti –, un po’ come è accaduto a Mediglia (comune del sud Milano e parte del PASM, ndr) dove i cittadini hanno stoppato il progetto di rigassificatore, proprio grazie al loro impegno diretto. Temo non ci sia poi molto più tempo per di salvaguardare quello che rappresenta un baluardo contro l’inquinamento e un vero polmone di verde per la città di Milano».

Per Fabio Fimiani al contrario il destino di quest’area sembra invece già segnato e a questo aggiunge anche il rammarico per un’occasione, quella dell‘EXPO 2015, che avrebbe dovuto essere raccolta per il rilancio del parco: «Temo che si andrà verso una lenta consunzione – conclude il giornalista -. Non si è nemmeno stati capaci di sfruttare l’evento dell’Esposizione universale quale motore di rilancio e questo la dice lunga sulle prospettive future della politica per il nostro ambiente».

(ha collaborato Lucia Schinzano)

 

 

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