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Palazzo Ripandelli, nell’antico edificio si progetta il futuro

Quando nel lontano 1912 il Capitano Decio Ripandelli, ultimo rappresentante di una delle casate più in vista di Candela (Foggia), donò il palazzo di famiglia al Comune perché se ne ricavasse un asilo per i bambini bisognosi, mai avrebbe potuto immaginare che quella struttura sarebbe diventata un laboratorio dove progettare – e presentare – le scelte fatte e da fare in tema di salvaguardia e valorizzazione del territorio. Una doverosa premessa, questa, per raccontare la storia di un palazzo perfettamente restaurato, proprio nel cuore di Candela (poco più di 2800 anime, un’economia agricola con grande apertura al commercio e al settore energetico), che funziona da poche settimane come centro servizi e che si prepara a diventare il museo dell’Energia.

Vista del prospetto principale su Corso Vittorio Emanuele III

Dal “borghetto” al fotovoltaicoPalazzo Ripandelli risale ai primi del ‘600 ed è stato completato nel 1827. Da allora è stato sempre abitato fino ai primi del secolo scorso; l’edificio, di grande pregio artistico-architettonico, è stato restituito a Candela completamente restaurato con una cerimonia lo scorso 7 maggio. Il restauro, durato quasi tre anni, è stato reso possibile con fondi POR Puglia 2000-2006 (Mis. 2.A Pis n. 12) nonché fondi rivenienti da altri programmi e fonti finanziarie, tra cui comunali; è costato complessivamente 2 milioni e 200mila euro (di cui 500mila finanziati dal Comune e altri 500mila recuperati con un recente bando nell’ambito della mis. 4.16 del POR 2000-2006). Senza quei soldi Palazzo Ripandelli rischiava di diventare un rudere perché le risorse comunali non sono sufficienti a programmare interventi di recupero e valorizzazione, oltre che a sostenere i costi di manutenzione di questo ed altri immobili.

Vista del prospetto interno al cortile principale

Sono 3mila i metri quadri, organizzati su tre piani, in cui trovano posto una biblioteca con testi di autori prevalentemente locali, un museo tradizionale, uno multimediale, una esposizione permanente di arte contemporanea, una pinacoteca (oggi allestita con opere di artisti candelesi) più altri spazi che ospiteranno concerti, conferenze, manifestazioni enogastronomiche; infine, al terzo piano, il Museo dell’energia. A piano terra, una “forzatura” che però è funzionale a richiamare le radici antichissime di Candela (probabilmente, il “borghetto” di cui parla il poeta latino Orazio nella V Satira): la ricostruzione di un ambiente ipogeo del tutto simile a quelli risalenti al neolitico ritrovati sui Monti Dauni. La scelta fatta nell’allestimento complessivo della struttura punta a far sentire il visitatore protagonista del percorso, sia che scelga la visita individuale, sia che opti per quella guidata.

Il museo dell’Energia – Il territorio di Candela dipende moltissimo dalle energie rinnovabili. Nella zona, a 512 m di altitudine, ci sono numerosi parchi eolici e fotovoltaici che forniscono centinaia di MW di energia. Logico, quindi, che una sezione di palazzo Ripandelli fosse dedicata a spiegare quanto le energie rinnovabili siano fondamentali per il territorio di Candela. Già per arrivare nei locali destinati a questo compito, il visitatore dovrà salire delle scale organizzate come una torre di pala eolica. In una sala verranno allestiti gli strumenti (filmati, ologrammi, simulazioni) che permetteranno di scoprire il territorio di Candela con i suoi impianti fotovoltaici ed eolici e che faranno conoscere il consumo energetico della città – che, detto per inciso, è molto sensibile alle tematiche ambientali e da tempo è impegnata con successo crescente a sostenere la raccolta differenziata -. Tutto il terzo piano (pensato soprattutto per accogliere le scuole, oltre i turisti) è arricchito da postazioni video che trasmettono filmati ed exhibit interattivi; ma soprattutto ciò che “farà” la differenza sarà la viva voce di coloro che lavorano nel settore delle energie rinnovabili. Qui si potrà toccare con mano, grazie ad esperimenti “in diretta”, cosa significa risparmio energetico.

Per ora funzionano a regime i primi due piani. Per il Museo dell’energia bisogna sperare in sostanziosi interventi economico che permettano di mettere in piedi percorsi didattici interattivi.

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