Parchi eolici offshore in Salento, la Regione dice no, ma..

parco eolico offshore da capo d'Otranto
La simulazione della Vista da Capo d'Otranto del parco eolico marino galleggiante al largo di Castro

Maraschio: l’impianto Odra è attualmente confliggente con la pianificazione regionale. Eolico offshore fondamentale per la transizione energica purché rispetti la pianificazione regionale e il paesaggio. Intanto domenica 17 nuovo sit-in a Porto Miggiano contro l’impianto

 

“La Regione Puglia, tramite l’Assessorato all’Ambiente, ha già realizzato una proposta di Pianificazione dello Spazio Marittimo, inviata al Ministero delle Infrastrutture, in cui si fornisce un indirizzo chiaro su quali debbano essere le aree in cui concentrare gli impianti eolici offshore, che reputiamo fondamentali per la transizione energica, purché rispettino la pianificazione regionale, realizzata nell’unico interesse del territorio”. Così la nota con cui l’Assessorato all’Ambiente della Regione Puglia chiarisce al Ministero delle Infrastrutture chi debba decidere sull’installazione – e dove – degli impianti eolici in mare aperto.

Un parco eolico nel mare salentino

La questione nasce alla vigilia della scadenza, il 23 marzo, delle osservazione sulla procedura di Valutazione di impatto ambientale cui il Ministero dell’ambiente e della Transizione energetica ha sottoposto il parco eolico galleggiante “Odra” , costituito da 90 aerogeneratori alti 315 metri in un’area pari a 162 chilometri quadrati, ubicato nello specchio di mare antistante una zona che va da Otranto Castro. Il parco eolico, una volta realizzato, genererà una potenza complessiva pari a 1325 MW, garantendo l’autosufficienza di oltre un milione di utenze domestiche. I comuni interessati sono quelli di Santa Cesarea, Otranto, Castro, Andrano, Tricase, Alessano, Castrignano del Capo.

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Un parco eolico marino galleggiante all’estero (credits ‘PrinciplePower Hooku’)
Un parco eolico marino galleggiante all’estero (credits ‘PrinciplePower Hooku’)

“In generale abbiamo proposto l’installazione di questi impianti nella linea di confine delle 12 miglia”, continua la nota a firma dell’assessora Maraschio. “Per quanto riguarda l’area che va da Santa Cesarea Terme a Santa Maria di Leuca (come quella del Gargano) abbiamo previsto, fino al limite delle 12 miglia, un uso prioritario come “Paesaggistico culturale”, quindi non adatto a ospitare tali impianti. L’area in questione, difatti, rappresenta uno dei patrimoni paesaggistici e naturalistici della Puglia rinomati in tutto il mondo, tra i più apprezzati dai pugliesi e di notevole importanza anche per il turismo, settore trainante della Regione. Infatti, nell’area costiera insiste il Parco naturale regionale Costa Otranto – Santa Maria di Leuca, che presenta una costa con falesie di alta valenza panoramica e paesaggistica ed è in via di definizione l’area marina protetta. L’impianto Odra, dunque, è attualmente confliggente con gli indirizzi espressi dalla Regione Puglia, che non prevedono impianti entro le 12 miglia”, mentre la distanza prevista dal progetto va tra le 6,5 miglia marine e le 13 miglia, con un impatto visivo degli aerogeneratori una volta costruiti “di entità alta”, come ammette la stessa azienda nello studio di impatto ambientale. Per questo l’assessora Maraschio invita i politici locali a farsi sentire e si augura che il Ministero dell’Ambiente, pur avendo l’ultima parola, in sede di Valutazione di impatto ambientale, tenga conto della programmazione regionale sullo spazio marittimo e delle osservazioni e istanze che perverranno dal territorio e, chiede a questo che ascolti le preoccupazioni dei 41 comuni che si sono espressi in merito.

La delibera parla chiaro

A dare forza alla richiesta da parte della Regione di preservare il tratto di costa salentina da Otranto a Castro c’è anche una delibera di Giunta del dicembre 2022, di presa d’atto e approvazione della proposta di Piano regolatore del mare della Puglia. In questa delibera, la Regione Puglia indica le aree portuali di Brindisi, Bari e Manfredonia come specchi d’acqua riservati alle centrali eoliche offshore. Tutte le altre zone marine, di conseguenza, non sarebbero destinate all’uso di produzione energetica dal vento. Delibera, inoltre, che avrebbe ancora più forza se la Regione specificasse nel Pear (il Piano energetico regionale fermo al 2017) le zone dov’è consentito impiantare le wind farm.

Pagliaro: “Domenica 17 nuovo sit-in a Porto Miggiano, per ribadire il nostro no allo sfregio delle coste”

Intanto a Porto Miggiano è agli ultimi ritocchi l’organizzazione della manifestazione organizzata dal capogruppo alla regione di La Puglia domani Paolo Pagliaro, per dire no al megaimpianto. Si torna dunque sul “luogo del delitto”, cioè dal punto dove si tenne la prima manifestazione nel febbraio di tre anni fa.

Paolo Pagliaro, consigliere regionale e capogruppo de “La Puglia Domani”

Pagliaro è preoccupato per la quantità di istanze di insediamento presentate al Ministero dell’ambiente lungo le coste dal Salento al Gargano (“soltanto nel capo di Leuca sono stati presentati progetti che prevedono concessioni demaniali marittime per 600 chilometri quadrati, quattro volte il territorio dell’unione dei comuni del capo di Leuca”). E rimanda al mittente le dichiarazioni della partnership  Renantis (già Falck Renewables) e BlueFloat Energy, che realizzerà l’impianto Odra e che mette sul tavolo le consultazioni dei territori in fase di scoping. “Ben 72 Consigli comunali hanno deliberato contro, e hanno espresso parere sfavorevole cittadini, ambientalisti, proloco… Tutto inutile. I mostri galleggianti in mare sono visibili da ogni punto della costa e in qualsiasi condizione meteo. Un pugno nell’occhio inaccettabile, una cicatrice permanente e un colpo al cuore della nostra terra” dice preoccupato Pagliaro, elencando i danni che ne deriverebbero in termini di visibilità (con pale galleggianti che sfiorano i 300 metri di altezza), rumore fortissimo (che disturba la fauna marina), economia (verrebbero ridotte le zone di pesca e di navigazione), alterazione irrimediabile degli ecosistemi (gli ancoraggi distruggerebbero i fondali e gli allacci a terra prevederebbero scavi e costruzioni devastanti).

Intanto Renantis-Blue Float attende fiduciosa l’esito della Via da parte del Ministero dell’Ambiente, certa degli effetti benefici sull’economia locale e sull’ambiente, e ribadisce la disponibilità al dialogo e al confronto con il territorio, con gli enti preposti e con le amministrazioni locali.

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