Palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno, vietato scordarsene

Il palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno (foto: Affari Italiani)

Vogliamo mantenere i riflettori accesi sul temuto abbattimento del palazzo che ha ospitato in passato la Gazzetta del Mezzogiorno. Ancora una riflessione tra quelle raccolte dalla Consulta comunale per l’Ambiente, a cura del delegato per l’Ordine dei geologi, Sante Sabatiello

 

Si continua ad occupare le aree non edificate della città, ad abbattere antichi edifici e a ricostruirne di più grandi, anziché bandire nuove costruzioni in ambienti urbani.

L’ultima scelleratezza riguarda l’abbattimento dell’edificio della Gazzetta del Mezzogiorno in via Scipione l’Africano. Un edificio storico della città, con i suoi tre piani interrati e quattro in elevazione, da sacrificare per fare posto a 76 appartamenti ad uso residenziale. In quei locali posti sotto il livello stradale sono custodite le antiche rotative, quelle dei primi numeri della “Gazzetta” dei baresi che meriterebbero l’esposizione in un “Museo delle rotative”, unico esempio conservativo dell’intera Regione.

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Bari sciupona

Bari non riesce a tutelare il suo patrimonio architettonico realizzato nel secolo scorso, nonostante gli appelli e le testimonianze di critici e storici.

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Si sceglie di rimuovere un pezzo della memoria di una città per fare spazio ad un complesso residenziale. Tutto contro le prescrizioni della legge regionale 14/2008 che regola le “Misure a sostegno della qualità delle opere di architettura e di trasformazione del territorio”, legge dimenticata o meglio ignorata dal Comune di Bari e oscurata dalla legge sul Piano Casa, che prevede l’ampliamento del 35 % della volumetria esistente in caso di demolizione e ricostruzione in situ.

Basterebbe adottare una variante al piano urbanistico per salvare tutte le costruzioni del ‘900 barese.

Basterebbe, se solo si volesse.

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La città di Bari ha consumato il 43,1 % del territorio comunale e negli ultimi 5 anni, a fronte di una perdita di circa 13 mila residenti

Triste primato quello di Bari per consumo di suolo. Da noi si consumano circa 17 metri quadrati per ogni ettaro di territorio, a fronte di una media nazionale di 1,72 metri quadrati. Siamo ormai lontano dall’obiettivo di azzerare il consumo netto di suolo nel 2050 (7° Paa dell’UE ne 2013).

La Puglia consuma 550 ettari l’anno di nuovo suolo. Ma consuma l’8.7% di territorio sottoposto a vincoli e, addirittura, 62 ettari di aree soggette a vincolo paesaggistico, violando la “Strategia del suolo per il 2030” della Commissione Europea.

Consumo di suolo, a cosa andiamo incontro?

Impermeabilizzare il suolo aumenta il rischio di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, minaccia la biodiversità, provoca la perdita di terreni agricoli e aree naturali e favorisce la perdita delle capacità di regolazione dei cicli naturali e di mitigazione degli effetti termici locali. Interessa a qualcuno?

La città di Bari ha consumato il 43,1 % del territorio comunale e negli ultimi 5 anni, a fronte di una perdita di circa 13 mila residenti, ha consumato oltre 100 ettari di suolo. In linea con quei 600 mila baresi ipotizzati nel Piano Quaroni, forse.

Il consumo di suolo continua ad aumentare, nonostante l’evidente calo demografico in atto ormai da molti anni. Una risorsa non rinnovabile che è andata perduta. Per incuria. 

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